Il presidente della Cei e la mediazione con Mosca. Le priorità: la sorte dei piccoli contesi e i prigionieri

Il presidente della CEI e arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi arriva in Ucraina

Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su Google
Città del Vaticano, 13 luglio 2026 - Scambio dei militari catturati, il ritorno a casa dei minori ucraini deportati in Russia, la restituzione delle salme dei (troppi) caduti in guerra e la reiterata promozione della candidatura della Città del Vaticano come luogo dove tenere i futuri negoziati. Ieri il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi, è volato in Ucraina per una nuova missione che nei sogni di papa Leone XIV dovrebbe portare immediatamente alla fine del conflitto, ma che vista la scarsa volontà di fermare realmente le armi, probabilmente sarà esclusivamente umanitaria. Un risultato che è già un ottimo successo vista, ad esempio, l’incessante e incrociata pioggia di ordigni con cui i due paesi quotidianamente si colpiscono incuranti del fatto che anche i civili possano rimanere coinvolti nelle esplosioni.
I campi di prigionia dove sono detenuti i soldati russi sono al centro della visita di Zuppi che andrà ad ascoltare la sofferenza di chi, spesso, è stato costretto a indossare una divisa e a partire per la guerra, ha poi rischiato la vita e ora non sa che cosa gli riserva il futuro. L’arcivescovo lo farà con un biglietto da visita particolare, la lista di bambini da liberare che è stata consegnata dal governo Ucraino. La nascita di una timida diplomazia sotterranea tra Kiev e Mosca è uno dei frutti della missione di pace che il presidente della Cei ha iniziato su indicazione di papa Francesco nel 2023 e che ora Prevost ha confermato nella convinzione che si possa aprire una strada per arrivare alla pace. Tra le altre questioni questi contatti hanno consentito di compilare una serie di elenchi di minori deportati e alcuni di loro hanno già potuto riabbracciare la parte della famiglia che non è stata arruolata nell’esercito ucraino.
Zuppi utilizza uno schema consolidato che in passato ha consentito la fine della guerra civile in Mozambico nel 1992 e lo smantellamento degli arsenali dell’organizzazione terroristica basca ETA presenti a Bayonne, città francese sui Pirenei Atlantici, nel 2017. Tutto si riassume nel costruire un clima di fiducia tra le parti con gesti umanitari che dimostrino l’affidabilità del nemico quando prende un impegno che va nella direzione opposta rispetto all’imporsi con la forza. Dalle immagini che arrivano dai diversi fronti questa prospettiva non è ancora all’orizzonte, ma la Chiesa non demorde dal suo intento di proteggere sempre i più deboli come ha garantito il Santo Padre nel colloquio telefonico che ha avuto con Zelensky lo scorso aprile, ribadendo anche l’urgenza di assicurare gli aiuti necessari alla popolazione provata dal conflitto.
© Riproduzione riservata
>> Home