Milano, 13 luglio 2026 – Qualcosa si muove. Ma è ancora presto per sapere cosa accadrà. E se l’idea di una Zona Economica Speciale al Nord si concretizzerà sul serio. Quel che è certo è che il dibattito sulla possibile estensione dello status si è (ri)aperto. Con grande soddisfazione del governatore lombardo Attilio Fontana: “Sono molto contento – ha chiosato il numero uno di Palazzo Lombardia - anche perché la stiamo chiedendo da qualche decina d'anni”. Fontana ha poi aggiunto: “Il fatto che sia stata presa in considerazione è una cosa molto positiva. Aspettiamo con interesse la convocazione del ministro Urso”.

Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e il governatore lombardo Attilio Fontana
Cosa sono le Zes
Le ZES sono aree geograficamente delimitate dove vige un regime economico e amministrativo agevolato. L’obiettivo delle Zes è favorire nuovi investimenti, attrarre capitali esteri e stimolare l’occupazione. Attraverso agevolazioni fiscali, semplificazioni procedurali e interventi infrastrutturali mirati, le ZES rappresentano una politica place-basedvolta a ridurre i divari territoriali e rafforzare la competitività del sistema produttivo.

Ministro Urso
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy
Urso questa mattina, a margine dell'evento degli Stati Generali della Space Economy dal titolo "Investimenti e finanziamenti per la Space Economy - Le opportunità", in corso a Milano, ha infatti annunciato: “Convocherò le Regioni che hanno sottoscritto questo documento (per la richiesta dei governatori di estendere le zone speciali anche al Nord ndr) sia per analizzare insieme a loro, e poi con le altre Regioni del paese, le aree di accelerazione industriale che sono previste nell'Industrial Accelerator Act, così da essere pronti a realizzarli prima possibile, sia per quanto riguarda eventuali ulteriori misure di semplificazione e di sburocratizzazione che potremmo introdurre ed - è per questo che abbiamo un confronto continuativo con Confindustria - già nel prossimo decreto imprese che intenzione realizzare prima della legge di bilancio".
"Abbiamo anche ipotizzato - ha aggiunto - di estendere le semplificazioni previste nelle zone logistiche speciali a tutte le aree del Centro-Nord del nostro paese così come abbiamo fatto con le zone economiche speciali per quanto riguarda il Mezzogiorno. Ovviamente all'interno delle regole europee che sono piuttosto stringenti. L'idea è quella di fare un'area per tutto il centro-nord di semplificazione amministrativa per accelerare gli investimenti, cosa diversa dalle zone economiche speciali che ovviamente in gran parte sono finanziate con i Fondi di coesione e il cui fine è proprio quello di ridurre i divari interni alle nazioni europee".
Un tema molto sentito in Lombardia
Quello della Zes è un tema molto sentito, in particolare nelle zone di confine con la Svizzera con l’obiettivo di ridurre il gap salariale tra lo stipendio pagato in Svizzera e quello pagato in Italia. E diventare più competitivi, evitando il sempre più massiccio esodo dei lavoratori (specialmente di alcune categorie) oltre confine. Le differenze in termini di salari, fiscalità, costo del lavoro e capacità di attrarre professionalità rendono sempre più difficile trattenere lavoratori qualificati, giovani e investimenti sul territorio.
“Non chiediamo privilegi ma di poter competere ad armi pari”
Secondo la consigliera regionale valchiavennasca Silvana Snider Snider, l’introduzione di strumenti analoghi a quelli già previsti per la ZES del Mezzogiorno potrebbe garantire procedure amministrative più rapide, incentivi fiscali e sostegno agli investimenti. "Non chiediamo privilegi, ma condizioni che consentano alla montagna di competere ad armi pari. Semplificare le procedure, favorire nuovi insediamenti produttivi e sostenere chi crea occupazione significa contrastare lo spopolamento delle aree alpine e offrire ai nostri giovani la possibilità di costruire il proprio futuro senza doversi trasferire altrove.

Il valico di Como-Chiasso
Romeo (Lega): misura importante per Varese, Como, Lecco e Sondrio
"La Lega sta portando avanti una battaglia politica per introdurle anche nelle Regioni del Nord, partendo dalle aree di confine, da quelle di confine, oggettivamente penalizzate, in Lombardia, dalla prossimità con i comuni e i distretti dei cantoni svizzeri dotati di una fiscalità più vantaggiosa e di minore burocrazia", sottolinea il senatore Massimiliano Romeo, segretario regionale della Lega Lombarda. "Ricordiamo che le province di Varese, Como, Lecco, Sondrio e quella piemontese del Verbano-Cusio-Ossola valgono oltre 100 miliardi di euro di Pil, che quasi 80mila frontalieri italiani lavorano in Svizzera, attratti da retribuzioni più elevate e da un contesto amministrativo più competitivo, e che il Canton Ticino applica un'aliquota ordinaria sull'utile delle società tra il 15 per cento ed il 20 per cento, inferiore al carico fiscale complessivo italiano sulle imprese. La Lombardia genera oltre il 22 per cento del Pil nazionale e quasi il 27 per cento dell'export italiano, per cui rafforzarne la competitività produce effetti positivi sull'intero sistema economico del Paese e avere una Zes sulle aree di confine aiuta anche a ridurre la pressione sul mercato del lavoro ticinese (e quindi il dumping) in una logica di sana competitiva nell'interesse di una crescita reciproca a cavallo del confine", spiega.
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