Zanni, infermiere Avs: “Ogni giorno lavoriamo pensando a quel sacrificio. È stato uno spartiacque”

2026/08/19

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La tragedia del Charlie-Alfa ha rappresentato un prima e un dopo anche per tutti gli operatori dell’elisoccorso, in particolare quelli reggiani.

Davide Zanni, oggi 40enne, era un bambino quando si verificò l’incidente, ma dal 2014 è infermiere Avs (Assistente di volo sanitario) sugli elicotteri del centro operativo 118 Emilia Ovest, e ha ben presente l’influenza che tuttora ha, quanto accaduto, sulla sua professione, nel quotidiano.

Zanni, per voi che lavorate sugli elicotteri cosa rappresenta il ricordo di Charlie Alfa?

"La memoria di un sacrificio che, in qualche modo, tutti noi ci portiamo dentro, e che ha rappresentato uno spartiacque importante nella gestione delle procedure di sicurezza. Per noi che abbiamo iniziato da giovani rappresenta un grande, e tuttora quotidiano, esempio".

Lei perché ha scelto l’elisoccorso?

"A 16 anni ero già volontario in Croce Verde, anche in alto appennino (Zanni è originario di Castelnovo Monti, anche se ora vive a Cadelbosco, ndr) vedendo all’opera tutte queste figure, professionali e coraggiose, mi sono innamorato della professione di infermiere. Ho avuto la fortuna di trovare subito lavoro al 118, dopo la scuola, e successivamente al servizio in pronto soccorso e al Centro Operativo, quando è stato possibile ho chiesto di andare sugli elicotteri. Per me è un valore aggiunto, lo trovo personalmente molto adrenalinico, ed è un modo non convenzionale, ma molto iimportante, di essere infermiere e aiutare le persone".

Si è trovato di fronte a situazioni particolari o pericolose?

"Pericolose no, perché ormai la sicurezza ha raggiunto livelli altissimi. Tuttavia sappiamo che siamo lì per aiutare persone che stanno male, quindi non appena si hanno gli standard minimi, si vola. A livello di situazioni mi coinvolgono molto quelle che riguardano gli interventi su pazienti pediatrici, i bambini quindi. Ricordo un servizio su un incidente stradale a Cadelbosco, alcuni anni fa, dove ci trovammo di fronte a quattro bimbi, e una donna incinta, coinvolti".

Come è il rapporto con le persone che aiutate o a cui, talvolta, salvate proprio la vita?

"Molte, una volta ristabilite, vengono a ringraziarci, qualcuno ci offre il caffè o qualche pasta, e si vede la gratitudine nei loro sguardi. Non lavoriamo per quello, ma certo ci gratifica".

Come si diventa infermieri dell’elisoccorso?

"Ci si fa le ossa in pronto soccorso e nelle aree critiche, come è accaduto a me, poi si passa al centro operativo del 118. Lì, chi desidera, può fare l’ultimo step, perché gli infermieri elicotteristi sono iper specializzati, data la particolarità del mezzo su cui si opera. Non a caso, ogni anno, facciamo anche un corso di formazione per ottimizzare la coesione degli equipaggi".

Si ricorda quanti interventi in volo ha fatto in 12 anni?

"Sicuramente più di un migliaio".

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