Da Palermo, il nostro inviato
La 37esima edizione del Palermo Ladies Open è già giunto al giro di boa. L’ondata di caldo torrido non ha fermato lo show nel capoluogo siculo, anche se è riuscito comunque a metterci lo zampino, posticipando l’inizio di alcuni incontri nelle durante le prime giornate del torneo.
Lungo il corso della tappa siciliana, l’Italtennis ha purtroppo perso alcune pedine a causa dei pesanti ritiri di Tyra Grant e Federica Urgesi, rincuorandosi però con le prestazioni di rilievo fatte registrare da Bronzetti, Spiteri, Basiletti e Ruggeri.
Appena prima dell’avvio degli ottavi di finale del torneo di Palermo, la Capitana della nazionale azzurra Tathiana Garbin è stata accolta in sala stampa, dove ha toccato diversi temi, spaziando dalle giovani promesse della cantera tricolore sino alla prossima data cerchiata in rosso: Shenzhen.
Garbin: “Palermo linfa vitale per il tessuto italiano”
Per l’ex tennista azzurra, il WTA 125 di Palermo è un appuntamento fondamentale del calendario, al quale è molto legata, prima da giocatrice, adesso come guida e figura di riferimento delle ragazze italiane: “Sono arrivata lunedì, ho visto un po’ di partite. Le nostre giocatrici si stanno trovando come sempre molto bene su questi campi perché sono molto coccolate, e veramente si sentono a casa quando giocano qui a Palermo. Siete bravissimi a raccogliere le nostre ragazze e a farle sentire il calore di cui hanno bisogno quando giocano a casa. Tappa importantissima, questa è una linfa vitale per il tessuto italiano, per le nostre ragazze italiane e per quelle che vengono su, per affrontare giocatrici di vertice, molto forti. Mentre per quelle già consolidate, avere l’occasione di giocare in casa non capita spesso, purtroppo ci sono troppo pochi tornei, per me, di questo genere”.
L’intervento di Sergio Palmieri sui WTA 125: “Progetto della WTA che ho vissuto da vicino”
I tornei di tale categoria pare abbiano messo d’accordo parecchi esponenti della disciplina, che vedono nei “125” una ghiotta opportunità per quelle tennista mai riuscite a fare il salto in top 100. Il circuito non disponeva di una tappa intermedia, della quale invece aveva forte bisogno. Ma adesso ha finalmente trovato il giusto equilibrio.
La storica figura di Sergio Palmieri, anch’egli accorso in sala stampa al Country Time Club, è tornato sul tema, confermando quanto fatto già trasparire in precedenza dalla stessa Garbin: “Questo progetto della WTA, che io ho vissuto da vicino, perché sono andato alle riunioni, che hanno poi permesso di fare questo accordo,. Noi ci crediamo molto a questo, perché da a noi la possibilità di vedere se il sistema che abbiamo usato nel maschile può essere replicato – ha dichiarato il leggendario figlio d’arte -. Vado avanti perché ho la passione. Se non c’è la passione non si va da nessuna parte”.
Garbin sulle ragazze azzurre: “Sono molto forti caratterialmente”
Tornando a Garbin, la capitana ha voluto rassicurare tutti sulle condizioni di Tyra Grant, ritiratasi dal PLO per un problema al collo: “Attraverso lo staff federale, lo staff medico, sta portando avanti le cure. Sarà allo US Open”. L’ex tennista azzurra ha poi continuato, soffermandosi sull’importanza del suo ruolo, non soltanto tecnico ma perlopiù umano. La tutela di giocatrici così esposte è di fondamentale importanza per Garbin, che ha collezionato straordinari risultati nell’ultimo triennio come guida della Nazionale tricolore.
“Ho la fortuna di avere delle ragazze che sono molto forte caratterialmente e riescono a capire che le persone che le vogliono bene sono le persone che contano e ascoltano quelle persone quindi cercano di farsi contagiare forse il meno possibile da quest’andata di odio, specialmente da qualche scommettitore... La maggior parte, ti dico la verità, abbiamo avuto poche occasioni di giocare in Italia con la nazionale ma l’ultima volta la sensazione dell’amore, della passione che i nostri tifosi hanno verso la nazionale, verso queste ragazze straordinarie, quindi questo è arrivato molto forte”.
“È un peccato non giocare più spesso in Italia, specialmente con la nostra nazionale perché ci farebbe davvero piacere, sarebbe importante perché le ragazze sentiranno ancora più affetto di quello che già sentono quando passeggiano magari per strada e la gente le riconosce, però io credo ci siano tante persone che ci vogliono bene, però a volte, dico sempre che un albero che cade fa più rumore che una foresta che cresce, quindi sapere che ci sono tante persone che ci vogliono bene ci fa enormemente piacere“.
Tathiana ha toccato un altro tasto importante, facendo una valutazione soggettiva sul mix di componenti necessari per costruire una forte giocatrice: “Io non ho mai creduto nel talento, ma nella predisposizione a uno sport, e credo che questa predisposizione non valga niente se non viene allenato, e allenato con un certo criterio, con una certa progettualità. Io sono convinta di questo. Ovviamente nel tennis non serve solo il fisico, non serve solo la tecnica, è importante la parte mentale, sappiamo che ci sono tre cose, il cuore, la mente e il fisico che devono lavorare insieme. E quindi ci sono tante caratteristiche che deve avere, non basta saper tirare forte, deve saper giocare a tennis, che è una cosa completamente diversa”.
“Il mio dovere è cercare di vedere qualcosa che oggi non c’è”
In chiusura, la Capitana azzurra è ovviamente tornata su Shenzhen, tra ricordi indelebili e la stuzzicante idea della tripletta: “Era un sogno che io avevo nel cassetto, ma per loro, perché meritavano davvero di ottenere i risultati che stanno ottenendo, perché hanno sempre creduto nella nazionale. Abbiamo battuto delle squadre nettamente più forti di noi anche in passato, e l’impegno che vedevo nei loro occhi era qualcosa che mi faceva credere che un giorno avremmo potuto vincere un titolo, anche se era qualcosa di lontano. Il mio dovere, credo, è cercare di vedere qualcosa che oggi non c’è, quindi immaginarsi che si possa fare, si possa vivere, crederci tanto, perché poi non conta solo quello“.
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