L'aereo in caduta libera, le urla, la paura di morire, ma più forte la voglia di vivere. Ha spinto passeggeri e piloti in borghese verso la cabina di pilotaggio, dove c'era una violenta colluttazione tra pilota e copilota, a bloccare il terrorista che voleva dirottare mortalmente il velivolo. Sono sani e salvi, atterrati in Arabia Saudita con le maglie sporche di sangue. Quel che è accaduto sul volo FlyDubai partito ieri mattina da Dubai e diretto a Tel Aviv è spaventoso, ma dimostra quanto miracolosa e potente possa essere la reazione umana. I sopravvissuti hanno ferite alla testa, raccontano della colluttazione con il copilota che voleva farli morire tutti e 180, di come hanno bloccato il loro killer, di come altri piloti in abiti civili li hanno messi in salvo.
Il panico
Di fatto l'aereo a un certo punto come si vede dai video è in mano di tutti, il comandante indiano accoltellato, il copilota omanita bloccato. «C'era un membro dell'equipaggio che è corso verso il pilota urlando Allah Akbar - ha riferito una passeggera - Un gruppo di israeliani lo ha immobilizzato». L'atterraggio di emergenza arriva con un messaggio di un passeggero poi rimbalzato sui social: «Abbiamo neutralizzato i terroristi. Stiamo per atterrare. Chiunque riesca a sentirmi, abbiamo bisogno di aiuto. Stiamo scendendo verso Tabuk, apparentemente da qualche parte in Arabia Saudita, una zona sconosciuta e mai vista. Tutti a bordo stanno bene tranne il pilota. Abbiamo bisogno di aiuto». Tutto comincia con immagini girate a bordo e circolate sui social. Si sentono voci e urla indistinte e qualcuno chiedere più volte: «Che sta succedendo?». Poi il terrore monta, «stiamo per morire, l'aereo è stato dirottato». Un altro passeggero, ripreso in un secondo video condiviso dal Times of Israel, dice: «Hanno tentato di uccidere il pilota. Abbiamo immobilizzato l'aggressore». Intorno voci riconoscenti: «Avete salvato l'aereo». Si intravede il comandante coperto di sangue sul pavimento del velivolo, fuori dalla cabina di pilotaggio, mentre i passeggeri gli prestano soccorso. Un secondo membro dell'equipaggio, il copilota, è legato accanto a lui, apparentemente privo di sensi. Qualcuno dice: «Questo è l'uomo che lo ha accoltellato». Un altro passeggero indica la persona che sta filmando la scena e grida «siamo stati attaccati e stiamo proteggendo il pilota».
Una reazione collettiva e lucida, nonostante il panico e il sangue ovunque. Meital ha raccontato a Channel 12 che il marito si è alzato assieme ad altri israeliani per «neutralizzare il terrorista, un membro dell'equipaggio che voleva far schiantare l'aereo ed è stato bloccato dai passeggeri. Ci sono state coltellate e molto sangue». Sono stati momenti di paura, «tutti urlavano, pensavamo di morire». Da film ad alta tensione quanto vissuto dai passeggeri, la mamma con tre bambini che sente gridare «aiuto», si avvicina alla cabina di pilotaggio e vede sangue ovunque, è lei ha gridare «venite ad aiutarmi». Una volta a terra Yaniv Hayon ha raccontato a Benjamin Netanyahu: «Quando sono entrato ho visto il terrorista che era ai comandi, tra i due sedili, non c'erano piloti seduti, ho afferrato il terrorista, l'ho bloccato ed ho iniziato a trascinarlo fuori». Il premier gli avrebbe domandato - riporta Times of Israel - cosa stava facendo l'aggressore: «Stava cercando di distruggere i comandi per poter disabilitare l'aereo», ha risposto, spiegando di aver chiesto poi ad altri israeliani a bordo dell'aereo di aiutarlo a bloccare l'uomo per tornare nella cabina di pilotaggio, mentre l'aereo si stava inclinando bruscamente. «Sono rientrato ed ho afferrato i comandi ed ho iniziato a tirarli», ha detto, aggiungendo di aver imparato a farlo grazie a "I watch Mayday", un documentario sui disastri aerei. «L'aereo ha iniziato a raddrizzarsi un po', a quel punto il pilota mi ha detto che avrebbe preso il controllo da quel momento in poi. Credo di aver fatto tutto questo per i miei figli».
I racconti
Anche Musayev Shota, dentista, ha raccontato a Ynet di essersi precipitato verso la cabina di pilotaggio dopo aver sentito le urla, e di aver aiutato a immobilizzare l'aggressore. Ha soccorso il pilota, ferito in tutto il corpo, «nonostante le ferite è riuscito ad aprirci la porta, ha detto di avere due figli. Se non fossimo intervenuti, non staremmo parlando con voi». Venti minuti di colluttazione con il terrorista, di meno ma interminabili con l'aereo fuori controllo. «Ci stavamo per schiantare - racconta Daniel - Ho pensato: è finita. È tutto finito. L'11 settembre sta accadendo di nuovo». Tzvika Manes, Ceo della società di Barak Capital, ancora coperto di sangue ha detto al quotidiano israeliano Calcalist di aver contribuito a neutralizzare l'aggressore. «Un evento traumatico di proporzioni incredibili. Mia moglie era vicina alla cabina di pilotaggio perché nostra figlia era in bagno. Improvvisamente ha sentito delle urla provenire dall'interno. Insieme ad altre due persone siamo entrati e abbiamo preso il controllo del terrorista».
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