Volkswagen, tra tagli e chiusure non c’è pace | FP

2026/09/04

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La ristrutturazione prevede ulteriori 50.000 tagli di posti di lavoro, e lascia aperto il futuro di quattro stabilimenti tedeschi

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Volkswagen batterie Salzgitter

Pubblicato il 4 Settembre 2026 ore 14:11

3 minuti

Le azioni Volkswagen hanno toccato il massimo da 11 settimane dopo che, giovedì sera, il consiglio di sorveglianza del più grande produttore automobilistico europeo ha siglato un accordo di ristrutturazione definito ambizioso. Il piano, considerato la più grande riorganizzazione nella storia del gruppo, punta a evitare uno scontro tra i principali azionisti e prevede ulteriori 50.000 licenziamenti, portando il totale concordato a 100.000. Resta però aperto il futuro di quattro stabilimenti tedeschi.

Volkswagen e un futuro sempre più incerto

Sullo sfondo c’è la pressione finanziaria e competitiva che sta colpendo l’intero comparto europeo, con Volkswagen particolarmente esposta. Pesano i dazi doganali introdotti negli USA, il calo delle vendite in Cina – un tempo considerata una roccaforte – e la crescente aggressività di rivali asiatici in un mercato europeo che appare stagnante. Questi fattori hanno inciso sul margine operativo del gruppo, sceso al 3,8% nel primo semestre rispetto al 7,9% del 2022, il picco dell’ultimo decennio, evidenziando come la ristrutturazione sia anche una risposta a difficoltà strutturali, non solo congiunturali.

Tra licenziamenti e chiusure

Azionisti e analisti hanno espresso sollievo per la capacità di Volkswagen di prendere decisioni ad ampio raggio in un momento di crisi, soprattutto considerando la complessità della sua struttura e la presenza di stakeholder molto influenti. Chiaramente, l’accordo non significa automaticamente “essere fuori pericolo”, ma sposta la pressione sul management per risultati concreti. Nel frattempo, il percorso dei tagli dovrà essere definito tra management e sindacati, con garanzie occupazionali per molte sedi tedesche fino al 2030 già incluse in un precedente piano. Restano inoltre ipotesi su alternative per gli stabilimenti di Emden, Hannover, Zwickau e Neckarsulm, inclusa la possibile riconversione sotto una nuova proprietà. Intanto, il presidente della Bassa Sassonia – che detiene il 20% dei diritti di voto – ha ribadito che la chiusura non è ancora definitiva, e che al management è stato chiesto di valutare soluzioni differenti.

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