«Voglio vincere i Mondiali, con l’Isola nel cuore»  - L’Unione Sarda.it

2026/09/21

Categories: world-news

È nata e cresciuta a Milano, di origini sarde da entrambi i genitori, ed è fra le grandi protagoniste dell’Italia ai Mondiali Under 20. Paola Fadda, centrocampista classe 2006, nel torneo in corso in Polonia ha già segnato tre gol: ha avviato la rimonta da 0-1 a 2-1 all’esordio con gli Stati Uniti, aperto su rigore l’1-1 contro il Giappone alla terza giornata e chiuso con un gran sinistro da fuori il 3-1 sulla Corea del Sud ai quarti.

Domani alle 15, in diretta tv su Rai Sport, le Azzurrine di Nicola Matteucci giocheranno la semifinale contro la Spagna a Lodz e Fadda proverà a confermare le ottime impressioni viste sinora. Poi è attesa dalla prima stagione in Serie A, al Sassuolo, dopo un anno positivo in B al Cesena. È di proprietà dell’Inter, che l’ha tesserata a 12 anni e l’ha fatta debuttare in prima squadra nel 2023 in Coppa Italia contro la Lazio. I nerazzurri la seguono con grande attenzione.

Fadda, che sensazioni prova verso la semifinale?

«Italia-Spagna è forse la partita più importante del torneo, ancor più dell’eventuale finale. Cercheremo di prenderci una rivincita per la semifinale degli Europei U19, dove uscimmo ai supplementari. Non vediamo l’ora di scendere in campo: l’ambiente è ottimo».

Come giudica il suo torneo?

«Sono molto felice, ho trovato un gruppo e uno staff che mi hanno dato leggerezza e spensieratezza, dentro e fuori dal campo. Con le compagne, poi, siamo come sorelle».

Qual è stata la sua soddisfazione principale?

«Direi i quarti contro la Corea del Sud. Abbiamo dimostrato che, se entriamo in fiducia, possiamo comandare la gara: è quello che abbiamo fatto. Abbiamo chiuso la partita con il mio gol, mi ha reso contenta».

Oltre ai Mondiali, cosa incornicia del suo percorso?

«Intanto la prima chiamata in Nazionale, l’U17 con la ct Nazzarena Grilli: era il 2021 ed ero sotto età. Poi il primo contratto da professionista con l’Inter, la tappa principale, gli Europei U19 di un anno fa e il prestito al Cesena, dove per la prima volta mi sono spostata da casa e ho trovato un gruppo che ricorderò per sempre. E ora c’è il Sassuolo: spero di poter esordire a breve in A».

Chi l’ha supportata di più?

«La mia famiglia: mio padre, il mio primo tifoso, mia mamma e mia sorella. E Mirko Ricotta, il mio primo allenatore nelle giovanili con Viscontini e Lombardia 1, in rosa con i maschi».

La sua famiglia è sarda.

«Sono nata a Milano, ma mia mamma è di Oristano. Mio padre è milanese, i miei nonni sono di Belvì e Sorradile. Sono molto legata alla Sardegna, ci vado da quando sono nata: ho tutti i parenti lì e grandi ricordi della spiaggia di San Giovanni di Sinis. Mando un pensiero speciale a mia nonna, che non è stata bene di recente: è chi, a questi Mondiali, mi ha dato grandissima forza e grinta. Ho pure un tatuaggio per lei e l’Isola. E mio zio ha fatto Su Componidori alla Sartiglia 2011: anche per questo sono molto legata alle tradizioni sarde».

Cosa conosce del calcio femminile sardo?

«La Tharros, che ho anche visto giocare: mio nonno, Eugenio Catapano, è stato uno storico dirigente della società. Poi il gran ciclo della Torres, quando era tra i club più forti d’Italia, e ho saputo che con Canzi il Cagliari ha ricreato la squadra femminile. Ho poi sfidato Romina Pinna e al Sassuolo gioco con Ilaria Azzena».

A livello nazionale, invece?

«Il movimento è in grande crescita, vedo sempre più seguito. Aver giocato i Mondiali del 2019 è stato decisivo, hanno influito anche i risultati di club come Inter, Juve e Roma».

Come si descriverebbe?

«Come una giocatrice dinamica e disponibile nelle situazioni di gioco, con buona tecnica. Sono poi una ragazza che cerca di sorridere sempre e trasmettere felicità agli altri».

Che aspirazioni ha?

«Un sogno è vincere un Mondiale. Poi vorrei la Nazionale maggiore, ma anche vincere trofei di club e affermarmi da calciatrice professionista».

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