Vittorio Dell’Uva, coraggio e ironia: «Esempio di giornalismo»

2026/09/17

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Si è significato qualcosa nella propria vita e nella propria attività professionale, se sono tanti ad averne vivo il ricordo, se anche dopo la morte di te c’è traccia e memoria viva in chi ti ha conosciuto, chi ha lavorato con e accanto a te.

Era questa la sensazione su Vittorio dell’Uva, storico inviato di guerra al Mattino scomparso il 15 agosto scorso, nella sala Nassirya del Consiglio regionale della Campania dove l'associazione “Meridiani” ne ha organizzato un appassionato ricordo. È passato un mese, ma a dimostrazione del rilievo avuto da Vittorio tra gli inviati di guerra italiani, non sono mancati a Napoli diversi colleghi, amici e compagni di tante avventure vissute nella raccolta di notizie in delicati fronti bellici.

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Gli inviati di guerra 

C’era Toni Capuozzo e, con lui, Gabriella Simoni, Lorenzo Bianchi, Enzo Nucci, Giovanni Porzio, Carlo Ruggiero, Ferdinando Pellegrini, Guido Alferj. Impossibile raccontare per intero la ricchezza di episodi e aneddoti che ognuno di loro ha rievocato su Vittorio: la prigionia in Iraq, la formula «sas» salutam ’a soreta coniata da dell’Uva per superare impedimenti improvvisi, l’ironia e la battuta sempre pronta a sdrammatizzare situazioni pericolose e difficili. Tra gli altri, Lorenzo Bianchi ha ricordato le ore del sequestro di Vittorio, trattenuto dagli uomini di Saddam Hussein e agli inizi, creduto con Luciano Gulli del “Giornale” una spia nemica, picchiato dai militari, raccontando: «Erano tutti e due tenuti in stanze confinanti e, con ironia, mentre lo picchiavano Vittorio urlava, per far sentire a Gulli: mi stanno abbuffando ’e mazzate». il direttore del Mattino, Vincenzo Di Vincenzo, ha voluto ricordare quanto Vittorio abbia dato alla professione e quanto il suo lavoro appartenga alla storia del nostro quotidiano lasciando decine e decine di pezzi e analisi che fanno parte dell’archivio e del patrimonio del giornale. E ha aggiunto: «Non l’ho conosciuto, ma dell’Uva è un mito nel giornale, ricordato da tutti come l’inviato di guerra per definizione». Trentuno anni al lavoro al Mattino, dal 1977 al 2008, prima agli Interni, poi alla redazione Esteri. E non sono mancati alla manifestazione di ricordo alcuni suoi colleghi del giornale al lavoro nella redazione di via Chiatamone, come Lino Zaccaria, Sergio Troise, Pasquale

Esposito, Franco Buononato, Mariano Ragusa, Massimo Corcione, ma anche Francesco Romanetti e Alessandra Pacelli, per anni con Vittorio al lavoro agli Esteri. Ricordi personali, aneddoti, poi la proposta di Sergio Troise: «Su Vittorio è stato detto tutto. Io avanzo un’idea: intitolare a lui l’area, uno slargo, dinanzi il palazzo della ex redazione al Chiatamone che ha di fronte l’accesso al tunnel della Vittoria».

Il ricordo

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, ha insistito sull’importanza, oggi come in passato, di esempi professionali come quello di Vittorio, di chi faccia comprendere il valore della professione giornalistica. E proprio a nome dell’Ordine giornalisti della Campania il presidente Lucarelli ha consegnato una targa-ricordo alla vedova di Vittorio, la signora Antonella Cerulli. Una seconda targa-tributo, invece, è stata consegnata ai figli Giuliano Andrea e Lorenzo Maria dall’associazione “Meridiani” attraverso l’event manager Alfonso Giarletta e il presidente dell’Ussi, Gianfranco Coppola, promotore e conduttore dell’iniziativa, che fu anche lui giornalista del Mattino prima di approdare alla Rai.

Con Vittorio dell’Uva, nel corso della manifestazione è stato ricordato anche Andrea Angeli, funzionario Onu sempre accanto agli inviati in diversi scenari di guerra. Alla giornata in memoria di dell’Uva, era presente anche il consigliere regionale del Pd, Franco Picarone, che ha parlato di Vittorio come «modello di serietà professionale». Aggiungendo: «Ricordare dell’Uva come Andrea Angeli è testimonianza di quanto la loro eredità sia ancora punto di riferimento condiviso per chi crede nel giornalismo e nel servizio alle istituzioni come strumenti al servizio della verità».

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