Vito Leccese: «Lavori, percezione negativa per i tanti disagi. Ma la città sarà migliore». L’intervista

2026/08/11

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«Bari sta cambiando e quando una città cambia davvero, il cambiamento si vede prima nei cantieri e poi nella vita delle persone». Il sindaco Vito Leccese traccia un bilancio dei primi due anni di mandato e guarda alla seconda parte della Consiliatura con una convinzione precisa: le grandi trasformazioni avviate in questi anni stanno costruendo una città più moderna, sostenibile, verde ed europea. «Non sono stato eletto per conservare Bari com’era, ma per preparare quella che sarà».

Sindaco, come valuta questi primi due anni di Consiliatura?

«Li considero due anni nei quali abbiamo cominciato a cambiare concretamente il volto della città. Abbiamo preso in mano una quantità straordinaria di progetti, risorse e scadenze e abbiamo scelto di trasformarli in una stagione di opere e di innovazione. Bari oggi ha davanti a sé una prospettiva che non riguarda soltanto questa consiliatura. Stiamo decidendo come sarà la città dei prossimi venti o trent’anni. Io ho un’idea molto chiara, vorrei una Bari più moderna, più europea, più verde, più sostenibile, con più spazio pubblico, più qualità urbana e una mobilità diversa. Una città capace di crescere senza perdere la propria identità. Naturalmente in una maggioranza ampia ci sono sensibilità diverse. È normale e, se gestito bene, è anche un valore. Il confronto serve a migliorare le decisioni. Ma alla fine il compito di un sindaco è decidere e assumersi la responsabilità e io non sono stato eletto per amministrare gli equilibri, sono stato eletto per governare Bari».

Tra i più critici nei confronti dell’operato della giunta c’è proprio il capogruppo del Pd, Marco Bronzini, che ha parlato di «soggetto politico e amministrativo galleggiante su equilibri del passato, senza una propria identità e visione strategica». Cosa risponde?

«Che oggi la percezione può essere negativa ma è una contingenza legata ai disagi, alla polvere e ai rumori dei cantieri. Ma una città che apre il nuovo Piano urbanistico generale dopo decenni, che riqualifica i suoi assi commerciali, che trasforma i waterfront, che investe sulla mobilità sostenibile, sul verde, sulla cultura e sulla rigenerazione urbana sta scegliendo la sua direzione. La nostra identità è esattamente questa: prendere le risorse e i progetti che abbiamo ereditato e usarli per costruire una città diversa. Il Pug è forse l’esempio più evidente. Chi lo considera solo strumento urbanistico sbaglia, noi stiamo decidendo quale rapporto dovrà avere Bari con il suo territorio, quanto spazio riservare al verde, ai servizi, alla mobilità, alla qualità dello spazio pubblico. Tutto attraverso un percorso partecipato, perché il futuro urbanistico di Bari non può essere deciso da pochi addetti ai lavori.

Io ascolto tutte le critiche, comprese quelle che non condivido e che considero ingenerose, ma poi guardo al lavoro che stiamo portando avanti. La visione di una città non si misura dai comunicati, sarebbe facile e riempiremmo ogni giorno le pagine dei giornali, si misura da dove portano le sue strade, ritengo che le strade che stiamo prendendo portano verso una Bari più moderna, più aperta ai giovani, più sostenibile e più europea».

Sulla sua amministrazione c’è chi dice che ci sia poca condivisione, chi invece che lei sia poco decisionista. Cosa ne pensa?

«Penso che il sindaco debba saper fare entrambe le cose: ascoltare molto e decidere quando arriva il momento. Abbiamo attraversato una fase nella quale era necessario rafforzare profondamente la macchina amministrativa. L’inchiesta Codice Interno e il successivo lavoro della commissione ispettiva ci hanno imposto di intervenire sui controlli, sull’organizzazione, sul funzionamento della macchina comunale e sul rapporto con le società partecipate. Abbiamo scelto di farlo senza alibi e senza scorciatoie. Abbiamo rafforzato le strutture dedicate ai controlli e il controllo analogo sulle partecipate. È stato un lavoro serio, complesso, spesso lontano dai riflettori, ma fondamentale. I risultati di quel lavoro ci sono stati riconosciuti. Ora possiamo concentrare sempre di più le nostre energie sulla trasformazione della città. Quanto alla dialettica politica, io credo nel confronto però una cosa non deve mai essere confusa con l’altra: condividere non significa rinunciare a decidere. Io sono disponibile a discutere con tutti, ma non sono disponibile a farmi dettare il passo da altri se non dai cittadini che hanno riposto in noi la fiducia e anche da quelli che non l’hanno riposta. Bari ha bisogno di questo e non di decisioni prese consultando il manuale del compianto Cencelli».

Come si muoverà in merito alle nomine nelle Partecipate? Anche qui ci sono pressioni della politica che da tempo chiede di rientrare negli organi di Governo.

«Le società partecipate sono pezzi fondamentali della macchina della città. Per questo non le considero caselle da distribuire, ma strumenti da far funzionare bene. Sono favorevole alla presenza della politica quando significa assumersi la responsabilità delle scelte, tuttavia la rappresentanza deve andare insieme alla competenza, non prescindo da questo. Chiederò proposte, naturalmente. Le valutazioni delle persone avverranno sulla base della capacità, dell’esperienza, della conoscenza dei settori e delle qualità manageriali. Non dobbiamo scegliere tra politica e competenza: dobbiamo pretendere politica con competenza, è questo è il salto culturale che dobbiamo fare. Io voglio portare Bari avanti e anche le società partecipate devono essere all’altezza di questa sfida».

Cosa si aspetta dal prossimo anno per la città di Bari?

«Mi aspetto che sempre più baresi comincino a vedere il risultato concreto di quello che oggi stiamo costruendo. In questo momento molti cantieri sono aperti contemporaneamente. È inevitabile che questo produca modifiche nelle abitudini quotidiane. Ritengo che dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre la transenna. Via Manzoni, per esempio, sta tornando a essere un luogo sul quale investire. Per anni una delle principali strade commerciali della città ha conosciuto un progressivo impoverimento. Oggi la stiamo riqualificando e restituendo alla città. Fra qualche mese avremo una strada completamente diversa, certamente più vivibile, con uno spazio pubblico finalmente all’altezza della sua storia commerciale. Lo stesso vale per Santo Spirito. Il waterfront progettato da Bohigas è già oggi un luogo che i baresi stanno riscoprendo. Abbiamo realizzato un parcheggio di oltre 400 posti e quella parte della città è tornata a essere vissuta. Poi ci sono via Argiro, piazza Moro, Costa Sud, la nuova mobilità, il verde, le piste ciclabili, i grandi interventi di rigenerazione. Quello che oggi vediamo come un cantiere, domani lo vedremo come patrimonio della città. Io capisco perfettamente che durante i lavori ci siano disagi. Ma non credo che il modo migliore per governare una città sia evitare i disagi a tutti i costi. Il modo migliore è fare in modo che quei disagi abbiano un senso e portino a un risultato. Io sento una cosa molto forte, i baresi vogliono questa trasformazione. Lo capisco quando incontro le persone, quando giro per i quartieri, quando parlo con i commercianti, con le famiglie, con i giovani. I baresi non hanno paura di una Bari che cambia. Vogliono sapere dove stiamo andando».

Che tempi invece ci sono per il nuovo Pug?

«Abbiamo approvato le linee di indirizzo e stiamo completando il percorso partecipativo. Poi porteremo il provvedimento in Consiglio comunale. Il Pug è una scelta politica di lungo periodo. Decidere come crescerà Bari significa decidere quale città consegneremo ai nostri figli. Significa stabilire quale rapporto avremo con il verde, con il mare, con gli spazi pubblici, con la mobilità, con i servizi e con il territorio metropolitano. Per questo voglio che sia una discussione ampia, seria e soprattutto partecipata. Insieme alla grande stagione delle opere che abbiamo avviato, è la vera sfida della seconda parte del mandato. Io sono convinto che fra qualche anno guarderemo a questo periodo e capiremo che Bari ha vissuto una delle sue grandi stagioni di trasformazione. E allora molte delle cose che oggi discutiamo saranno diventate semplicemente la normalità di una città nuova».

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