Leggi vitamina D e pensi subito che serva solo alla salute delle ossa e dei denti. In realtà questo nutriente svolge un ruolo molto ampio. Oltre a favorire la salute dell'apparato scheletrico, la vitamina D contribuisce al corretto funzionamento del sistema immunitario e di numerose altre funzioni dell'organismo. Ecco perché una sua carenza non dovrebbe essere sottovalutata. Ma perché la vitamina D è così importante per le difese immunitarie? Quali sono i benefici riconosciuti dalla ricerca scientifica, come si può assumere in modo corretto e quando è opportuno valutarne i livelli? Ne abbiamo parlato con Francesca Cipolli, biologa nutrizionista esperta in nutrizione clinica e Lorenzo Ciglieri, biologo nutrizionista specializzato in nutrizione sportiva. Entrambi gli esperti fanno parte dell’équipe di Nutrizione Clinica e del Metabolismo guidata dal dottor Giovanni Gravina, medico endocrinologo presso la Casa di Cura Privata San Rossore di Pisa. Ecco perché la vitamina D serve al sistema immunitario.
Perché la vitamina D è così importante?
«La vitamina D è una vitamina liposolubile che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del metabolismo del fosforo e del calcio» spiega la nutrizionista Francesca Cipolli. «In particolare, la funzione principale della vitamina D è quella di favorire il processo di mineralizzazione ossea, determinando un aumento dell’assorbimento intestinale di calcio e fosforo e diminuendo l’escrezione renale di calcio. Ma c’è di più. La vitamina D è considerata un vero e proprio ormone poiché prende parte a numerose funzioni dell’organismo, come nella modulazione del sistema immunitario, cardiocircolatorio, renale e metabolico».
Quali sono i sintomi di una carenza di vitamina D?
«Una carenza prolungata di vitamina D è associata a stanchezza cronica, osteoporosi, debolezza muscolare, aumento del rischio di cadute e di fratture, nonché fattore di rischio per patologie cardiovascolari, neurali e autoimmuni» spiega il nutrizionista Lorenzo Ciglieri.
Come aumentare i livelli di vitamina D in modo naturale?
«La fonte principale di vitamina D è l’esposizione alla luce solare» prosegue l’esperto. «In particolare, i raggi UV-B attivano una molecola precursore, la quale viene rapidamente convertita in Vitamina D3. Le linee guida raccomandano un’esposizione solare di circa 15-20 minuti al giorno, proteggendo sempre la pelle con la crema solare. In minor parte, la vitamina D può essere introdotta tramite l’alimentazione. I principali alimenti fonti di vitamina D sono, in ordine di quantità per porzione, il pesce, il tuorlo d’uovo, i funghi, il latte e i latticini».
Quando prendere un integratore?
«L’integrazione di vitamina D viene raccomandata in situazioni carenziali accertate tramite consultazione medica» spiega la nutrizionista Francesca Cipolli. «Il dosaggio sierico della vitamina D (25-OH Vitamina D) può essere di aiuto per la diagnosi e la valutazione di un protocollo di integrazione. Un adeguato apporto di vitamina D è importante dalle prime fasi di vita, sempre considerando la variabilità del fabbisogno che cambia a seconda di caratteristiche individuali. Le recenti linee guida della SIOMMMS stabiliscono che nella popolazione generale sana valori < 10 ng/mL indicano carenza severa, < 20 ng/mL indicano insufficienza, mentre livelli tra 20 e 50 ng/mL sono considerati adeguati. Inoltre, la Vitamina D essendo liposolubile, si accumula nel tessuto adiposo e, se integrata inadeguatamente e in eccesso può raggiungere anche livelli di tossicità (> 100 ng/ml). Diverse categorie di soggetti presentano fabbisogni di vitamina D più elevati, per cui è opportuno valutare l’integrazione tramite supplementi, tra cui donne in gravidanza, bambini neonati fino a 2 anni di età, soggetti anziani e sportivi» dice l’esperta.
Perché la vitamina D è fondamentale per il sistema immunitario?
«Oltre alla funzione ossea, la vitamina D supporta la regolare attività del sistema immunitario grazie alla sua azione immunomodulatoria e di protezione dell’organismo da infezioni e malattie autoimmuni» spiega il nutrizionista Lorenzo Ciglieri. «La letteratura scientifica associa concentrazioni sieriche di vitamina D superiori a 50 ng/mL a una significativa riduzione del rischio di infezioni virali e batteriche, sepsi e malattie autoimmuni. In particolare, quando agenti patogeni estranei vengono rilevati dalle cellule immunitarie del nostro organismo, queste attivano una segnalazione cellulare che determina l’attivazione del precursore della forma attiva della vitamina D (o calcitriolo). Il calcitriolo lega i recettori espressi sulla membrana di tutte le cellule immunitarie. Il legame determina l’inibizione della sintesi di citochine pro-infiammatorie e il blocco del rilascio di istamina da parte dei mastociti. Ne consegue l’attenuazione e la prevenzione dei sintomi infiammatori».
Quanta vitamina D assumere ogni giorno per sostenere le difese immunitarie?
«Il fabbisogno giornaliero di vitamina D è altamente soggettivo e dipende da diversi fattori, quali peso corporeo, età, genere, etnia, abitudini alimentari, attività fisica, posizione geografica» spiega l’esperto. «Secondo le recenti linee guida si raccomanda un apporto giornaliero di 400UI/die nel primo anno di vita, di 600UI/die dal primo anno di vita fino ai 70 anni, comprendendo le donne in gravidanza e allattamento e di 800UI/die dopo i 70 anni di età» conclude la nutrizionista Francesca Cipolli.
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