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- Viaggio al Gratosoglio tra spari, coltelli e morti. Il quartiere di Milano dove la paura è di casa
La palazzina Aler diventata “buco nero” di delinquenza, la ’Casa Gialla’ per i fragili, i controlli a campione. Il comitato scende in piazza, sale la paura: “Io sto cercando un alloggio fuori Milano, voi vivreste qui?”

Il degrado ha preso stabilmente possesso della palazzina di via Saponaro

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Milano, 27 settembre 2026 – “Sto cercando casa fuori Milano. Me ne vado, hanno vinto loro. Non posso dire di non averci provato, a restare. Ma voi abitereste in un luogo in cui sparatorie e accoltellamenti sono la normalità? Ho visto l’ultima vittima, dall’alto, a terra in una pozza di sangue. Mi sono affacciata perché una donna urlava “è morto, è morto””.
Lo racconta una ragazza del Comitato Gratosoglio, tra i 200 cittadini che giovedì sera sono scesi in strada per chiedere sicurezza. Lei chiede anche l’anonimato, per paura. “Sono terrorizzata. Ho ritrovato la mia auto danneggiata venerdì. Non so se sia un atto mirato a me. Ma ho passato il pomeriggio a piangere alla stazione dei carabinieri”.
La palazzina Aler di via Saponaro 1/a
Non è l’unica ad avere paura. “Nonostante i controlli, nel quartiere non è cambiato nulla” ripetono i cittadini interpellati, puntando in primis il dito verso la palazzina Aler di via Saponaro 1/a, nata per dare ospitalità ai padri separati e poi diventata un fortino occupato. Un “buco nero”. Dell’ufficio postale al piano terra è rimasta solo l’insegna. Trasferito anche l’ambulatorio. “Vivere qui è diventato pericoloso”.
L’omicidio di Najib Fahmi
L’ultima vittima è il ventunenne marocchino Najib Fahmi, aggredito a bottigliate da un connazionale sabato della settimana scorsa e morto all’Humanitas dopo 4 giorni di agonia. “Noi pensavamo fosse morto dissanguato già quella sera”, dicono alcuni residenti dei palazzi di fronte. Non un episodio isolato. Lo scorso 21 gennaio, un ventitreenne marocchino era stato prima picchiato e poi gambizzato. Ancora, nella notte tra il 12 e il 13 luglio, un commando ha fatto irruzione nell’alloggio 26 sparando alla caviglia di un diciannovenne marocchino. E il 10 settembre i carabinieri hanno liberato un suo connazionale, venticinquenne, pestato e sequestrato per 48 ore.
Il Comitato Gratosoglio
“La situazione è critica. Per questo è stata promossa la manifestazione, annunciata sui social, alla quale ci siamo subito uniti”, spiega Cristina Lenoci, portavoce del Comitato Gratosoglio che lo scorso 21 settembre ha scritto alla Prefettura e a tutte le altre istituzioni per sollecitare interventi, dopo l’esposto di luglio, che ha portato a un presidio fisso delle forze dell’ordine e sgomberi. Ora il comitato chiede “la convocazione urgente di un tavolo permanente di coordinamento interistituzionale”. E Lenoci annuncia già che “faremo altre manifestazioni”.
“Riconosciamo - si legge nella lettera - l’impegno degli agenti. Tuttavia, desideriamo evidenziare come l’attività di controllo e identificazione continuativa si sia spesso tradotta in un oggettivo disagio, imbarazzo e frustrazione per i residenti del quartiere — lavoratori, anziani e famiglie con minori — ripetutamente fermati e sottoposti al controllo dei documenti pur non avendo alcuna responsabilità nel degrado circostante. E, a distanza di oltre due mesi, le gravi criticità strutturali e gli episodi di criminalità ed emergenza sociale evidenziati nel nostro esposto permangono”. Per quanto riguarda via Saponaro “è fondamentale che all’allontanamento degli occupanti segua l’avvio dei lavori di messa in sicurezza, bonifica e ristrutturazione”, per evitare che “lo stabile venga rioccupato nell’arco di poche ore”.
“Casa Gialla” di via Saponaro 40
Ma c’è un altro luogo su cui i cittadini chiedono interventi: le strade attorno alla “Casa Gialla” di via Saponaro 40, dove c’è un servizio di accoglienza e mensa per i fragili. “Molti frequentatori hanno bisogno di aiuto. Ci vuole un piano socio-assistenziale coordinato con il Comune di Milano e gli enti gestori, per evitare bivacchi permanenti, degrado e situazioni di abbandono negli spazi condominiali e pubblici”. Altra richiesta: “Un piano straordinario di pulizia. Gli spazi più problematici diventano anche discariche a cielo aperto”.
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