Imprese varesine più attente all’ambiente, ma l’energia arriva ancora dall’esterno

2026/08/03

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pannelli solari

La sostenibilità si consolida tra i temi centrali per le imprese della provincia di Varese, anche se il grado di attenzione e le azioni adottate cambiano sensibilmente da un settore all’altro. È il quadro che emerge dal focus realizzato dall’Ufficio Analisi Economiche della Camera di Commercio di Varese sui dati dell’indagine congiunturale di Unioncamere Lombardia, riferita al primo trimestre del 2026 e dedicata alle politiche ambientali e sociali delle aziende.

Il giudizio complessivo è positivo: il sistema produttivo locale appare consapevole dell’importanza dei temi ESG e ha già inserito diverse pratiche sostenibili nella gestione ordinaria. Rimangono però margini di miglioramento, soprattutto sul fronte dell’autonomia energetica, di alcune forme di economia circolare e delle iniziative sociali rivolte al territorio.

Quanto conta la sostenibilità in Lombardia

A livello lombardo, la somma di chi considera la sostenibilità “molto” o “abbastanza” importante supera il 70% in tutti i comparti. La percentuale più alta si registra nell’industria, con il 79,5%: il 24% la giudica molto importante e il 55,5% abbastanza importante. Seguono il commercio con il 71,7%, i servizi con il 70,1% e l’artigianato con il 62,4%.

L’artigianato lombardo è il meno sensibile: il 31,7% ritiene il tema poco importante e il 5,9% per nulla importante. Nell’industria, invece, le risposte negative si fermano complessivamente al 20,5%.

A Varese industria e commercio sopra il 70%

Anche nel Varesotto l’industria è il settore più sensibile. Il 74,4% delle imprese industriali considera la sostenibilità molto o abbastanza importante: il 15,5% sceglie la prima risposta e il 58,9% la seconda. Il commercio raggiunge il 73,8%, con una quota particolarmente elevata, il 29,3%, di operatori che definiscono il tema molto importante.

La percentuale scende al 64,2% nell’artigianato e al 62,2% nei servizi. In questi due comparti circa tre aziende su dieci giudicano la sostenibilità poco importante, mentre la quota di chi non le attribuisce alcun peso si attesta rispettivamente al 6,3% e al 7,2%.

Nel complesso, circa sette imprese varesine su dieci riconoscono quindi alla sostenibilità un ruolo rilevante, con industria e commercio al di sopra della media provinciale.

Le imprese che intervengono sull’impatto ambientale

Il passaggio dalla consapevolezza alle azioni concrete è particolarmente evidente nell’industria: il 70,1% delle aziende ha già intrapreso o programmato interventi per ridurre il proprio impatto ambientale. Nel commercio la quota è del 56,3%, mentre scende al 40,6% nei servizi e al 38,9% nell’artigianato.

La raccolta differenziata rappresenta la pratica più diffusa, adottata quasi dalla totalità delle imprese indipendentemente dal comparto. Accanto a questa misura si collocano la riduzione dei consumi energetici, l’impiego di fonti rinnovabili, il riciclo degli scarti e il controllo delle emissioni.

Riduzione dei consumi e rinnovabili tra le azioni più diffuse

Nell’industria varesina il 90% delle imprese che hanno avviato politiche ambientali interviene sulla riduzione dei consumi energetici. Il 79,9% utilizza fonti rinnovabili e il 76,8% adotta misure per il controllo delle emissioni.

Nel commercio la riduzione dei consumi interessa l’81,1% delle aziende, il ricorso alle rinnovabili il 71,9% e la selezione di canali di fornitura sostenibili il 65,8%. Nei servizi l’80,2% agisce sui consumi, il 60,8% usa energia rinnovabile e il 56,5% dispone di una figura interna incaricata della sostenibilità ambientale.

L’artigianato mostra invece una maggiore attenzione alle caratteristiche produttive: il 73,3% utilizza fonti rinnovabili, il 67,8% ricicla gli scarti della produzione e il 67,2% riduce i consumi energetici. In Lombardia il controllo e la riduzione degli sprechi energetici restano comunque la misura trasversale più diffusa, con percentuali comprese tra il 76% dei servizi e il 90% del commercio.

Economia circolare e acque reflue restano più indietro

Tra gli interventi meno diffusi compaiono il riutilizzo dei prodotti ritirati dal mercato, il trattamento delle acque reflue, l’impiego di materie prime secondarie e la riduzione dei materiali utilizzati nei processi. Va precisato che le percentuali restano comunque elevate perché il grafico considera soltanto le imprese che hanno già intrapreso o programmato azioni ambientali.

Nell’industria il trattamento delle acque reflue coinvolge il 58,8% delle imprese “green”, il riutilizzo dei prodotti ritirati il 58,4%, l’utilizzo di prodotti a basso impatto il 55,6% e quello di materie prime secondarie il 53,1%. Nei servizi le misure meno frequenti sono il trattamento delle acque reflue, al 69,7%, il riutilizzo dei prodotti ritirati, al 66,2%, e il riuso degli scarti produttivi, al 60,2%.

Energia, l’autoproduzione resta limitata

Il nodo più evidente riguarda l’energia. La quota media autoprodotta dalle imprese varesine rimane contenuta: 15% nell’industria, 14,7% nell’artigianato, 5,71% nel commercio e 5,5% nei servizi. La maggior parte del fabbisogno continua dunque a essere soddisfatta ricorrendo a fornitori esterni.

Nell’ultimo anno la dipendenza da fonti terze è rimasta invariata per il 93,4% delle imprese artigiane, l’87,7% delle industrie, il 90% delle attività commerciali e il 90,5% dei servizi. Soltanto il 10,1% delle aziende industriali è riuscito a ridurla; negli altri comparti la quota oscilla tra il 4,6% e il 7,8%.

Impatto sociale, industria e commercio più attivi

Sul fronte sociale, il 54,8% delle imprese del commercio e il 53,4% di quelle industriali ha intrapreso o programmato interventi per ridurre il proprio impatto. Le percentuali scendono al 29,1% nell’artigianato e al 28,5% nei servizi.

Le misure più diffuse riguardano soprattutto i dipendenti. Nell’industria il 94,6% delle imprese coinvolte investe nella formazione continua, l’87,6% valuta il benessere lavorativo insieme al personale e l’83% applica criteri di uguaglianza nella gestione dell’organico.

Nei servizi la formazione continua arriva al 97,5%, la valutazione del benessere al 95,1% e l’adozione di criteri di uguaglianza all’85,3%. Nel commercio la misura principale è proprio l’uguaglianza nell’organico, adottata dall’86% delle imprese, seguita dalla valutazione del benessere all’85% e dalla formazione all’83,6%.

L’artigianato presenta una peculiarità: l’87,9% promuove fornitori del territorio, l’84% valuta il benessere lavorativo e l’80,9% realizza attività di formazione continua.

Meno frequenti le iniziative rivolte al territorio

Le azioni meno adottate sono quelle che richiedono una strategia strutturata di responsabilità sociale o un rapporto diretto con la comunità. Nell’industria il marketing di buona causa coinvolge il 62,7% delle imprese attive sul fronte sociale, la promozione dell’arte e della cultura locale il 40% e la presenza di un responsabile interno il 37,9%.

Nel commercio il marketing di buona causa si ferma al 39,9%, l’alternanza scuola-lavoro al 36,7% e la figura interna dedicata alla responsabilità sociale al 35,9%. Nei servizi le percentuali sono del 46% per il marketing di buona causa, del 38,5% per le alleanze con le eccellenze locali e del 38,3% per un responsabile interno.

Il rapporto restituisce così l’immagine di un sistema produttivo che ha già fatto proprie molte pratiche ambientali e sociali, ma che procede con velocità differenti. La riduzione dei consumi, le rinnovabili, la formazione e il benessere dei lavoratori sono ormai elementi diffusi; autonomia energetica, economia circolare e iniziative rivolte al territorio rappresentano invece i principali spazi di crescita.

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