
Dal certificato del medico alla visita Inps, fino al ruolo del Patronato nell’accompagnare cittadini e famiglie. La riforma del riconoscimento della disabilità cambia profondamente un meccanismo rimasto sostanzialmente immutato per decenni e dal 1° gennaio 2027 il nuovo sistema è destinato a entrare a regime anche a Varese.
È stato questo il tema dell’incontro promosso sabato 3 ottobre dalle ACLI Provinciali di Varese e dal Patronato ACLI, all’Istituto De Filippi. Al centro del confronto il ruolo del medico, del Patronato e delle istituzioni nel nuovo sistema di accertamento.
Ad aprire il quadro è stato l’avvocato e ricercatore Valerio Martinelli, che ha ricostruito il percorso normativo distinguendo due grandi filoni: la riforma della disabilità e quella della non autosufficienza. Entrambe nascono dalla necessità di superare un sistema frammentato, nel quale procedure e valutazioni coinvolgono soggetti differenti, e puntano verso una valutazione più complessiva della persona.
«L’obiettivo dichiarato è velocizzare l’accesso alle prestazioni, ridurre le duplicazioni e i costi amministrativi», ha ricordato Martinelli illustrando una riforma che vuole integrare maggiormente servizi sociali e sanitari e introdurre un approccio bio-psico-sociale alla disabilità.
Dal medico parte direttamente la procedura
Uno dei cambiamenti più importanti riguarda il momento iniziale. Nel sistema tradizionale il cittadino si rivolge al medico per ottenere il certificato e successivamente presenta, direttamente o attraverso il Patronato, la domanda all’Inps. Con la nuova procedura, invece, la trasmissione telematica del certificato medico introduttivo avvia direttamente il procedimento di valutazione di base. Riforma disabilità
L’Inps assume un ruolo centrale nell’accertamento, mentre dal procedimento unitario possono discendere i riconoscimenti relativi a invalidità civile, cecità, sordità, Legge 104, inclusione scolastica e collocamento mirato. Restano fuori le prestazioni previdenziali. La riforma, è stato sottolineato, modifica il procedimento ma non i requisiti sanitari, reddituali e amministrativi necessari per ottenere le diverse prestazioni.
Zacchetti: «A Milano abbiamo dovuto riorganizzare tutto»
L’esperienza più interessante per Varese arriva da Milano, entrata nella sperimentazione il 1° marzo 2026. A raccontarla è stata Paola Zacchetti, direttrice del Patronato ACLI di Milano.
«Come Patronato ACLI abbiamo dovuto prepararci a un cambiamento importante, che ha comportato una revisione dell’organizzazione e dei flussi di lavoro», ha spiegato Zacchetti. Una delle prime difficoltà ha riguardato proprio i medici certificatori: secondo l’esperienza raccolta dal Patronato milanese, diversi professionisti hanno segnalato un aumento dei tempi necessari e dei costi per la compilazione dei nuovi certificati.
Il Patronato ha reagito cercando medici disponibili a collaborare a una tariffa calmierata di 120 euro e organizzando la loro presenza periodica nelle sedi ACLI, dove gli operatori possono contemporaneamente raccogliere e trasmettere i dati socioeconomici necessari.
Meno commissioni e attese più lunghe: il nodo delle visite
La sperimentazione milanese ha però fatto emergere un problema rilevante sul fronte delle visite.
I dati riportati durante l’incontro indicano che al 31 agosto, su circa 21.500 domande presentate nella provincia di Milano, poco più di 5.000 persone erano state convocate a visita, mentre le pratiche definite erano circa il 51%. Riforma disabilità
«Si è passati da 39 commissioni, in capo alle ASL, a sole quattro commissioni Inps», ha spiegato Zacchetti. Al momento descritto nel documento ne risultavano operative due, a Milano e Legnano, con circa 40 visite giornaliere nella prima sede e 15 nella seconda, contro le quasi 400 visite al giorno precedentemente gestite dalle ASL. Le attese segnalate arrivavano a cinque o sei mesi e riguardavano anche alcuni pazienti oncologici.
Non sono mancate inoltre difficoltà informatiche: pratiche bloccate in presenza di precedenti domande non ancora definite, problemi per alcuni minori che raggiungevano la maggiore età durante la sperimentazione e criticità nella documentazione per il sostegno scolastico e nelle valutazioni relative al collocamento mirato.
Ruju: il medico diventa il primo anello della nuova procedura
Il dottor Riccardo Ruju, medico collaboratore del Patronato ACLI di Milano, ha portato il punto di vista sanitario su un passaggio destinato a diventare centrale: la compilazione del certificato medico introduttivo.
Nel nuovo sistema il medico non prepara più semplicemente il documento che consentirà al cittadino di presentare successivamente la domanda: l’invio telematico del certificato mette in moto il procedimento. Il materiale presentato durante l’incontro individua proprio nei medici di medicina generale il «primo anello della catena» del nuovo sistema.
La qualità e la completezza di questa prima fase diventano quindi decisive, ma l’esperienza di Milano segnala anche la necessità di costruire una collaborazione più stretta fra medici e Patronato, evitando che al professionista sanitario venga affidato anche un compito di orientamento amministrativo che richiede competenze differenti.
Il Patronato non scompare: cambia il suo ruolo
È proprio questo uno dei punti sui quali le ACLI insistono maggiormente. Se il certificato medico fa partire automaticamente il procedimento, potrebbe sembrare ridimensionato il tradizionale passaggio dal Patronato. Ma l’esperienza sul campo suggerisce il contrario.
«L’operatore non si limita a trasmettere una domanda», è stato ricordato durante l’incontro: il Patronato verifica infatti se la persona possa accedere anche ad altre tutele, dall’invalidità previdenziale all’anticipo pensionistico, fino alle prestazioni connesse a malattie professionali o all’inabilità.
È anche la preoccupazione espressa dal Patronato ACLI di Varese: una persona che vede partire automaticamente la propria pratica attraverso il certificato potrebbe non sapere come seguirne l’iter o quali informazioni siano ancora necessarie. Senza un successivo accompagnamento, si teme che proprio i cittadini più fragili possano trovarsi disorientati davanti alla nuova procedura.
Varese guarda al 2027
L’esperienza milanese diventa così una sorta di prova generale per Varese. Una delle questioni ancora aperte riguarda soprattutto l’organizzazione delle future visite mediche.
Oggi l’ufficio sanitario Inps è presente a Varese e il Patronato pone il problema di come potranno essere gestite le richieste provenienti dall’intera provincia quando le visite passeranno al nuovo sistema. Tra le ipotesi sulle quali viene chiesto un chiarimento all’Istituto c’è l’eventuale potenziamento di presidi anche nelle altre agenzie territoriali, come Gallarate, Busto Arsizio, Tradate e Luino.
Un confronto che non riguarda quindi soltanto procedure e burocrazia. Dietro ogni certificato, domanda e visita ci sono una persona e una famiglia che attendono il riconoscimento di un diritto. Ed è proprio su questo terreno che la riforma dovrà misurare, a partire dal 2027, la propria capacità di trasformare la semplificazione prevista dalle norme in una semplificazione reale per i cittadini.
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