Condannato a Varese a un anno di reclusione per la diffamazione a Le Iene sul caso David Rossi

2026/09/09

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Il tribunale varesino ha ritenuto responsabile Pasquale Aglieco per le mail anonime inviate a un testimone nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di David Rossi. Assoluzione invece per il secondo capo d’imputazione

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Un anno di reclusione per diffamazione, assoluzione dall’accusa di sostituzione di persona. È la sentenza pronunciata martedì dal giudice monocratico del Tribunale di Varese Francesco Anello nei confronti di Pasquale Aglieco, ex colonnello dei carabinieri a Siena, nel procedimento nato dalle mail anonime inviate nel dicembre 2020 nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di David Rossi, responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, precipitato da una finestra del suo ufficio.

Le missive, firmate con lo pseudonimo «Antiena», erano state indirizzate a M.B., l’escort di Varese che aveva raccontato ai giornalisti Marco Occhipinti e Antonino Monteleone, autori di servizi de Le Iene, la propria partecipazione ai cosiddetti «festini», arrivando a indicare alcuni dei partecipanti. Le comunicazioni erano state recapitate anche a familiari e conoscenti del testimone e, secondo l’accusa, contenevano espressioni denigratorie nei confronti dei due giornalisti e pressioni affinché il testimone ritrattasse quanto dichiarato.

Nel corso del procedimento sono emersi elementi che hanno portato a ricondurre le mail ad Aglieco, indicato dallo stesso M.B. tra le persone che avrebbero partecipato ai festini e già sentito sul punto sia dai giornalisti sia dall’autorità giudiziaria.

La sentenza ha dunque riconosciuto la responsabilità dell’ex ufficiale per la diffamazione, mentre lo ha assolto dalla sostituzione di persona, ritenendo non sussistenti i presupposti giuridici del reato.

Il difensore dell’ex militare, l’avvocato Claudia Sorrenti, aveva chiesto in aula l’assoluzione, e ora ricorrerà in Appello.

«Siamo molto soddisfatti», hanno commentato i legali dei giornalisti, Stefano Toniolo e Susanna Gallazzi dello Studio Martinez&Novebaci, sottolineando come la sentenza, pur essendo di primo grado, abbia accertato la provenienza delle missive e la loro natura intimidatoria e offensiva nei confronti del lavoro di Occhipinti e Monteleone.

La notizia arriva a poche ore dall’audizione di Antonella Tognazzi, vedova di David Rossi, prevista per mercoledì 9 settembre presso l’Aula del IV piano di Palazzo San Macuto presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte del capo della comunicazione della Banca Monte dei Paschi di Siena.

Il 6 marzo 2013 David Rossi, capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, muore precipitando dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni.

Le prime indagini della Procura di Siena archiviano il caso come suicidio, ma i dubbi della famiglia spingono a riaprire la vicenda. Vengono evidenziate gravi anomalie: ferite sul corpo precedenti alla caduta, incongruenze nella traiettoria e la presenza di soggetti non identificati nella via.

Le due Commissioni parlamentari d’inchiesta e nuove perizie mediche hanno poi ribaltato la tesi iniziale, escludendo il gesto volontario ed evidenziando lo scenario dell’omicidio.

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