Il presidente di Faib Confesercenti racconta gli effetti della riduzione dei prezzi decisa da Eni: "Il consumatore risparmia, ma chi non ha la stessa forza economica chiude"

«Alle 12:34 io sto già perdendo il 58% per cento del mio fatturato giornaliero». A parlare è Massimo Sassi, presidente della Faib Confesercenti, che è al lavoro al suo distributore di benzina in largo IV novembre a Varese, all’ingresso di Biumo Inferiore, dove ha passato un’intera vita.
Oggi ha come concorrente principale l’Eni, azienda partecipata dallo Stato, che ha deciso di abbassare il prezzo del carburante. Una scelta che favorisce chi deve fare il pieno, ma che, secondo Sassi, rischia di mettere in seria difficoltà gli altri gestori.
Sassi, cosa significa per un distributore indipendente una riduzione dei prezzi di questo tipo?
“Significa trovarsi a competere con qualcuno che ha una forza economica che noi non abbiamo. Io rappresento Shell con Pad Multienergy, che ha più di 400 impianti in Italia con vari marchi, ma neppure una realtà di queste dimensioni riesce a contrastare una concorrenza così forte. Sugli impianti Eni si può applicare quel prezzo perché Eni concede condizioni agevolate, sugli altri no”.
Per il consumatore, però, il risparmio è concreto…
“Certo. Su un pieno da 50 litri parliamo di circa sette euro. Per una famiglia sono soldi importanti: con quattro pieni al mese si arriva a una trentina di euro. Il consumatore va giustamente dove costa meno. Ma bisognerebbe chiedersi anche perché una riduzione del genere sia possibile oggi e non sia stata fatta prima”.
Qual è la sua lettura della decisione di Eni?
“Secondo me non nasce con l’obiettivo principale di aiutare il consumatore, anche se poi il consumatore ne beneficia. La mia lettura è che Eni abbia interesse a ridurre il proprio reddito in relazione all’extra gettito. La promozione dura trenta giorni ed è prorogabile: credo che terranno monitorati prezzi e bilancio”.
Il problema, dunque, è l’effetto sugli altri operatori?
“Sì. Chi non ha quella forza economica non può scendere sotto una certa soglia, perché altrimenti vende rimettendoci. E dietro un distributore ci sono posti di lavoro e famiglie. I costi fissi restano anche quando le vendite crollano”.
Lei che effetto sta vedendo sul suo impianto?
“Ieri ho chiuso la giornata con vendite inferiori del 70 per cento. Oggi sono riuscito a recuperare qualcosa soltanto perché il mio concorrente Eni di via Ledro è rimasto senza carburante dalle nove. Se una situazione del genere dura un mese posso provare a reggere, ma se prosegue fino a dicembre sarò costretto a lasciare a casa un dipendente”.
È la prima volta che affrontate una situazione simile?
“No. Eni aveva già fatto uno “scontone” a Natale lo scorso anno. Anche allora, secondo me, l’obiettivo era legato ai propri interessi economici. Questa volta l’iniziativa parte prima e prevede la possibilità di essere prorogata”.
I servizi aggiuntivi possono compensare il calo delle vendite?
“No, perché tutto ruota intorno al carburante. Puoi offrire cento servizi, dal cambio dell’olio ad altre attività, ma se l’automobilista non entra nell’impianto quei servizi diventano inutili. Il carburante è il traino di tutto. Per stare in piedi devi avere un prezzo competitivo oppure fare volumi enormi. Se viene meno quello, cade tutto il castello”.
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