Varenne, il mito del capitano e dell’Italia che sa vincere

2026/08/19

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Un addio che fa male, a uno dei più grandi campioni che l’Italia abbia mai donato alla storia dello sport. Un gigante capace di stagliarsi nell’empireo accanto a leggende immortali come Pietro Mennea, Fausto Coppi o Gino Bartali. Uno che, per dirla con la poesia di Paolo Conte, quando andava a prendersi la gloria Oltralpe, faceva davvero “incazzare i francesi”.

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I suoi genitori — Waikiki Beach, stallone a stelle e strisce, e la fattrice italiana Ialmaz — nel 1995 non diedero alla luce un semplice puledro, ma un vero e proprio centauro, dando vita e carne a una figura mitologica. Perché Varenne non è mai stato un cavallo come gli altri: c’era qualcosa di profondo, di visceralmente umano nei suoi sguardi, nella sua grinta, nei suoi gesti. Lo racconta con il cuore in mano Gaetano Borrelli, in queste pagine, e lo ricorda con la voce rotta dall’emozione il gentleman proprietario e allevatore Oreste Trudi, che ne ha scortato ogni singolo passo, dall’esordio al buio del suo ultimo istante di vita.

Il dolore che oggi stringe la gola a tutti gli appassionati di trotto — e a un’intera nazione — è intriso di una nostalgia ardente. È il pianto per un’ippica d’altri tempi, per quel mare di tricolori che sventolavano orgogliosi ad Agnano nei giorni del Gran Premio Lotteria, o che invadevano le tribune di Vincennes, il tempio del trotto francese, per conquistare l’Amérique. Impossibile non sentire ancora nell’aria la voce inconfondibile di Salvio Cervone, quell’urlo che accompagnava le sue falcate sulla pista di carbonella, consumando i trionfi proprio sotto il naso degli avversari. Vittorie leggendarie scolpite nei più grandi ippodromi del pianeta, dalla Svezia agli Stati Uniti, che ci hanno fatto sognare, gridare a squarciagola e riempito il petto d’orgoglio. Un campione universale che oggi varca definitivamente la soglia dell’Olimpo.

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Erano gli anni d’oro degli ippodromi straripanti di folla, delle dirette RAI da ogni angolo del mondo per seguire il nostro eroe, collegamenti capaci anche di inserirsi durante la trasmissione delle partite di calcio. Varenne “poteva” tutto. Oggi ereditiamo cavalli straordinari, nati in gran parte proprio dal sangue divino del Capitano, immenso da riproduttore esattamente come lo fu in pista. Abbiamo allevatori eccelsi, guidatori di altissimo livello, proprietari saggi e una passione incrollabile che continua a far vincere i nostri colori ovunque. Eppure, l’ippica attuale è soltanto un’ombra sbiadita di quella stagione gloriosa.

L’eredità più sacra che ci lascia Varenne è il dovere di far resuscitare quei giorni, di riaccendere quei sogni, di bruciare di quella stessa passione. Chi ne ha il potere e la responsabilità si dia una mossa! È possibile, deve esserlo: per decine di migliaia di famiglie questo mondo non è solo amore puro, è lavoro duro, sudore, sacrificio avaro. Altrimenti, risparmiateci le lacrime di coccodrillo. È del tutto inutile piangere il Capitano se poi non si ha il coraggio di scendere in pista e correre come faceva lui, con la rabbia e la grinta di chi vuole mettere sempre, a ogni costo, il muso davanti a tutti!

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