I filoputiniani rischiano di diventare una delle variabili maggiormente decisive alle prossime elezioni politiche, sia a destra che a sinistra. Il partito trasversale “pacifinto” (copyright Dagospia), che si oppone all’invio degli aiuti militari a Kiev, così come al piano di riarmo europeo - citando ora San Francesco, mettendosi a capo della marcia per la Pace di Assisi, ora Papa Francesco, rimpiangendo un po’ il Pontefice argentino rispetto a quello odierno americano - e che, in nome del pragmatismo, spinge per il ritorno all’acquisto del gas russo, denunciando a più riprese la russofobia che agita i governi europei, è vivo, in piena salute e, soprattutto, ben finanziato e sospinto dai media. Dal Movimento 5 Stelle, passando per Avs, sino a buona parte del Pd e poi, saltando nell’altro schieramento, con la Lega di Matteo Salvini e soprattutto Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. La strategia filoputiniana sta avendo un grande successo, potendo contare su almeno tre partiti che potranno influenzare il futuro governo, sia questo di centrodestra, così come di centrosinistra. Quel 10-15% che può determinare sostanzialmente le scelte di politica estera del nostro Paese.
Le radici della guerra d'influenza russa in Europa dal 2014 a oggi
Un’azione costante e continua che trae origine dalla prima invasione russa dell’Ucraina quando, a inizio 2014, le truppe russe senza insegne - i cosiddetti "omini verdi" - varcarono il confine ucraino, portando all'annessione unilaterale della Crimea e all'inizio della guerra nel Donbass. Successivamente si ebbero tutta una serie di eventi e iniziative politiche volte a destabilizzare il quadro europeo e, con esso, gli equilibri politici dell’intero Occidente. A iniziare con la fondazione e lo straordinario successo dell'Ukip di Nigel Farage, con il referendum del 2016 per la Brexit, che fece una grande propaganda per l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione europea - primo grande successo dell’influenza russa in Europa. Continuando con l’exploit di Marine Le Pen in Francia che sfidò - nel 2017 e nel 2022 - Emmanuel Macron per la Presidenza. Concludendo con il consolidamento del Movimento 5 Stelle (nato nel 2009, ha avuto il suo exploit alle Politiche del 2013) e l’esponenziale successo della Lega di Matteo Salvini che, da partito radicato per lo più al Nord, diventa un partito su scala nazionale (alle Politiche del 2018 raggiunse il 17% circa, per poi esondare alle Europee del 2019, arrivando al 34% dei consensi). La pandemia e il conseguente periodo post-pandemico hanno poi accelerato la crescita di questi movimenti e partiti politici “anti-sistema” godendo dell’accresciuto effetto della propaganda via social, visto che tali canali sono diventati la principale fonte di informazione per la quasi totalità della popolazione occidentale.
Inoltre, la propaganda si è poi legata, sempre in funzione anti-sistema, a tutta una serie di narrazioni complottiste. Fenomeni maturi di ingegneria sociale che hanno portato al successo formazioni politiche di diversa estrazione, ma tutte comunque accomunate da una portentosa macchina propagandistica fondata sulla veemente critica alle istituzioni democratiche europee - colpevoli di aver costruito un’elefantiaca macchina burocratica che strozza i cittadini dei singoli Stati membri e non tiene conto delle specifiche particolarità nazionali, dalla condanna al lardo di Colonnata sino alla tragedia dei tappi che non si staccano dalle bottiglie di plastica -, alla loro classe politica - rea di rubare ai danni dei semplici cittadini - e dedita a veicolare contenuti complottisti - dalle tesi No Vax al Pizzagate, sino alle tesi dei Savi di Sion e al Piano Kalergi, nonché al complotto di Soros e della sostituzione etnica. Complotti che hanno attraversato questi partiti filoputiniani da sinistra a destra e portentosi mezzi di influenza culturale il cui fine è quello di minare le istituzioni e gli enti “ufficiali” a vantaggio dei canali “informali” al motto di “non ce lo dicono!”.
A impacchettare il tutto, lo scandalo Cambridge Analytica (2018), la società che aveva raccolto senza alcun consenso i dati sensibili di circa 87 milioni di utenti Facebook - sin dal 2013 - al fine di poter inviare messaggi altamente targettizzati a sfondo politico. Pratica che ebbe un grande impatto sulle elezioni americane del 2016 vinte da Donald Trump e sulla Brexit.
"Il mondo al contrario" e la destabilizzazione dell'asse euro-atlantico
A più di quattro anni di distanza dalla seconda invasione russa ai danni dell’Ucraina (24 febbraio 2022), il partito politico che più di ogni altro - eccezion fatta per l'Ukip di Nigel Farage e il Rassemblement National di Marine Le Pen - appare ai più come il prodotto meglio riuscito della propaganda russa è Futuro Nazionale del generale Vannacci. La vulgata popolare racconta di un generale di divisione - addetto militare per la difesa presso l’ambasciata d’Italia a Mosca tra il febbraio del 2021 e il maggio dell’anno seguente - che, disgustato dalla corruzione dei costumi, ha dato alle stampe, autoproducendosi, un libello che castigava le storture morali del nostro Paese, additando come i maggiori mali l’Europa, il gender, il woke e tutto quanto fosse assimilabile alla difesa dei diritti delle minoranze. Un libro che, senza un editore e senza una distribuzione, ha scalato le vette delle classifiche dei libri più venduti (tra agosto e settembre del 2023 il libro ha venduto più di novantamila copie e ha raggiunto il quinto posto tra i libri più venduti in Italia dell’intero 2023, dopo il Principe Harry e prima di Ken Follett e Fabio Volo). Ma a un’attenta riflessione, l'ipotesi che Vannacci possa rappresentare il frutto più prezioso e perfetto della propaganda dei servizi segreti russi per destabilizzare l'asse euro-atlantico può non essere più fantapolitica, ma si configura come una chiave di lettura sempre più stringente per interpretare le recenti dinamiche dell'estrema destra italiana.
Tra propaganda neo-eurasiatica e fondi offshore
Ad alimentare il sospetto di una vera e propria operazione di engineering politico vi sono anomalie che circondano la figura di Vannacci sin dai suoi esordi. Non a caso il Financial Times si è spinto a definire Vannacci “cavallo di Troia di Mosca in Italia”. Il primo mistero risiede proprio nell'opera che ne ha decretato la popolarità: "Il mondo al contrario". Il testo rivela, a un’approfondita lettura filologica e sintattica, marcate stranezze sintattiche. La prosa appare frammentata, rigida, innaturale; presenta costrutti sintattici che ricordano da vicino i tipici errori di traduzione automatica o la stesura a più mani a partire da un canovaccio redatto in una lingua straniera (presumibilmente il russo o l'inglese). Magari sarà dipeso dal fatto che il generale ha pubblicato il testo senza una revisione da parte di un editor professionista. Ma, al di là degli sfondoni semantici e sintattici (quando non grammaticali e ortografici), il libro, più che il flusso di coscienza di un militare frustrato dalla corruzione dei costumi, ricalca i moduli concettuali della propaganda neo-eurasiatica, riadattati per intercettare le insoddisfazioni del pubblico occidentale, tendenzialmente di destra e qualunquista. A questa anomalia letteraria si sovrappone il mistero dei fondi. Con la nascita e il consolidamento della sua creatura politica, Futuro Nazionale, sono emersi interrogativi cruciali sull'origine dei fondi che ne stanno sostenendo la capillare macchina organizzativa. Se da un lato il canale tradizionale del tesseramento e dei piccoli contributi appare del tutto insufficiente a giustificare la portata delle sue iniziative, dall'altro si inizia a sospettare che vi possano essere flussi finanziari provenienti dall'universo MAGA (Make America Great Again) americano e da veicoli offshore riconducibili alla galassia russa. Un intreccio di sovvenzioni transatlantiche e sovraniste che sfrutta le zone d'ombra dei finanziamenti ai movimenti politici per inoculare nell'opinione pubblica italiana tesi apertamente filo-russe e anti-NATO.
Il rosso e il nero alla roulette del Cremlino
La longa manus russa sul partito di Vannacci non sarebbe neanche un unicum in Europa, bensì l'ennesimo tassello di una strategia multilivello affinata da Mosca per oltre un decennio. Il Cremlino ha sistematicamente individuato nei movimenti sovranisti ed euroscettici del Continente i propri interlocutori privilegiati, finanziando e veicolando le istanze dei partiti di estrema destra capaci di incrinare la coesione dell'Unione Europea. Dai prestiti multimilionari concessi dalle banche russo-ceche al Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia, fino ai controversi dossier finanziari e diplomatici che hanno coinvolto esponenti della Lega in Italia o del partito Alternative für Deutschland (AfD) in Germania. Si tratta di un meccanismo oramai oliato attraverso il quale Mosca garantisce copertura mediatica attraverso i propri organi di disinformazione e sostiene le casse dei partiti compiacenti attraverso ingenti risorse finanziarie dirette o indirette. In cambio i partiti sovranisti si trasformano in veri e propri megafoni della narrazione filorussa, promuovendo il ridimensionamento delle sanzioni ed erodendo la fiducia dei cittadini verso le istituzioni euro-atlantiche. L'attività politica di Vannacci appare oramai sempre più orientata a sabotare le misure del governo italiano a sostegno dell'Ucraina. Ogni provvedimento indirizzato all'invio di aiuti militari e finanziari a Kiev viene metodicamente contestato, ridicolizzato o delegittimato.
Questo tipo di pressione - esercitata sia dai banchi del Parlamento europeo, sia attraverso l’oramai capillare presenza mediatica - ha finito per condizionare sensibilmente l'esecutivo. Non è un caso che l'ultimo pacchetto di aiuti predisposto dal governo Meloni, sin da subito sensibile alle richieste di aiuto ucraine, abbia mostrato una vistosa battuta d'arresto sul fronte degli armamenti pesanti, limitandosi quasi esclusivamente alla fornitura di generatori di corrente e materiale di soccorso civile. Tale ridimensionamento è la dimostrazione plastica di come la narrazione vannacciana stia erodendo dall'interno il consenso per la linea atlantista, costringendo la maggioranza a continui e imbarazzanti compromessi tattici per evitare di perdere la frazione di elettorato più sensibile alle sirene del pacifismo di maniera e del filorusso mai sopito. Ad oggi, si può presumere che anche con un eventuale e futuro governo di centrosinistra la musica non possa cambiare, avendo il M5S e Avs, con una buona parte del Pd, posizioni filorusse. Non è un mistero che oramai Mosca punti su entrambi i colori della roulette: rosso e nero.
Infrastrutture sotto attacco: il ruolo dei detonatori ideologici
Eppure, in questi ultimi tre anni, il Cremlino ha alzato l'asticella della guerra ibrida, integrando la disinformazione digitale con atti di vero e proprio sabotaggio fisico sul territorio europeo. Gli episodi non si contano più, ma alcuni recenti avvenimenti hanno fatto scattare il massimo livello di allerta nei servizi di sicurezza dell'Occidente. Si pensi alle complesse vicende registrate in Germania, come l'incidente provocato dal ritrovamento di droni esplosivi presso lo scalo logistico di Lipsia, ma anche ai misteriosi incendi che hanno interessato infrastrutture critiche per la Difesa europea. Tra questi spicca il rogo sviluppatosi all'interno della fabbrica di munizioni KNDS Ammo Italy (ex Simmel Difesa) a Colleferro, alle porte di Roma - uno snodo fondamentale per la produzione di munizionamento destinato agli alleati. Sebbene molte indagini siano coperte da segreto istruttorio, il modello operativo di Mosca - basato sul reclutamento di agenti locali e sull'innesco di attacchi a bassa intensità per destabilizzare la catena di approvvigionamento bellico - rende il clima politico e di sicurezza eccezionalmente fragile. In questo ecosistema di minacce non convenzionali, l'azione di condizionamento dell'opinione pubblica svolta da figure come Vannacci funziona da perfetto detonatore ideologico. Tutto serve per creare un clima di accondiscendenza nei confronti di coloro che dovrebbero essere considerati “nemici”.
L'anello debole della Nato
Di fronte a questo panorama e all’intenso rifarsi della guerra ibrida russa nei confronti dell’intera Europa, quali sarebbero le implicazioni concrete per l'Italia nel caso in cui le prossime consultazioni elettorali dovessero far entrare nel governo, fosse questo di centrodestra o di centrosinistra, partiti dalla chiara ispirazione filorussa come il M5S e, ancora peggio, Futuro Nazionale? In primo luogo, lo sfilacciamento dall'Asse Atlantico: l'Italia passerebbe da Paese garante della sicurezza dell'Europa orientale ad "anello debole" del fronte NATO. Un governo condizionato da Vannacci, ad esempio, porrebbe il veto sul rinnovo delle sanzioni contro la Russia e bloccherebbe qualsiasi ulteriore invio di armi all'Ucraina. In secondo luogo, poiché saremmo l’anello debole dell’alleanza atlantica, saremmo diplomaticamente isolati: Roma subirebbe un immediato processo di emarginazione dai tavoli decisionali di Bruxelles, Parigi e Berlino, finendo per riallinearsi alle posizioni del blocco di Visegrád. In terzo luogo, terza conseguenza a catena dei primi due elementi, vi sarebbe il rischio di una paralisi per la Sicurezza Nazionale: l'ingresso nei ministeri chiave (Difesa, Interni, Esteri) di esponenti contigui alla narrazione filorussa comprometterebbe la condivisione di informazioni d'intelligence cruciali con gli alleati Five Eyes (USA, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda) e NATO, temendo il rischio di fughe di notizie verso Mosca.
Per tutte queste ragioni l'ascesa politica del generale Vannacci non può essere derubricata a un mero fenomeno di costume legato a una passeggera protesta popolare. Trattarla con superficialità significa ignorare le dinamiche della moderna guerra ibrida: un conflitto in cui le armi più efficaci non sono solo i droni, gli attacchi hacker, gli incendi dolosi di siti strategici e simbolici, ma la capacità di manipolare il dibattito democratico di un intero Paese, guidandolo, dall'interno, verso il proprio isolamento.
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