“Vannacci? Fa promesse che non si possono mantenere”, De Carlo a

2026/08/21

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CORTINA D’AMPEZZO. Si è parlato di turismo, elezioni, il nodo Vannacci e fine vita nel primo appuntamento di “Dialoghi d’estate”, la rassegna del senatore di Fratelli d'Italia Luca De Carlo per “raccontare i risultati raggiunti dal buon governo di FdI e smentire le fake news della sinistra”.

L’incontro si è svolto a Cortina d’Ampezzo, con ospite il vicepresidente della Regione Lucas Pavanetto. Subito il punto è sul governo Meloni. “Sarà il più longevo - rivendica De Carlo - ma anche un ottimo governo: la credibilità internazionale acquisita, il ruolo di traino in Europa, il passaggio dalla logica assistenzialistica del reddito di cittadinanza a una che premia chi lavora e produce”. 

Definisce “impietoso” il paragone con i governi di centrosinistra, al cui debito accumulato imputa l’impossibilità di tagliare le accise. “Siamo comunque il governo che più ha investito sulla sanità - aggiunge - ed è stucchevole sentire dall'opposizione parlare di tagli, quando loro hanno tolto oltre 35 miliardi in passato. Abbiamo gettato le basi per il prossimo buon governo e abbiamo imparato che dobbiamo essere pragmatici, cioè adattare quello che vogliamo fare alla situazione contingente”.

Ottimismo anche sul fronte regionale. Pavanetto rivendica un inizio “alla grande” per la Giunta Stefani, in particolare su casa e sociale, nonché i buoni risultati sul fronte lavoro e turismo. Sull’autonomia parla di un’accelerazione: “Dovremmo essere la prima Regione - afferma - a portarla in aula per l’approvazione di materie come la previdenza. Sono terminate le Commissioni e a inizio settembre ci sarà l’inizio dell’iter pratico, su cui il Veneto ha le idee chiare e volontà di lavorare”. 

Non manca il focus sulla montagna. Bene, secondo De Carlo, il riconoscimento delle aree montane, ma ciò che serve ora sono le idee. “Quando si stanziano tante risorse - spiega - e i Comuni riescono a prenderne una percentuale dal 40 al 50%, vuol dire che qualcosa non funziona: avere i soldi e non riuscire a spenderli è frustrante anche per i sindaci. Alcune aree hanno un problema non di risorse, quanto di idee: lo scorso anno l’avanzo di bilancio dei Comuni, in provincia poco più di 60, ammontava a 41 milioni di euro, più altri 20 milioni del Consorzio che gestisce i canoni idrici. Vuol dire che ogni Comune ha un milione di euro dormiente: i sindaci vanno quindi messi nelle condizioni di intervenire con strumenti più rapidi”. 

Torna quanto rivendicato dallo stesso Pavanetto in Agordo (qui): “La montagna - ribadisce - ha bisogno di aiuti in più: non assistenzialismo, ma mettere in moto una macchina che negli anni non è stata organizzata bene. L’assessorato dedicato va in questa direzione: ragiona in termini di infrastrutture, servizi e lavoro, pensando alle comunità che ci abitano, quelle che se ne sono andate, e quelle che vogliono tornare”. 

Lo sguardo è però alle prossime elezioni. Dopo il risultato non soddisfacente delle ultime regionali per FdI, De Carlo rivendica la priorità data alla stabilità del governo nel lasciare la scelta del candidato presidente alla Lega. “Ora - sottolinea - dobbiamo dimostrare di aver fatto un gran lavoro. Non vogliamo fare una campagna elettorale solo su ciò che vorremmo fare, ma anche raccontare quanto fatto e dimostrare la tenuta della coalizione”. Sulla quale pesa il nodo Vannacci. “Non è stato sottovalutato - spiega De Carlo - ma la sua crescita è dovuta a una sovraesposizione mediatica. Se giornali e televisioni di sinistra ti danno grande spazio, è perché sanno che fai più male alla destra che a loro: se alle elezioni si dovesse scegliere di andare con Vannacci, vedremo automaticamente noi e lui diventare pericolosi fascisti e lo storytelling cambierebbe. Invece non ho visto nessuno più fascista della sinistra in questi quattro anni: quindi noi non sottovalutiamo nessuno, ma quando Meloni da candidata premier racconterà quanto fatto, gli italiani non saranno così stupidi da farsi ammorbare da chi fa promesse che non si possono mantenere”. 

A chiudere il fine vita, dopo le perplessità suscitate dalla recente lettera di De Carlo a Luca Zaia (qui). “Zaia non ha risposto - conclude - ma forse ha riflettuto sul fatto di non rappresentare tutti i veneti. Le sensibilità dentro il Consiglio, anche in altri partiti di centrodestra, erano diverse e credo che alla tensione progressista di qualcuno si debba accompagnare un po’ di rigidità conservatrice di qualcun altro. Il rischio sul fine vita è non limitarsi a chi è in difficoltà, ma far diventare chi non è più produttivo uno scarto. Abbiamo visto in questi giorni gente farsi mettere una bomba sotto casa da un amico e passare da eroe: se il senso del limite è superato in queste cose, posso immaginare cosa succederebbe in questioni più importanti come questa”.

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