Vannacci e Meloni, i dubbi del generale sull’alleanza dopo la lezione dell’AfD. «Voglio fare come Giorgia»

2026/09/09

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Fuori dal cordone "sanitario". Libero da un abbraccio che può soffocare. Èla lezione tedesca per Roberto Vannacci. Il generale è deciso a surfare sull' "onda nera" di Afd in Sassonia-Anhalt. Ci ha messo su il cappello, anzi il berretto in tempo record. E ha ricordato all'ex amico Matteo Salvini che l'ultradestra tedesca e i suoi epigoni europei hanno un solo riferimento in Italia e si chiama Futuro Nazionale. Che Afd abbia i numeri e lo spazio di manovra politico per ambire davvero al governo nazionale, come rivendica, è tutto da vedere. Ma intanto c'è un percorso che per Vannacci costituisce un precedente. Un solco da seguire.

La strategia del generale

Mancano pochi mesi alle Politiche italiane e ancora non è arrivato un verdetto finale sulla questione che può decidere le sorti del centrodestra: Vannacci in o out? Giorgia Meloni non ha ancora rotto tutti gli indugi.

Non si fida del generale, è convinta che sia difficile se non impossibile "romanizzare il barbaro", teme le sterzate filorusse di un governo che imbarca l'ex parà, già addetto militare all'ambasciata a Mosca.

E Vannacci? Ha già deciso? Gli amici che ci hanno parlato in questi mesi lo raccontano determinato, a tratti perentorio. «Voglio fare come la Meloni». Ovvero ripercorrere la cavalcata solitaria della leader di Fratelli d'Italia, dalla gavetta sui banchi dell'opposizione alla conquista di Palazzo Chigi. Restare fuori dal grande abbraccio bipartisan al governo Draghi è stata la sua fortuna. E il generale non a torto si chiede adesso: conviene davvero trovare un posto fra i ranghi del centrodestra?

Nodo coalizioni

Il dilemma non è del tutto risolto. Vuoi perché in politica otto mesi - tanto mancherebbe alla prima finestra elettorale - sono un'era geologica. Vuoi perché la posta in gioco alle prossime elezioni è troppo alta: in palio non c'è solo Palazzo Chigi ma anche e soprattutto il Quirinale. La lezione di Afd, si diceva. Restare outsider, capitalizzare dalla trincea a oltranza contro le "grandi coalizioni", macinare consensi puntando sulla protesta, la rabbia e la pancia delle persone.

L'Italia non è la Germania, si dirà. E del resto per Vannacci aprire le porte del governo al centrosinistra, negando a Meloni e i suoi un corposissimo tesoretto di voti, vorrebbe dire prendersi una responsabilità non da poco. La tentazione di fare da sé comunque è concreta. I politologi lo chiamano "logoramento per concorrenza". E' il vero rischio della premier e degli altri leader del centrodestra. Lasciare Vannacci alla porta, con il rischio concreto non solo di mancare il premio di maggioranza dello Stabilicum ma anche, in caso di vittoria, di avere un pungolo continuo fuori da Palazzo Chigi. Ecco perché la lezione tedesca si insinua e serpeggia come un dubbio martellante

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