Vandali in azione su più vette a oltre 3.000 metri: distrutte le

2026/07/31

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MARTELLO. C'è chi le montagne le sale per respirare, per stancarsi, per guadagnarsi una vista che vale la fatica. E c'è chi, evidentemente, le sale per distruggerle.

A raccontarlo è l'Alpenverein di Martello, che nei giorni scorsi ha affidato a un post su Facebook la sua rabbia mista a rassegnazione.

Il titolo, tra il retorico e l'amaro, è già un programma: "Vandalismo sulle montagne di Martello?". Il punto interrogativo è generoso. I fatti, purtroppo, non lasciano molti dubbi.

A metà giugno, quasi in contemporanea, sono state prese di mira due vette: la Vordere Rotspitze, 3.033 metri, e l'Orgelspitze, o Laaserspitze che dir si voglia, 3.305. In entrambi i casi le cassette metalliche contenenti i libri di vetta sono state divelte con quella che l'associazione definisce, senza troppi giri di parole, "distruzione volontaria".

Sull'Orgelspitze qualcuno si è preso la briga di abbattere anche i due grandi ometti di pietra che da sempre segnavano quella cima, visibili perfino dal fondovalle.

Come se non bastasse, sull'Hasenöhrl è sparita pure la corona commemorativa del giubileo, segnalata dai colleghi dell'AVS di Laces. ''A quanto pare - scrivono dall'Avs - c'è chi sembra ormai aver perso il rispetto per le nostre tradizioni alpine''. E ancora: ''È un vero peccato e una grande tristezza''. Un colpo su più fronti, quasi a voler testare quante forme diverse di dispetto si potessero infliggere alla stessa montagna nello stesso periodo. 

Per chi non frequenta le vette, un libro di vetta può sembrare un dettaglio romantico, quasi decorativo: un diario in cui gli alpinisti lasciano una firma, una data, un pensiero. In realtà è molto di più. È memoria collettiva, certo, ma è anche uno strumento concreto per il soccorso alpino, che in caso di ricerche può trovare lì un indizio prezioso su chi è passato e quando.

Gli ometti, dal canto loro, sono tra i più antichi segnavia delle Alpi: pietra su pietra, per dire "sei sulla strada giusta" a chi verrà dopo. Toglierli non è un dispetto qualunque. È cancellare un pezzo di linguaggio condiviso tra chi va in montagna.

Sulle vette di Martello, tra l'altro, di simboli ce ne sono già 23: sono le croci che segnano altrettante cime, espressione di un legame antico con quei luoghi. L'ultima, sulla Mutspitze, è stata benedetta appena il 19 luglio scorso. Un contesto in cui il gesto di distruggere ometti e libri di vetta suona ancora più stonato, quasi una provocazione bella e buona rivolta a chi in quelle tradizioni ci crede davvero.

L'associazione, va detto, non si è persa d'animo.

I due custodi di rifugio, Christian e Wolfgang, insieme ai loro collaboratori, sono già saliti a rimontare nuove cassette e nuovi libri di vetta sia sulla Rotspitze che sull'Orgelspitze. Poche righe di ringraziamento, nel post, ma sufficienti a far capire quanto lavoro (non richiesto, non retribuito, non necessario se solo si rispettassero le cose altrui) sia stato necessario per rimediare al danno.

Sotto al post, la reazione della comunità è stata quasi unanime: dispiacere, imbarazzo, e più di un "imbecilli" rivolto a chi ha materialmente compiuto il gesto. C'è chi coglie l'occasione per allargare il discorso, puntando il dito contro quella che definisce la "generazione influencer": gente che, secondo questa lettura, ha trasformato le montagne nell'ennesimo parco giochi da mostrare online, con il rispetto che passa decisamente in secondo piano rispetto ai like.

Chi siano davvero i responsabili, per ora, non si sa. L'Alpenverein ha chiesto pubblicamente segnalazioni utili a chiunque abbia visto qualcosa. Nel frattempo, le cassette sono di nuovo al loro posto, pronte per essere riempite di nomi e date di chi la montagna, quella vera, la rispetta ancora.

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