Valeva 15 miliardi, ora sta crollando: la prima grande azienda travolta dall’intelligenza artificiale | Inchiesta

2026/07/27

Categories: world-news

Manlio Pistolesi

Da una capitalizzazione di 14,7 miliardi di dollari a poco più di 100 milioni, ricavi totali in caduta libera e perdite nette a 9 cifre. Questa è la parabola di Chegg, il colosso statunitense dell'apprendimento online distrutto dall'intelligenza artificiale. È la prima vittima illustre di ChatGpt, Claude e compagnia. Ed è solo l’inizio. Una storia sulle occasioni perse, sulla brutalità del mercato e sull'economia di oggi.

Sotto osservazione

Prima di intonare il requiem di Chegg è doveroso chiarire che l'azienda, dopo tagli e continui aggiornamenti della sua offerta, è ancora in piedi. L'equilibrio, però, è precario. E anche la Borsa di New York, dove è quotata, l'ha notato. Tanto che il 24 luglio il New York Stock Exchange (Nyse) ha notificato alla società che non è più conforme alla sezione 802.01C della borsa valori: ovvero negli ultimi 30 giorni il prezzo medio di chiusura delle sue azioni ordinarie è stato inferiore a un dollaro. All'orizzonte, quindi, incombe il delisting. Ma Chegg ha ancora margini di manovra: può tornare in regola se nel prossimo semestre, nell'ultimo giorno di negoziazione di qualsiasi mese, il titolo ordinario registra un prezzo di chiusura e un prezzo medio di chiusura pari ad almeno un dollaro.

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La notifica del Nyse segue quella inviata a dicembre 2025 per la non conformità al prezzo minimo delle azioni. Una situazione da cui la società è uscita il 1° giugno del 2026. L'azienda rimarrà comunque sotto osservazione della borsa valori per via del nuovo fronte che si è aperto. Una situazione impensabile fino a qualche anno fa per una start-up che aveva sbalordito tutti per la sua crescita.

Cos'è Chegg 

Chegg è stata lanciata nel 2005 da due studenti dell'Iowa state university, Aayush Phumbhra e Osman Rashid. L'idea era semplice quanto efficace: la piattaforma permetteva di noleggiare a un prezzo competitivo i libri di testo utili agli studenti dei college. Il nome è una crasi dei termini inglesi "chicken" (pollo) ed "egg" (uovo) che rievoca il noto paradosso su chi sia nato prima tra l'uovo e la gallina.

La start-up attira l'interesse di molti e nel 2010 Dan Rosensweig (nella foto vicino al titolo) ne diventa amministratore delegato. Rosensweig era una figura importante già allora, dal 2002 al 2007 era stato direttore operativo di Yahoo. L'arrivo del manager rivoluziona il business della società. Grazie alle acquisizioni di CourseRank e Cramster, nel 2010, vengono offerti nuovi servizi: gli studenti possono selezionare i corsi da frequentare e chiedere aiuto per i compiti direttamente sul sito di Chegg. Una volta definito l'orario, Chegg indicherà i libri di testo necessari e permetterà di noleggiarli con un semplice clic.

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Gli utenti, inoltre, possono pubblicare le proprie domande ed essere aiutati da altri studenti o da esperti. Così facendo Chegg inizia a elaborare un database di risposte alle domande presenti nei libri di testo. Tra contenuti creati in proprio, quelli elaborati dalla community e questionari affidati a professionisti, il bacino negli anni si allargherà fino a raggiungere i 100 milioni di risposte. Il funzionamento è semplice: su una barra di ricerca basta formulare una domanda e il sistema analizza il suo archivio per capire se c'è già una risposta corrispondente. Se si ha bisogno di aiuto si può sempre ricorrere a tutor disponibili tutti i giorni a ogni ora.

A questi servizi, Chegg study e Chegg tutors, nel 2017 e nel 2019 si affiancano Chegg math e Chegg writing. Il primo, oltre a essere di supporto nello studio della matematica, permette di risolvere equazioni e altri problemi. Il secondo si pone l'obiettivo di migliorare le abilità di scrittura degli utenti e al suo interno assomma funzioni anti-plagio e un sistema automatico di citazioni. Insomma, è il sogno di ogni studente, e il costo ridotto dell'abbonamento, circa 13 euro al mese, ne facilita il successo: nel secondo trimestre del 2021 contava 4,86 milioni di abbonati. Nel frattempo, Chegg nel 2013 si quota in borsa con un'offerta pubblica iniziale di 15 milioni di azioni a 12,5 dollari ciascuna. La cavalcata dell'azienda è appena iniziata.

Il boom con la pandemia

Con la pandemia da Covid-19 la società vive una crescita senza precedenti. Nei primi sei mesi del 2020 il titolo cresce del 40 per cento. In primavera, infatti, tutti gli istituti scolastici e universitari statunitensi vengono chiusi per limitare i contagi. Migliaia di giovani si riversano sulla piattaforma per colmare le lacune che la didattica a distanza crea, e Chegg fa incetta di studenti. Se nel 2019 i ricavi netti totali erano stati 410,9 milioni di dollari (una crescita del 28 per cento rispetto al 2018), nel 2020 balza a 644,3 milioni di dollari (+57 per cento) con 6,6 milioni di abbonati. I dipendenti superano il migliaio.

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Non mancano però le critiche. Famiglie e docenti ritengono che la piattaforma venga utilizzata solo per copiare più che per imparare, e accusano l'azienda di non fare abbastanza per ovviare a ciò. In un'intervista al New York Times l'amministratore delegato fa spallucce: "Gli studenti hanno sempre trovato un modo, anche semplicemente cercando su Google. Ma Chegg non è stato progettato per questo, abbiamo sviluppato una tecnologia che rimuove il materiale protetto da copyright prima ancora che venga pubblicato".

Il crollo del 2021 e l'arrivo di ChatGpt

Sembra l'ennesima storia di successo di una start-up statunitense, ma l'entusiasmo dura poco. Con il graduale ritorno a scuola in presenza degli studenti tra l'estate e l'autunno 2021, gli investitori incominciano ad agitarsi. Tra settembre e ottobre il valore di un'azione della società crolla dagli 86 ai 68 dollari. Il 1° novembre la pubblicazione dei dati relativi al terzo trimestre fa crollare a picco la fiducia nel business aziendale: in un giorno il titolo ha perso il 48 per cento del suo valore, attestandosi intorno ai 32 dollari per azione.

Sebbene di poco inferiori alle aspettative, i ricavi dell'azienda apparivano come un sintomo della crisi. Anche perché il numero totale degli abbonati era sceso di circa 400mila unità (a 4,4 milioni). Di conseguenza, la capitalizzazione era scesa di oltre 4 miliardi, mentre il giorno prima superava i 9 miliardi di dollari. A preoccupare erano anche le previsioni sul quarto trimestre, con un fatturato di circa 195 milioni di dollari, ben al di sotto dei 241 milioni che si aspettavano a Wall Street.

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Con l'arrivo di ChatGpt, che debutta a novembre 2022, le cose non fanno che peggiorare. Perché spendere soldi quando basta chiedere all'intelligenza artificiale tutto ciò di cui si ha bisogno? Non si può competere con un rivale del genere e a maggio 2023 l'amministratore delegato Rosensweig riconosce le difficoltà: "Da marzo abbiamo registrato un notevole aumento dell’interesse degli studenti per Chatgpt. Riteniamo che ciò stia influendo sul nostro tasso di crescita dei nuovi clienti". 

Alla creatura di OpenAi si sono aggiunti nuovi competitor come Claude di Anthropic, Google Ai Overview e Gemini di Alphabet. Con OpenAi ha provato addirittura a collaborare lanciando un nuovo prodotto, Cheggmate, potenziato con il modello Gpt-4. Il servizio, tuttavia, non ha conquistato gli utenti. Con Google, invece, è finita in tribunale: secondo Chegg, Ai Overview avrebbe danneggiato il suo traffico in modo sleale. Il mercato è andato avanti, mentre Chegg sembra aver bruciato quel vantaggio potenziale di cui godeva. Il database di risposte poteva essere impiegato meglio? Molto probabilmente sì, con il senno di poi.

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Per rispondere alle difficoltà, l’azienda ha dovuto portare avanti una politica di tagli al personale. Se ne è occupato il nuovo amministratore delegato, Nathan Schultz, che da aprile 2024 e fino a ottobre 2025 ha preso il posto di Rosensweig, che è poi tornato nel suo stesso ruolo. A maggio 2025 Chegg ha licenziato 248 dipendenti, il 22 per cento della sua forza lavoro. A ottobre la situazione si è ripetuta: 388 lavoratori sono stati mandati via, circa il 45 per cento del totale. Al 31 dicembre 2025, come sottolinea il report annuale, i dipendenti erano 595, di cui 411 residenti fuori dagli Stati Uniti. 

I ricavi si sono fermati a 376,9 milioni di dollari (-39 per cento) e la perdita netta ha raggiunto i 103,4 milioni. Ma i dati del 2026 non confortano di certo gli investitori: il primo trimestre si è chiuso con 63,3 milioni di dollari di ricavi netti (-48 per cento sullo stesso periodo del 2025) e le previsioni sul secondo trimestre sono ancora pessime.

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