Quando si pensa ai primi astronauti, l’immaginazione corre spesso a piloti militari, ingegneri e uomini addestrati per resistere a condizioni estreme. Valentina Tereshkova, invece, arrivava da una fabbrica tessile.Lavorava come filatrice e non aveva esperienza di volo professionale, ma praticava paracadutismo da dilettante.
Dal paracadutismo alla missione Vostok 6
Proprio questa abilità la rese adatta al programma Vostok, perché i cosmonauti sovietici non atterravano all’interno della capsula ma durante la discesa si eiettavano e raggiungevano il suolo con il paracadute. Tereshkova effettuò il primo lancio nel maggio 1959, a ventidue anni. Il programma sovietico esaminò circa quattrocento candidate, ne convocò quaranta a Mosca per colloqui e visite mediche e ne selezionò cinque. Alla fine fu scelta lei. Il 16 giugno 1963, a ventisei anni, partì a bordo della Vostok 6, diventando la prima donna nello spazio e, ancora oggi, la più giovane ad aver compiuto una missione orbitale.
Il volo durò due giorni, ventidue ore e cinquanta minuti. Tereshkova completò quarantotto orbite attorno alla Terra e rimase sola per quasi tre giorni in una capsula angusta. Con quella singola missione trascorse nello spazio più tempo di tutti gli astronauti americani del programma Mercury messi insieme, che fino ad allora avevano accumulato meno di cinquantaquattro ore complessive (c'è un'altra donna, Peggy Whitson, che ha dedicato la sua vita allo spazio).
L’errore del sistema e il racconto successivo
Decenni dopo raccontò che il sistema automatico della navicella era stato programmato per salire di quota invece di rientrare. Secondo la sua versione, il controllo missione inviò un nuovo programma che corresse l’errore e rese possibile il ritorno. Tereshkova disse anche di aver chiesto che l’ingegnere responsabile non fosse punito e di aver mantenuto il silenzio per circa trent’anni. Il racconto resta però una sua ricostruzione successiva e non un dettaglio tecnico completamente accertato.
Critiche, difesa e ruolo nella missione
Dopo il volo arrivarono anche critiche. Sergej Korolëv avrebbe giudicato negativamente la sua prestazione, descrivendola come psicologicamente instabile. Tereshkova respinse queste accuse, ricordando di aver completato il programma previsto e di aver chiesto persino di prolungare la missione. Vostok 6 era in gran parte automatizzata, ma lei svolse osservazioni, compilò il diario di bordo e inserì dati trasmessi da terra.
Perché la missione di Valentina Tereshkova resta unica
Nessun’altra donna ha mai volato da sola nello spazio. La successiva, Svetlana Savickaja, partì soltanto nel 1982. Una giovane operaia tessile orbitò attorno alla Terra per quasi tre giorni e tornò viva. La sua storia dimostrò che l’accesso al cosmo poteva rompere, almeno simbolicamente, i confini sociali e professionali dell’epoca sovietica e occidentale.
Oggi un record appartiene anche a Christina Koch perché è la donna che ha passato più tempo in una missione spaziale.
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