Valditara e l’ipotesi di un tetto più rigido agli stranieri in classe. La norma c’è già, ma è un flop

2026/08/04

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Redazione 04 agosto 2026 13:30

Giuseppe Valditara (Foto d'archivio / LaPresse)

Il governo torna a intervenire sul tema della presenza degli studenti stranieri nelle scuole italiane. Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha annunciato l'arrivo di una nuova circolare che punta a rafforzare il limite del 30% di alunni stranieri per classe, con particolare attenzione a quelli che non possiedono ancora un'adeguata conoscenza della lingua italiana.

Perché, secondo il ministro, le classi con un tetto al numero di alunni stranieri funzionano meglio 

In un'intervista al quotidiano La Verità, il ministro ha spiegato che l'obiettivo è favorire una migliore integrazione e contrastare le concentrazioni eccessive di studenti con difficoltà linguistiche. "Tutte le ricerche dimostrano che quando in una classe è molto elevato il numero di stranieri che non conoscono bene la cultura e la lingua del Paese ospitante è più difficile l'integrazione e ci sono peggiori risultati scolastici. E anche gli studenti italiani riscontrano una diminuzione delle performance", ha affermato.

Secondo Valditara, la nuova circolare renderà più efficace la direttiva già esistente, affidando agli Uffici scolastici territoriali un ruolo di coordinamento nella distribuzione degli alunni stranieri tra le diverse classi e le scuole dello stesso territorio, così da evitare situazioni di forte concentrazione. Il ministro ha però sottolineato che il tema non riguarda esclusivamente il sistema scolastico, ma anche l'organizzazione delle città. "Occorrono anche politiche residenziali da parte degli enti locali che contrastino il formarsi di quartieri ghetto", ha detto, precisando che gli studenti non potranno comunque essere trasferiti in istituti troppo lontani dalla propria abitazione.

Il limite del 30% esiste già, ma non funziona 

Il limite del 30% non è una novità. È stato introdotto con la circolare ministeriale n. 2 dell'8 gennaio 2010, firmata dall'allora ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che indicava come gli alunni con cittadinanza non italiana non dovessero superare, "di norma", il 30% degli iscritti in ciascuna classe. L'obiettivo era evitare un'eccessiva concentrazione di studenti con difficoltà linguistiche e favorire un percorso di integrazione più efficace. 

La stessa circolare, tuttavia, prevedeva fin dall'inizio un'applicazione flessibile: gli Uffici scolastici possono autorizzare deroghe quando gli studenti stranieri possiedono già un'adeguata padronanza dell'italiano oppure, al contrario, quando ritengono necessario ridurre ulteriormente la loro presenza per garantire un migliore inserimento. Nel corso degli anni, proprio queste deroghe, unite alla distribuzione non omogenea della popolazione nei diversi quartieri e ai limiti organizzativi del sistema scolastico, hanno fatto sì che il tetto del 30% fosse spesso superato, soprattutto nelle aree urbane caratterizzate da una maggiore presenza di famiglie immigrate.

E per rispettare il 30% in un quartiere a maggioranza straniera, le opzioni pratiche rimangono limitate. Una sarebbe quella di costringere i bambini di 6-10 anni a fare lunghi spostamenti quotidiani verso scuole lontane (aumentando la dispersione scolastica e i costi per le famiglie) oppure trasferire alunni italiani da altri quartieri. Lo stesso ministro Valditara ha ammesso che la scuola da sola non può risolvere il problema senza politiche abitative mirate degli enti locali.

Inoltre diversi studi dimostrano che quando la percentuale di stranieri nelle classi sale i genitori italiani tendono a iscrivere i figlio in altre scuole. C'è poi da garantire il diritto costituzionale all'istruzione che è di fatto superiore a ogni legge e circolare ministeriale: le scuole non possono negare l'iscrizione a degli studenti. 

A complicare ulteriormente il tutto c'è poi il dato della demografia. Nell'ultimo anno scolastico gli studenti stranieri sono aumentati enormemente e oggi sono quasi un milione (911.578),  il 12% della popolazione totale tra i banchi. Nel frattempo il numero di studenti italiani continua a calare: in cinque anni la flessione è stata di quasi 700mila unità. Il frutto di un inverno demografico che non sembra invertirsi. 

Il risultato è che il principio rimane di difficile applicazione e, ad oggi, rappresenta più una dichiarazione di intenti che qualcosa di concretamente fattibile.

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