Le vacanze stanno per volgere al termine per gran parte degli italiani e la fine del periodo di relax porta con sé non solo ricordi di giornate spensierate, ma anche quello che viene definito stress da rientro e che colpisce ben un individuo su tre. «Il ritorno alla routine quotidiana è fonte spesso di uno stato di malessere mentale e fisico», avverte il professor Nicola Paciello, neurologo presso l’ospedale San Carlo di Potenza e docente di neurologia Unversità della Basilicata. Prende il nome di post- vacation blues o sindrome da rientro e ha un impatto sia sulla qualità della vita, sia sulle capacità produttive.
I SINTOMI
«I sintomi sono diversi. Si manifesta con un temporaneo calo dell’umore, ansia e spossatezza. Non solo: possono comparire anche cefalee da tensione e dolori muscolari diffusi, oltre a somatizzazioni gastrointestinali», avverte il prof Paciello. È proprio il passaggio repentino dai ritmi rilassati alla ripresa degli impegni quotidiani a scatenare questa sindrome. «A livello cerebrale e ormonale si innesca una sorta di shock biochimico. Se durante le vacanze si abbassa il cortisolo al mattino, al rientro si possono, invece, subire dei picchi del cosiddetto ormone dello stress. Se durante il periodo di relax si mantengono alti i livelli di dopamina e serotonina, il rientro con la fine degli stimoli piacevoli può causare un deficit temporaneo dei neurotrasmettitori che si traduce in apatia, malinconia e calo della motivazione. Alcuni avvertono oltre a momenti di vera irritabilità, anche un’intolleranza verso i colleghi o i compiti quotidiani. Inoltre, la repentina reimpostazione della sveglia altera la produzione di melatonina, che amplifica la stanchezza diurna. Ci sono persone che avvertono una spossatezza cronica non proporzionata all’effettivo sforzo fisico e mentale», spiega l’esperto.
LE STRATEGIE
Esistono però semplici strategie da mettere in atto per contrastare questo stato di stress da rientro. «Per riequilibrare la chimica cerebrale e facilitare la transizione dalla vacanza alla ripresa delle attività, per prima cosa pianificare il cosiddetto “giorno cuscinetto”. Tornare a casa almeno 24 ore prima di rientrare al lavoro. Ciò permette al ritmo circadiano di riadattarsi all’ambiente domestico. Riabituare l’organismo a svegliarsi prima, magari in un paio di giorni e non all’improvviso. Al tempo stesso ridurre l’uso di schermi blu la sera per favorire il sonno e al mattino, appena svegli, aprire la finestra ed esporsi alla luce del sole. Ritagliarsi anche solo mezz’ora al giorno di passeggiata o attività fisica moderata. Ciò stimola la produzione di endorfine e dopamina, che contrastano il deficit biochimico da rientro». Anche l’alimentazione può venirci in soccorso. «Una cena leggera la sera prima del rientro alle attività favorisce un buon riposo. Evitare anche gli alcolici che se inizialmente possono favorire il sonno, in realtà ne compromettono la qualità, rendendolo più frammentato e meno ristoratore».
IL LAVORO
Come comportarsi il primo giorno di lavoro? «Se possibile evitare di voler smaltire a tutti i costi tutto il carico arretrato immediatamente», dice il neurologo. «Stilare una lista di priorità e concedersi brevi pause regolari, anche piccole. Questo aiuta, infatti, a stabilizzare i livelli di cortisolo. Un altro consiglio è quello di pianificare momenti di svago, ravvicinati alla ripresa delle attività. Programmare una pizza con gli amici, una breve gita fuori porta o dedicarsi a un hobby è un vero e proprio aiuto per il buonumore». Quanto durano i sintomi del post-vacation blues? «Rassicuriamo tutti che questa sindrome non è una vera e propria patologia clinica e si risolve solitamente nel giro di un paio di settimane», spiega l’esperto. «Ma in caso di persistenza dei disturbi oltre questo limite temporale è utile rivolgersi a uno specialista perché i sintomi potrebbero essere la manifestazione di un disagio più importante, innescato dal “trauma” del rientro dalle ferie».
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