L'esecuzione mediante fucilazione di Nidal Hasan, lo psichiatra militare autore della strage nella base militare di Fort Hood (Texas) nel 2009 in cui uccise 13 persone e ne ferì 32, sarà trasmessa in diretta streaming. Lo riferiscono i media americani in base a quanto detto da un funzionario del Pentagono. "Sarà trasmessa in diretta streaming, seguiranno dettagli", ha detto. Il plotone sarà schierato contro l'ex maggiore dell'esercito americano il 3 dicembre. Sarà la prima esecuzione pubblica negli Usa in 90 anni.
L'annuncio ha fatto seguito a precedenti dichiarazioni del Segretario alla Difesa Pete Hegseth, il quale aveva espresso la volontà di rendere pubblica l'esecuzione. "Affronterà un plotone d'esecuzione composto da soldati. Com'è giusto che sia", ha affermato in un'intervista con l'attivista politico di estrema destra Jack Posobiec. "Faremo in modo che la gente possa vederla. Che sia pubblica. Perché le persone devono capire che ci sono gravi conseguenze per questo tipo di azioni".
"Ha ucciso 13 persone e ne ha ferite altre 31 urlando 'Allah Akbar", il giorno del giudizio è finalmente arrivato per Hasan", ha scritto il portavoce del Pentagono, Sean Parnell su X, con il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, che ha raccomandato insieme al ministro dell'Esercito il plotone di esecuzione poi autorizzato da Trump, che ha chiosato: "giustizia".
All'inizio della settimana, il presidente Donald Trump ha approvato l'esecuzione mediante fucilazione di Hasan. Se l'esecuzione di Hasan fosse effettivamente eseguita, si tratterebbe della prima esecuzione militare statunitense dal 13 aprile 1961, quando il soldato semplice John A. Bennett fu impiccato dopo essere stato condannato per stupro e tentato omicidio. A riferirlo è il Death Penalty Information Center, un'organizzazione no-profit che monitora la pena capitale.
Il risveglio di Christa Pike
Dal Tennessee, intanto, i legali di Christa Pike, sopravvissuta a due iniezioni letali, hanno raccontato la dinamica del risveglio della donna che per giorni è rimasta incosciente, attaccata a un respiratore, con i medici che parlavano di morte cerebrale e si preparavano a staccarla dalla macchina che la teneva in vita. "Ma martedì tutti siamo rimasti scioccati, compresi i medici, quando Christa si è svegliata e ha iniziato a parlare, non ho una spiegazione di quanto sia successo", ha detto Randy Spivey, uno dei suoi avvocati.
Il bollettino sanitario di Pike rimane comunque grave, ha aggiunto Spivey spiegando ai giornalisti in una conferenza stampa che la donna ha la polmonite, non riesce a ingoiare, non ha la funzionalità delle braccia, dove ha anche un coagulo di sangue. "E non abbiamo ancora cominciato a valutare cosa tutto questo possa significare per la sua salute mentale", ha aggiunto descrivendola come "confusa e arrabbiata", anche per il fatto di essere risvegliata ammanettata al letto e circondata da persone che non conosceva.
"Dove sono e chi siete", sarebbero state le prime parole di Pike che sembra comunque ricordare perfettamente la lunghissima ora trascorsa legata sul lettino della camera della morte: "Si ricorda che lo stato ha cercato di ucciderla, lei è stata gentile mentre tentavano per un'ora, ferendole il braccio ago dopo ago, poi ha sentito il bruciore del pentobarbital e poi si è svegliata circondata da persone che non conosceva con un tubo in gola".
Gli avvocati di Pike hanno parlato alla stampa al termine di un'udienza durante la quale hanno incassato la prima vittoria di quella che si prospetta come una lunga battaglia legale, che con la sua eco nazionale, e non solo, potrebbe dare nuova forza a chi chiede l'abolizione della pena di morte negli Stati Uniti.
Una giudice del Tennessee ha infatti ordinato che le autorità carcerarie conservino tutte le prove, a cominciare da tutti gli aghi usati dal team della camera della morte che non sarebbe riuscito - secondo quanto ricostruito dai periti della difesa di Pike - a iniettare nelle vene il farmaco letale, che sarebbe penetrato nei tessuti e non nel sangue, facendole perdere coscienza senza ucciderla. L'obiettivo è usare questi elementi non solo per dimostrare che lo stato del Tennessee ha violato i diritti civili e costituzionali della donna, esercitando una "punizione crudele", ma anche per fare pressioni per ottenere la commutazione in ergastolo della pena di morte della donna, condannata per un delitto commesso quando aveva 18 anni da una giuria alla quale non era stata presentata la situazione di abusi fisici e sessuali in cui era cresciuta. Bill Lee, il governatore repubblicano che aveva negato a Pike la grazia e ora ha sospeso fino a fine anno le esecuzioni, finora non ha risposto alle nuove richieste degli avvocati della donna.
Marsha Blackburn, la repubblicana che dovrebbe succedergli dopo le elezioni di novembre, ha già detto che quanto successo a Pike "non deve essere una ragione per fermare la condanna a morte" e che bisognerà in caso valutare altri metodi. "Che sia l'iniezione letale, che sia la sedia elettrica, quello che sappiamo è che dobbiamo trovare un modo per farlo con successo", è la sua sconcertante dichiarazione. Posizione condivisa dallo Speaker della Camera del Tennessee, convinto che il modo giusto di rispondere alle descrizioni raccapriccianti di quello che è successo nella camera della morte di Nashville sia "allargare il sistema, includere altri metodi, quali siano non so, ma non penso che nessun metodo sia escluso dalla valutazione".
La discussione di nuovi o, piuttosto, di vecchi metodi di esecuzione accantonati per quello che sembrava più 'asettico', l'iniezione letale, va avanti da diverso tempo negli Stati che applicano la pena di morte per fronteggiare la difficoltà di reperire farmaci per il cocktail letale, provocata da una campagna di pressione internazionale, in cui la Ue è stata in prima fila, contro l'esportazione negli Usa di farmaci utilizzabili per le esecuzioni.
Lo scorso anno, ha fatto scalpore la notizia che l'Idaho ha adottato la fucilazione come metodo primario di esecuzione, decidendo di tornare alla brutalità del plotone di esecuzione dopo che un'iniezione letale era stata bloccata a causa della difficoltà di trovare la vena del condannato.
In Idaho ancora non ci sono stati plotoni di esecuzione, ma il prossimo 3 dicembre, all'una del pomeriggio, è stata fissata dall'Esercito americano la fucilazione a Fort Hood di Nidal Malik Hasan.