Usa-Iran, finisce la tregua e tornano le tensioni su Hormuz. Trump: «Lo stretto è territorio nostro». E a Dubai scatta l’allarme missili

2026/08/19

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A Dubai sugli smartphone della popolazione scatta l’allerta a causa di due missili lanciati dall’Iran. Donald Trump avverte che non vi sono più trattative con Teheran, sostiene che ora lo Stretto di Hormuz è territorio americano e minaccia di bombardare un altro Paese del Golfo, l’Oman. Il prezzo del greggio torna a salire e l’ennesimo mercantile è stato colpito mentre si avvicinava allo Stretto. E il memorandum di pace siglato a Islamabad da Teheran e Washington, presentato con grande enfasi nel giugno scorso, dopo sessanta giorni è scaduto senza che sia stata trovata un’intesa sull’applicazione dei vari punti. Era il 28 febbraio quando Stati Uniti e Israele iniziarono la guerra bombardando l’Iran per fermare la minaccia dello sviluppo di armi nucleari. Seguirono la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte degli iraniani e lo speculare blocco navale degli americani, gli attacchi di Teheran contro i Paesi dell’area alleati degli Usa, le concitate fasi di negoziati contraddistinte da alti e bassi. Dopo quasi sei mesi, di fatto si è tornati al punto di partenza.
Anche se i sistemi di difesa aerea degli Emirati Arabi hanno abbattuto i due missili iraniani (uno è precipitato al di fuori delle acque territoriali, l’altro all’interno), il nuovo attacco ha un valore simbolico indubitabile. Allo stesso modo, si riacutizza l’insicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, così cruciale per l’economia globale: l’agenzia britannica per la sicurezza marittima (Ukmto) ha annunciato che una nave commerciale è stata raggiunta da un proiettile di provenienza sconosciuta: danneggiata la sala macchine. Un membro dell’equipaggio è rimasto ferito e successivamente è morto. Da Ferragosto sono state almeno tre le navi mercantili degli Emirati Arabi prese di mira dall’Iran.

IL POST

Nonostante l’evidente situazione di instabilità dell’area, ieri Donald Trump ha pubblicato una mappa su Truth Social in cui sostiene che lo Stretto di Hormuz è americano. La formula è diretta per quanto surreale: «Un nuovo territorio Usa». Qualcuno in risposta ha osservato che la mappa è inesatta perché mancano Qatar e Bahrain. E poi c’è stata la risposta iraniana. Il vice ministro degli Esteri di Teheran, Kazem Gharibabadi, su X ha scritto: «Proprio come Trump ha correttamente scritto il nome dell’eterno Golfo Persico, la sua illusione sullo Stretto di Hormuz presto sarà corretta oppure saremo noi a correggere le illusioni di quest’uomo». La linea di Teheran: riapriremo lo Stretto quando saranno rispettati gli accordi. Trump il giorno prima, in un’intervista a Fox News, aveva addirittura prospettato il bombardamento dell’Oman: «Se si mette di mezzo li bombarderemo fino a distruggerli». Il presidente americano è infuriato per il dialogo tra Teheran e Muscat sulla gestione dello Stretto (che in parte, appunto, dipende dall’Oman). Ecco, in questo scenario appare davvero arduo ipotizzare una ripresa dei colloqui ed è lo stesso presidente americano a confermarlo nonostante nelle 24 ore precedenti avesse prospettato l’apertura di un canale di dialogo con le Guardie rivoluzionarie: «Non sono in corso né programmati colloqui o conversazioni con l’Iran. Il blocco navale rimane in vigore. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo». E per una volta anche gli iraniani sono d’accordo e confermano che non ci sono trattative, anche se, secondo il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, gli Stati Uniti «implorano» di avviare colloqui. Lo stesso Araghchi ha dichiarato: «Abbiamo informato i mediatori che non accettiamo un cessate il fuoco. Al contrario, abbiamo affermato che la guerra deve finire». E il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore Ghalibaf, in questo scontro dialettico a distanza, va oltre: «Gli americani pensano che stringere di più la presa sull’Iran porterà a concessioni che non erano previste dall’accordo. Bessent (segretario del Tesoro Usa) e Hegseth (segretario alla Difesa) sono completamente fuori luogo. Smettetela di aspettare che questa banda di pagliacci tiri fuori un coniglio dal cappello». Il presidente turco Erdogan ha parlato al telefono con Trump auspicando che si faccia il massimo per riprendere la strada della diplomazia. La verità è che entrambe le parti sono in difficoltà: Trump non vede la fine di un conflitto che potrebbe costargli caro in termini di consenso; il regime iraniano affronta una situazione economica sempre più drammatica e s’intravede all’orizzonte una forte carenza energetica tale da richiedere una drastica riduzione dei consumi poiché ci saranno difficoltà a garantire l’approvvigionamento di gas in numerose province.

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