Sempre più studenti scelgono l’università, cambiano gli equilibri tra gli atenei e si rafforza la competizione sulla qualità dei servizi, delle strutture e del diritto allo studio. È la fotografia che emerge dalla Classifica Censis delle Università italiane 2026/27, uno degli strumenti di orientamento più consultati da studenti e famiglie in vista dell’iscrizione all’università.
I dati del Censis
L’edizione di quest’anno non si limita a fotografare la graduatoria degli atenei, ma racconta anche un sistema universitario che negli ultimi dieci anni ha saputo recuperare attrattività dopo la lunga crisi demografica e le difficoltà economiche che avevano caratterizzato gli anni successivi alla recessione. Secondo i dati provvisori dell’Anagrafe Nazionale degli Studenti Universitari, elaborati dal Censis, le immatricolazioni continuano infatti a crescere, confermando un trend positivo ormai consolidato.
Il dato più significativo riguarda proprio l’evoluzione delle immatricolazioni: tra l’anno accademico 2015/2016 e il 2025/2026 gli studenti che hanno scelto di iscriversi a un’università italiana sono aumentati del 19,8%.
Anche nell’ultimo anno accademico il trend resta positivo: rispetto al 2024/2025 le immatricolazioni fanno registrare un ulteriore +0,9%, un incremento contenuto ma significativo perché conferma la stabilità della crescita nonostante il progressivo calo della popolazione giovanile italiana.
Il dato assume particolare rilievo se confrontato con le previsioni formulate negli anni passati, quando il calo delle nascite lasciava immaginare una riduzione consistente degli iscritti agli atenei. La crescita registrata dal sistema universitario dimostra invece come una quota sempre maggiore di giovani scelga di proseguire gli studi dopo il diploma, anche grazie all’ampliamento dell’offerta formativa, ai percorsi internazionali e agli investimenti realizzati con le risorse del PNRR.
Le difformità nazionali
L’aumento delle immatricolazioni non è però uniforme sul territorio nazionale.
Secondo il Censis, gli atenei del Centro Italia sono quelli che registrano l’incremento più consistente (+2,3%), mentre nel Nord-Ovest la crescita si attesta allo 0,8%, nel Nord-Est allo 0,4% e negli atenei del Mezzogiorno e delle Isole allo 0,2%.
Il dato evidenzia come alcune aree del Paese stiano rafforzando la propria capacità di attrarre studenti provenienti anche da altre regioni, grazie a un’offerta accademica sempre più competitiva, all’incremento dei corsi in lingua inglese e ai maggiori investimenti in ricerca e servizi.
Tra i fenomeni più interessanti evidenziati dalla nuova classifica vi è la crescente internazionalizzazione del sistema universitario italiano.
Gli studenti immatricolati con un diploma conseguito all’estero rappresentano oggi il 7,5% del totale, mentre dieci anni fa erano appena il 2,5%. Si tratta quindi di una quota quasi triplicata.
Circa il 70% degli immatricolati internazionali proviene da Paesi extraeuropei. L’Asia continua a rappresentare la principale area geografica di provenienza (30,6%), ma il dato più rilevante riguarda l’Africa: gli studenti africani passano infatti dal 15,9% registrato nel 2015/2016 al 28,3% attuale, quasi raddoppiando la loro presenza.
Al contrario diminuisce il peso degli studenti provenienti dall’Europa, passati dal 40,4% al 32,8%.
Questa evoluzione riflette sia il crescente interesse internazionale verso le università italiane, sia le politiche di internazionalizzazione adottate dagli atenei negli ultimi anni, con corsi di laurea in inglese, programmi Erasmus+, accordi bilaterali e una maggiore presenza nei principali ranking mondiali.
I liceali più presenti negli atenei
Il liceo continua a rappresentare il principale canale di accesso all’università.
Nel 2025/2026 il 57,9% delle matricole proviene da un liceo, in particolare dallo scientifico (28,6% del totale); seguono gli istituti tecnici (22,3%) e gli istituti professionali (7,3%).
Il confronto con dieci anni fa mostra però una trasformazione interessante: nel 2015/2016 gli studenti provenienti dai licei rappresentavano il 68,4% delle nuove immatricolazioni, mentre cresce progressivamente la presenza dei diplomati degli istituti professionali, passati dal 5,5% al 7,3%.
Sul fronte delle classifiche viene ribadito il primato dell’Università di Padova, che mantiene per il terzo anno consecutivo la prima posizione tra i mega atenei statali con un punteggio complessivo di 91,2.
Alle sue spalle resta stabile l’Università di Bologna (87,8), mentre la principale novità riguarda la Sapienza Università di Roma, che conquista il terzo posto con 86 punti, superando l’Università di Pisa.
Seguono, nell’ordine: Università di Pisa (85,5); Università Statale di Milano (85,3); Università di Firenze (84,7); Università di Palermo (84,3); Università di Torino (83,8); Università di Bari (79,7); Università di Napoli Federico II (74,2).
Tra i Politecnici continua invece il dominio del Politecnico di Milano, che supera quota 100 con 100,8 punti, davanti al Politecnico di Torino (94,8), al Politecnico di Bari (85,7) e allo IUAV di Venezia (83,7).
Parola ai rettori
Commentando il nuovo riconoscimento, la rettrice dell’Università di Padova Daniela Mapelli ha sottolineato che: “il risultato rappresenta motivo di soddisfazione ma anche di responsabilità”.
Secondo la rettrice, il valore di un’università non può essere racchiuso esclusivamente in una classifica, ma va misurato attraverso la qualità della ricerca, della didattica, dell’innovazione e del contributo offerto alla società.
Tra i grandi atenei non statali si conferma al primo posto, per il terzo anno consecutivo, la Luiss Guido Carli, con un punteggio complessivo di 95,8.
L’ateneo romano ottiene il punteggio massimo nell’area dedicata alle borse di studio e ai contributi economici, oltre a un significativo miglioramento nelle strutture e nei servizi digitali.
Secondo il presidente Giorgio Fossa: “il risultato premia una strategia che mette al centro lo studente, investendo contemporaneamente nella qualità della didattica, nell’innovazione tecnologica e nell’internazionalizzazione”.
La cavalcata del Campus Bio-Medico di Roma
Ma va detto che tra i risultati più significativi dell’edizione 2026/2027 emerge anche la crescita dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che conquista il secondo posto tra i piccoli atenei non statali, migliorando di una posizione rispetto allo scorso anno.
L’ateneo registra un incremento complessivo di 5,6 punti, passando da 86,8 a 92,4, uno dei progressi più consistenti dell’intera classifica.
Ma a trainare il miglioramento, sono soprattutto gli indicatori relativi alla qualità della vita universitaria. È qui che Il Campus Bio-Medico conquista infatti il primo posto nazionale della categoria per il diritto allo studio e gli interventi a favore degli studenti: raggiunge 100 punti nell’indicatore dedicato alle strutture, grazie agli investimenti realizzati negli ultimi anni e sale a 98 punti nella comunicazione digitale.
Particolarmente significativo anche il risultato ottenuto nei servizi agli studenti, con 105 punti, il secondo migliore della categoria.
Secondo il rettore Rocco Papalia, “il riconoscimento rappresenta il frutto dell’impegno quotidiano della comunità accademica nel garantire qualità della formazione, attenzione alla persona e responsabilità educativa”.
Ovviamente la Classifica Censis rappresenta ogni anno uno dei principali strumenti di orientamento per studenti e famiglie, ma gli stessi atenei ricordano come i ranking costituiscano soltanto uno degli elementi da considerare nella scelta universitaria.
La graduatoria prende infatti in esame indicatori relativi a servizi, strutture, diritto allo studio, internazionalizzazione, comunicazione e, per gli atenei statali, occupabilità dei laureati. Restano escluse nel calcolo, però, altre variabili fondamentali, come la qualità della didattica, le prospettive occupazionali dei singoli corsi, le attività di ricerca, le collaborazioni internazionali e la coerenza tra il percorso universitario scelto e le aspirazioni personali dello studente.
Per questo motivo il Censis invita ogni anno a utilizzare la classifica come uno strumento di supporto all’orientamento e non come unico criterio di scelta.
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