Un varco sulla vertigine del nulla La potenza di Luigi Mazzarelli  - L’Unione Sarda.it

2026/10/08

Categories: world-news

Da vedere/1. A Nuoro

09 ottobre 2026 alle 00:49

Al MAN di Nuoro la materia artistica si spoglia di ogni orpello per farsi pensiero puro, astrazione e radicale interrogativo etico. Nelle sale del museo, fresche di restauro, prendono vita due progetti inediti accomunati da un’indagine profonda sui temi del tempo e della percezione, della forma e dell’illusione.

Il rigoroso allestimento
A vent’anni dalla scomparsa e a oltre quattro decenni dall’ultima apparizione ufficiale, l’omaggio dedicato a Luigi Mazzarelli (Cagliari, 1940- 2006), curato da Chiara Gatti da un progetto di Elisabetta Masala, non è soltanto un atto di giustizia storiografica, ma un’immersione senza filtri in un'intransigenza concettuale rara nel secondo Novecento. Varcando la soglia dello spazio espositivo il visitatore viene avvolto da un’atmosfera candida, immersa in un bianco quasi asettico. È una scelta allestitiva rigorosa, che rispecchia fedelmente l’andamento privo di concessioni e metodico del pensiero dell'autore. Sui tavoli bianchi disposti nella sala sono adagiati gli scritti, i teoremi e le carte vergate di Mazzarelli, fino a giungere all’esito monumentale de “Il Libro Bianco”: tre volumi interamente manoscritti, miniati e illustrati a mano a cui l’artista si dedicò dal finire degli anni Ottanta e, in modo esclusivo, dal 1993, anno della tragica scomparsa della figlia Ada.

Una preghiera laica
In questo fitto ordito, Mazzarelli mappa le coordinate dell'esistenza, dilatando e comprimendo le nozioni di spazio e di tempo. La pagina diventa un microscopio e insieme un telescopio, un luogo denso dove la forma non si adagia mai come dato definitivo, ma vibra in un’eterna, tesa dialettica con il vuoto. Ogni segno è un varco aperto sulla vertigine del nulla; ogni teorema è il tentativo sublime di dare un nome e una grammatica a ciò che sta prima del tratto, e oltre l’ultima cenere. È tra questi margini che prende forma un pensiero che si arrovella, che si fa ossessione e preghiera laica. Immaginiamo l’artista chino su quei volumi, a soppesare parole e segni per interrogare i principi primi del fare arte. Le sue mani guidano l'inchiostro in un corpo a corpo quotidiano con la composizione: da una parte l'urgenza viscerale, la necessità assoluta e ineludibile della creazione; dall'altra la ricerca spasmodica di una libertà pura, affrancata da ogni logica di mercato e da ogni sovrastruttura.

Tra le fiamme

In questo percorso integrativo si inserisce l’intervento di Alessandro Biggio, in qualità di visiting artist, il cui dialogo plastico con la materia intercetta le medesime traiettorie di essenzialità. In questo ambiente di rigore etico spicca, come un potente cortocircuito visivo ed emotivo, una grande foto che documenta in uno scatto di Pietro Zambelli il rogo di Mazzarelli del 1996. È l'immagine simbolo della radicalità dell’artista, capace di due gesti iconoclasti totali – nel 1970 a Castello e nel 1996 a Sa Illetta – nei quali diede alle fiamme la propria produzione per azzerare il linguaggio, lasciando come unica testimonianza le ceneri impresse su carta.La mostra delinea così la parabola di un uomo in costante tensione tra militanza e ricerca formale: dai primi passi nello studio di Foiso Fois alla firma del Manifesto del Gruppo di Iniziativa nel 1960, dall'esperienza autarchica della rivista ciclostilata Thèlema (1983-1988) fino alle formali “dimissioni da artista” rassegnate nel 1988 per rifiutare la mercificazione dell'opera. La sua grammatica del vuoto o alfabetizzazione del deserto non è mai stata una resa al nulla, bensì il tentativo doloroso e lucido di ritrovare la connessione autentica tra i segni e la realtà.

La lezione etica

A fare da ideale e discreto contrappunto a Mazzarelli, il MAN presenta in parallelo “Hall of Mirrors”, intervento del mantovano Paolo Cavinato (classe 1975), che attraversa le sale con spazi prospettici capaci di risucchiare lo sguardo in profondità, generando suggestivi effetti di illusione e perturbamento. Tuttavia, è proprio la lezione etica e rigorosa di Mazzarelli a dominare l’intero percorso. Riducendo l’opera all’essenziale della pagina, della miniatura e della cenere, la mostra si consacra alla riscoperta di una delle voci più dimenticate e intransigenti dell’Isola.

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