Un peu avant minuit, alla scoperta degli errori in amore: recensione del film di Nicolas Pariser

2026/09/10

Categories: entertainment

Un uomo si trova a riflettere sul suo passato e sugli amori vissuti da un punto di vista diverso. Il maschio che si mette in discussione, ma non solo, nel film di Nicolas Pariser Un peu avant minuit con Melvil Poupaud, in concorso a Venezia. La recensione di Mauro Donzelli.

Un uomo si aggira per Parigi, attraversa parchi di giorno, boulevard di notte, fra le luci riflesse nei marciapiedi bagnati dalla pioggia. Lo fa in solitaria, o accompagnato da alcune delle donne della sua vita. Il cinema francese è peripatetico, non c’è dubbio. Ama camminare, e con le strade parigine come dargli torto. E parlare molto, dialogare, riflettere, quando non si prende per una pausa in un bistrot. Ma torniamo all’uomo in questione, che insieme al regista e sceneggiatore, risponde alle giuste considerazioni che movimenti femminili di questi anni sollevano spesso: il maschio deve farsi un esame di coscienza. E Nicolas Pariser ha deciso di farlo, raccontando, in Un peu avant minuit, una storia d’amore fra personaggi di mezza età, fra i 40 e 50 anni. O meglio, le storie d’amore rilevanti del protagonista, Léo, il sempre impeccabile Melvil Poupaud.

Alle prese con dei dubbi sulla possibilità di mettere in scena, oggi, una storia d’amore “innocente”, o che il #MeToo abbia “demistificato il desiderio permanentemente, e in particolare i primi momenti di un’attrazione romantica?” Parole sue. E bisogna ammettere che non risparmia stoccate, prese in giro, e una vera e propria decostruzione dell’amore visto dai cinquantenni di oggi, mentre Léo compie in una settimana a Parigi un viaggio a ritroso, incontrando le donne con cui ha avuto una storia, o “qualcosa”, o avrebbe voluto che ci fosse ben più di qualcosa.

Come da manuale, lo sguardo indietro parte da un momento di crisi. Léo, 49 anni, si sta infatti per seperare con la sua compagna, con cui stanno insieme da qualche tempo solo per abitudine. Vivono a Nancy, nell’est della Francia, e si trova di passaggio a Parigi per partire poi in Italia, a incontrare il notaio che gli ha comunicato la morte del padre biologico, che non ha mai conosciuto. Prima di partire per Ferrara, per un problema è costretto a restare alcuni giorni in città, finendo per fare il punto sulla sua vita. Probabilmente suo malgrado, sicuramente anche in seguito a una conversazione con la figlia diciannovenne, con cui sta costruendo un rapporto dopo averla vista ben poco da bambina. Un’attivista impegnata in duri scontri in corso nella periferia della città. La giovane è certa, non si innamorerà mai. L’amore è una maniera perversa di oggettificare e dominare le donne.

A quel punto incontra qualche amico dei vecchi tempi, con cui avevano fondato una rivista letteraria, in cui le donne erano poche, e scrivevano meno dei maschi. Solo le stagiste, erano quasi tutte donne. Scopre che uno di loro è stato denunciato per molestie da dieci donne. Inizia a voler incontrare alcuni suoi amori, come Tina, “anormalmente bella al punto che non si poteva che parlare di quello, occupava tutta la stanza”. Fra inviti ai “maschi della tua età” a riflettere un po’, prendendo atto che la musa non esiste e che “le beve persone sono in grado di capire come siano stati per tutta la vita dei grandi stronzi”, Léo si scopre sul crinale della fine del mondo come l’aveva conosciuto, nella politica e nella società, assediate da manifestazioni, ma soprattutto nelle relazioni fra donne e uomini. Così come sia lui a dover riflettere, non potendo sperare che siano le donne ad assolverlo.

Un peu avent minuit è un esame dell’amore al giorno d’oggi, appassionante e capace di non deludere, se ci si lascia andare al ritmo dei dialoghi e delle lunghe passeggiate in città. Non mancano ironia e disincanto. Uno dei nostri moniti preferiti, arrivato a Léo da un vecchio amico e sodale, ai suoi tempi cinefilo ortodosso, ora convinto da un’altra religione, quella ebraica, che lo liquida senza pietà, dopo averlo ascoltato per molto tempo. “Ma che vita hai vissuto?"

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