Salerno, 25 luglio 2026 – Il mare del Cilento continua a restituire tasselli drammatici ed affascinanti della storia del Novecento. Tra le acque limpide comprese tra il porto di Agropoli e la frastagliata scogliera di Punta Licosa, frazione del comune di Castellabate, un gruppo di subacquei locali si è imbattuto in un ritrovamento di straordinario valore storico e archeologico: il relitto adagiato sul fondo di un aereo militare risalente alla Seconda Guerra Mondiale.
Il velivolo scoperto durante un'immersione
Il velivolo giace a una profondità di oltre 30 metri, adagiato su un fondale sabbioso che lo ha custodito gelosamente per più di ottant’anni. Le prime analisi effettuate sulle immagini e sui rilievi visivi suggeriscono che si tratti di un cacciabombardiere britannico della Royal Air Force (RAF).
Sorprendente è lo stato di conservazione del caccia: nonostante l'azione dei decenni e della vegetazione marina, la struttura dell'aereo appare ancora ampiamente riconoscibile. Spuntano con nitidezza dalla sagoma anteriore le canne delle mitragliatrici di bordo, oltre a porzioni della carlinga e dell'alettatura, elementi che consentiranno agli esperti di risalire con precisione al modello esatto.
Ipotesi sull'abbattimento
Come è finito il caccia britannico nelle acque di Agropoli? Le ipotesi storiche portano diritte ai convulsi mesi del 1943, quando il Golfo di Salerno e la costa cilentana diventarono il teatro strategico e cruciale del Mediterraneo. L'ipotesi principale condurrebbe a un abbattimento subito durante una missione di scorta o di attacco al suolo contro le posizioni difensive tedesche, oppure a un'avaria critica causata dal fuoco della contraerea che costrinse il pilota a tentare un ammaraggio d'emergenza al largo.
Il recupero del caccia inglese
I subacquei hanno avviato le procedure previste dal Codice dei Beni Culturali e della Navigazione, inoltrando le immagini e le coordinate georeferenziate alla Guardia Costiera di Agropoli, alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e all'Istituto Idrografico della Marina Militare. Le autorità militari e civili avvieranno ora una fase di studio e rilievo tridimensionale.
Attraverso il numero di matricola della carcassa e l'incrociare dei registri dei report di missione della RAF, si cercherà di dare un nome al velivolo e, soprattutto, di verificare la presenza di resti umani per stabilire il destino del pilota. Un eventuale recupero — integrale o parziale delle componenti principali — rappresenterebbe una complessa operazione di restauro conservativo per la memoria storica della comunità locale.
Il sommergibile Vellela affondato a Punta Licosa
Il ritrovamento di Agropoli non è un caso isolato, ma si inserisce in una fitta mappa di memoria sommersa che caratterizza l'area tra Agropoli, San Marco di Castellabate e Salerno. Il riferimento più drammatico e celebre è senza dubbio quello del Regio Sommergibile Velella.
Il 7 settembre 1943, ad appena 24 ore dall'annuncio dell'Armistizio di Cassibile, il Velella fu intercettato al largo di Punta Licosa dal sommergibile britannico HMS Shakespeare. Colpito da due siluri, il sottomarino italiano si inabissò rapidamente a oltre 130 metri di profondità, portando con sé l'intero equipaggio di 51 marinai.
Il Velella è storicamente riconosciuto come l'ultimo sommergibile italiano perduto in combattimento contro le forze alleate, e il suo relitto è da anni al centro di iniziative per la sua consacrazione a Sacrario Militare Subacqueo.
Operazione Avalanche: migliaia di duelli nei cieli del Cilento. I relitti sono in mare
Nel settembre 1943, l'Operazione Avalanche – lo sbarco degli Alleati a Salerno – trasformò la fascia costiera cilentana nell'epicentro di una gigantesca operazione aeronavale. Il cielo sopra Agropoli e il mare di Castellabate videro centinaia di duelli aerei tra Spitfire, Mustang, Boston anglo-americani e i caccia della Luftwaffe e della Regia Aeronautica.
Negli anni, associazioni specializzate e gruppi di ricerca subacquea hanno censito decine di punti d'impatto, carri armati precipitati dai mezzi da sbarco, chiatte e motori d'aereo inghiottiti dai fondali.
Questo nuovo ritrovamento al largo di Agropoli restituisce voce a una pagina di storia vissuta e drammatica, ricordandoci come il mare del Cilento sia un vero e proprio museo a cielo aperto, custode del sacrificio di giovani aviatori e marinai caduti oltre ottant'anni fa.
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