Introduzione
Il deficit italiano resta sopra la soglia europea. Nel 2025 il deficit nel nostro Paese si è attestato al 3,1% del Pil, superando la soglia del 3% fissata dall'Ue. Un dato che allontana l'ipotesi di una chiusura della procedura di infrazione per deficit eccessivo, che avrebbe aperto margini di bilancio aggiuntivi. Ma di cosa si tratta?
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Quello che devi sapere
La procedura di infrazione per deficit eccessivo
La procedura di infrazione per deficit eccessivo è il meccanismo di controllo e correzione previsto dall'Unione Europea per gli Stati membri che superano i limiti di bilancio stabiliti dai trattati. Per limitare disavanzo e debito pubblici, i Paesi Ue hanno infatti concordato una serie di valori di riferimento che non devono essere superati, evitando quindi di raggiungere un livello eccessivo di disavanzo pubblico e riducendo l'indebitamento eccessivo.
Vedi anche:
Istat conferma il deficit del 2025 al 3,1% del Pil. Italia resta in procedura d’infrazione
L'obiettivo della procedura
La procedura per i disavanzi eccessivi punta a “garantire che tutti i Paesi Ue mantengano un debito pubblico basso o riducano l'eventuale debito elevato portandolo a livelli sostenibili”, si legge sul sito ufficiale del Consiglio Europeo. L'obiettivo è quindi quello di “dissuadere l'emergere di disavanzi pubblici eccessivi e, se del caso, incoraggiarne la correzione”.
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I valori di riferimento
I valori di riferimento fissati dagli Stati membri dell'Ue sono i seguenti:
il rapporto del disavanzo pubblico non deve essere superiore al 3% del Pil
il debito pubblico non deve superare il 60% del Pil.
La relazione della Commissione
Il processo prevede diverse fasi fondamentali. Se uno Stato membro supera i valori di riferimento per il disavanzo o il debito, oppure rischia di superarli nel prossimo futuro, la Commissione elabora una relazione in cui determina se lo Stato membro interessato presenta un disavanzo eccessivo. Lo sforamento non comporta automaticamente l'avvio della procedura, ma è la Commissione stessa a preparare la relazione, valutando se sia eccezionale e tenendo conto di determinate “circostanze rilevanti”, e a sottoporla al Consiglio.
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Il ruolo del Consiglio
È il Consiglio, su proposta della Commissione, ad aprire formalmente la procedura. Dopo aver esaminato le eventuali osservazioni formulate dallo Stato membro interessato, il Consiglio stesso formula una decisione contenente una valutazione globale in merito all'esistenza di un disavanzo eccessivo.
La raccomandazione del Consiglio
Il Consiglio, nel caso in cui ritenga che vi sia un disavanzo eccessivo, assegna un percorso correttivo della spesa netta per riportare il deficit sotto il 3%. A questo punto, spetta allo Stato membro interessato adottare le misure necessarie entro sei mesi.
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Cosa succede se non si adottano misure
Se lo Stato membro non adotta le misure entro il termine stabilito, il Consiglio può imporre sanzioni, compresa anche un'ammenda per gli Stati membri della zona euro. L'importo può raggiungere lo 0,05% del Pil dell'anno precedente. Nello specifico, l'ammenda deve essere versata ogni sei mesi fino a quando il Consiglio ritiene che lo Stato abbia dato seguito effettivo. Se lo Stato membro continua a non conformarsi, il Consiglio può intensificare le sanzioni.
La clausola nazionale di salvaguardia
La clausola nazionale di salvaguardia con le deroghe al Patto, o 'Nec', introduce una flessibilità sul percorso di spesa ma non cancella il limite del 3%. Attualmente è attivata da 16 Paesi con deroghe su spese nella difesa fino all'1,5% del Pil in quattro anni ed è previsto si possa allargare anche agli investimenti nell'energia. L'Italia ha inviato la richiesta per attivarla. Se un Paese non è già in procedura, Commissione e Consiglio possono decidere di non aprire l'iter quando lo sforamento del 3% è riconducibile alle spese autorizzate dalla Nec.
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Il regolamento dei Paesi in procedura
La situazione è diversa per un Paese già in procedura, per cui vige un diverso regolamento. La Nec può consentire di deviare dal percorso della spesa senza che ci sia inadempienza sul piano concordato, ma non modifica il requisito per chiudere la procedura. Per farlo il deficit deve comunque andare sotto il 3% in modo "credibile e duraturo" anche se lo sforamento dipende da investimenti nella difesa e nell'energia.
La situazione in Italia
In Italia l'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari nel 2025 a -3,1%. Ma per uscire dalla procedura, il dato sul deficit 2025 nella notifica Eurostat sarebbe dovuto essere inferiore al 3% del Pil. In questo caso, che cosa sarebbe cambiato per il nostro Paese? Vediamolo insieme.
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Il deficit in Italia negli ultimi anni
Ecco di seguito la situazione dell'indebitamento in rapporto al Pil in Italia dal 2021 ad oggi:
Quanto si doveva risparmiare per stare sotto al 3%
Per restare sotto la soglia del 3% fissata dall'Ue, quanto avrebbe dovuto risparmiare il nostro Paese? Secondo l'elaborazione di Sky TG24 sulla base dei dati Istat, l'Italia avrebbe dovuto spendere 1,8 miliardi di euro in meno.
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Qual è il deficit previsto per il 2026
Secondo i dati forniti dal Ministero dell'Economia, il deficit previsto per quest'anno è del 2,9%.
Più deficit richiesto dall'Italia
Questi sono i numeri forniti dal Ministero dell'Economia:
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