Ucraina, Putin e i Sovranisti

2026/09/13

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pippo manuli

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La questione Ucraina…

La recente narrazione mediatica sulle dichiarazioni di Putin, secondo cui la Russia non avrebbe intenzione di attaccare l’Europa, appare incompleta. Essa trascura un elemento decisivo: oggi Mosca non ha bisogno di esercitare una minaccia militare diretta per ottenere vantaggi strategici nel continente europeo. La leva principale non è più il conflitto armato, ma l’evoluzione politica interna dei Paesi europei.

In diverse nazioni dell’Unione emergono forze politiche che, consapevolmente o meno, assumono posizioni favorevoli agli interessi del Cremlino. Non si tratta di semplice frammentazione politica, ma di un allineamento parziale verso Mosca, che si manifesta attraverso richieste di riduzione del sostegno militare all’Ucraina, inviti a un “realismo geopolitico” che di fatto implica l’accettazione delle conquiste territoriali russe, diffidenza verso l’Unione Europea e verso la NATO, e proposte di dialogo prive di condizioni e prive di forza negoziale.

Queste posizioni, presentate come alternative pragmatiche, non offrono alcuna leva reale per ottenere una pace giusta. Chi chiede meno armi all’Ucraina indebolisce la capacità di resistenza del Paese aggredito; chi propone un dialogo senza deterrenza indebolisce la posizione dell’Europa; chi contesta le istituzioni europee e atlantiche indebolisce gli unici strumenti che possono garantire credibilità e coesione. In questo contesto, presentarsi a Putin per chiedere una pace equa significa farlo senza strumenti, senza forza e senza capacità di pressione.

La concezione di “pace giusta” per il Cremlino coincide con i suoi obiettivi strategici: oggi mantenere il controllo dell’intero Donbass, ieri inglobare l’intera Ucraina, come avvenuto per la Crimea. Senza una posizione di forza, il dialogo non è negoziato, ma resa mascherata.

Parallelamente, in vari Paesi europei si osserva la crescita di movimenti sovranisti che guardano con favore a una visione geopolitica isolazionista degli Stati Uniti. Questo fenomeno produce un effetto a catena: minore coinvolgimento americano, minore sostegno all’Ucraina, maggiore spazio per le pressioni russe, ulteriore indebolimento della capacità negoziale europea.

La logica interna del fenomeno è chiara: se l’Europa si divide, perde forza; se perde forza, non può negoziare; se non può negoziare, la pace sarà quella definita da Mosca. In questo quadro, le parole rassicuranti di Putin non rassicurano l’Europa, perché l’Europa non dispone più della compattezza necessaria per confutare quelle parole.

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