Ucraina, “le tangenti non vanno combattute”: così il clan di Iryna Mudra tentava di mettere le mani sulle authority anti-corruzione - Il Fatto Quotidiano

2026/08/21

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Ucraina, “le tangenti non vanno combattute”: così il clan di Iryna Mudra tentava di mettere le mani sulle authority anti-corruzione

I controlli sono un intralcio. Il fiato dei magistrati sul collo dà fastidio. Perché in Ucraina la corruzione “non bisogna combatterla, bisogna controllarla”. Dal nuovo materiale pubblicato dall’Autorità Nazionale anti-corruzione sull’operazione “Forrest Gump” che ieri ha portato alla rimozione di Iryna Mudra, vicecapo dell’ufficio di Volodymyr Zelensky, emerge il modo in cui quella che i magistrati definiscono una “organizzazione criminale” hanno provato a mettere sotto controllo le autorità indipendenti che a Kiev si occupano di lotta alle tangenti.

I magistrati li definiscono “tentativi di interferenza volti a introdurre persone da loro controllate all’interno della Nabu”. Il 9 giugno 2026, Mudra discute dell’elezione dei membri del Consiglio Pubblico di Controllo dell’Autorità, organo civico indipendente che ha il compito di garantire la trasparenza e vigilare sulle attività dell’ente. “Domani sarà l’elezione dei membri – dice la giurista in un’intercettazione – lì c’è la nostra Inna, c’è Anya che conosco. Come facciamo a raccogliere quanti più voti possibile?”. I membri vengono eletti dai cittadini con una votazione online sul sito ufficiale della Nabu. La soluzione escogitata consiste allora nel “bombardare” le chat private e i canali social gestiti dai complici per orientare i voti verso un candidato specifico, identificato con il cognome Chalov: “Puoi distribuirlo tu, in modo che ci siano anche le tue chat, così procediamo tutti verso lo stesso obiettivo”.

“Noi – spiega ancora Mudra – dobbiamo avere un certo numero di queste persone. Gli americani (in collaborazione con i quali tra il 2014 e il 2016 sono stati creati anche Nabu e Sapo allo scopo di combattere la corruzione, ndr) questa riserva di personale la stanno costruendo da molto tempo e in maniera sistematica. Hanno già preso il controllo di dogane, della BEB (la Polizia Economica, ndr) e dell’ARMA (ente che gestisce i beni confiscati, ndr). Cioè, si stanno prendendo tutti gli organi”.

La paura è di non riuscire più a controllare l’attività dell’Autorità. “Questi due organi (la Nabu e il Sapo, la Procura specializzata anti-corruzione che lavora a stretto contatto con la prima, ndr) sono un problema – afferma uno degli interlocutori -. Prima si poteva sapere cosa succedeva, adesso se finisci dentro al Nabu non ne esci, non passa più nulla, capisci?. Ora si tratta semplicemente di resistere, resistere”. In un’altra conversazione, una delle interlocutrici racconta di aver detto di voler “fare le cose giuste”. La donna con cui parlava, secondo la trascrizione diffusa dagli inquirenti, le rispondeva: L’approccio è sbagliato. La corruzione deve essere sistematizzata e controllata. Non bisogna combatterla. Bisogna controllare la possibilità di combatterla. Bisogna semplicemente controllarla”.

Anche il Sapo andrebbe messo sotto controllo. In un’intercettazione Mudra dice di essere andata da un alto funzionario dell’Ufficio di Zelensky, il cui nome viene omissato, e di avergli detto: “Stiamo commettendo lo stesso errore dell’altra volta. Non stiamo preparando un successore per Klimenko (l’attuale capo della Procura, ndr). Beh, Klimenko non sogna altro che essere rieletto”. E Klimenko è un problema grosso: “E’ senza scrupoli e passerà sopra di te e andrà avanti. Cioè, non è dei nostri. Il fatto che per circostanza in questo momento parli con voi, non significa che non vi darà la caccia allo stesso modo in cui l’ha data ad Andriy (forse Yermak, ex capo dell’Ufficio presidenziale arrestato e poi rimosso, ndr) e a tutti gli altri”.

E’ da oltre un anno che il governo prova a mettere sotto controllo l’Autorità anti-corruzione. Il primo tentativo lo aveva fatto la scorsa estate. Il 21 luglio Ruslan Kravchenko, Procuratore generale nominato da appena un mese su indicazione di Zelensky, aveva inviato poliziotti e servizi segreti a sequestrare documenti e fascicoli d’inchiesta negli uffici di Nabu e Sapo che indagavano su Oleksij Chernyshov, allora vicepremier e ministro, amico di famiglia del presidente. Ma anche su un altro membro del governo: Olha Stefanishyna, ministro della Giustizia e vice primo ministro, accusata di alcuni episodi di abuso d’ufficio, sostituita giusto qualche giorno prima, il 17 luglio, alla guida della Giustizia da Herman Galuschenko, poi arrestato nell’inchiesta “Midas”.

Il 22 luglio, poi, il Parlamento di Kiev – con 263 sì, 185 dei quali espressi da Servitore del Popolo, il partito di Zelensky – aveva approvato un disegno di legge il cui proposito era porre Nabu e Sapo sotto la diretta autorità del Procuratore generale. La decisione aveva provocato le prime proteste di massa nel paese dall’inizio della guerra e il piano sarebbe andato in porto se non fosse intervenuta l’Unione europea con la minaccia di tagliare diversi programmi di finanziamento se Kiev non fosse tornata indietro sulla decisione. Solo allora Zelensky, che in un primo momento aveva difeso la legge, era stato costretto a intervenire di persona per ritirarla.

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