A San Giovanni Rotondo crollano arrivi e presenze, mentre Assisi continua a crescere. E il boom dei cammini racconta un'altra idea del pellegrinaggio: meno folla davanti a un santuario, più tempo speso lungo una strada. C'è un numero che racconta meglio di altri la stagione difficile di San Giovanni Rotondo, la più importante meta del turismo religioso in Puglia e nel Mezzogiorno: 101.345. Sono gli arrivi registrati nei primi sette mesi del 2026, contro i 129.471 dello stesso periodo dell'anno precedente. Significa 28.126 arrivi in meno, il 21,72%. Ma c'è un altro numero, forse ancora più eloquente: 191.779. Sono le presenze, cioè le notti trascorse nelle strutture ricettive, contro le 226.758 del 2025: -15,43 per cento.
I flussi
La contabilità dei flussi è la fotografia che racconta meglio la crisi di un modello costruito per decenni attorno alla forza magnetica di un luogo: la tomba di San Pio. Un pellegrinaggio verticale, diretto, concentrato sulla meta. Oggi quel modello mostra le sue crepe. Il santuario del frate con le stimmate non è diventato improvvisamente una destinazione marginale. Continua ad attrarre un numero enorme di fedeli. Ma il meccanismo che per decenni ha alimentato il suo miracolo economico - grandi masse, arrivi organizzati, visita ai luoghi della devozione e ripartenza - sembra avere perso parte della sua spinta. A San Giovanni Rotondo il pellegrino arriva sempre meno. E resta poco. È il dato più pesante nell'area del turismo religioso del Gargano: mettendo insieme San Giovanni Rotondo e Monte Sant'Angelo, gli arrivi calano del 19,73 per cento e le presenze del 12,74. Il confronto parte però da un 2025 eccezionale, l'anno del giubileo, quando San Giovanni Rotondo aveva chiuso con 63.347 presenze in più rispetto al 2024, segnando una crescita del 14,9 per cento. La frenata del 2026 va dunque letta anche come un brusco ritorno dopo un picco. Ma il dato sulla permanenza aggiunge un elemento strutturale: nella città di Padre Pio il soggiorno medio si aggira attorno a 1,9 giorni. Si arriva, si visitano i luoghi della devozione e si riparte.
La domanda della spiritualità
È qui che il caso San Giovanni Rotondo diventa qualcosa di più di una crisi locale. Perché mentre il modello del grande pellegrinaggio organizzato, quello degli autobus e delle visite concentrate, sembra perdere appeal, altrove il turismo religioso si sta trasformando. Non necessariamente diminuisce la domanda di spiritualità: cambia il modo di viverla. Intanto il territorio si trova a fare i conti con una contrazione che rischia di produrre conseguenze occupazionali, tant'è che nei giorni scorsi la fondazione San Pio da Pietrelcina ha avviato le procedure di licenziamento per 38 dei suoi 89 dipendenti: a perdere il posto saranno soprattutto addetti all'accoglienza e al servizio d'ordine nei luoghi simbolo della devozione. Una crisi innescata proprio dalla contrazione del turismo religioso a San Giovanni Rotondo. I lavoratori hanno scritto a papa Leone. Nel frattempo, il resto dell'Italia religiosa sta imparando a vendere - se questa è la parola giusta - qualcosa di diverso dalla meta. La controprova arriva dall'altra parte dell'Appennino, ad Assisi, nell'Italia di mezzo. Nel 2025 la città di San Francesco ha raggiunto il record di circa 1,7 milioni di presenze, il 12,8 per cento in più rispetto al 2024. Quasi 800 mila sono state quelle straniere. La città rappresenta da sola circa un quarto dell'intero flusso turistico dell'Umbria.
Le presenze
E nel primo semestre del 2026 il contatore ha continuato a correre: oltre 850mila presenze, il 9 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Indubbiamente, Assisi sta vivendo una congiuntura irripetibile. Il 2026 è l'anno dell'ottavo centenario della morte di Francesco, patrono d'Italia, che culmina proprio oggi, 4 ottobre. Tra il 22 febbraio e il 22 marzo le spoglie del santo sono state esposte pubblicamente per la prima volta in modo prolungato: in un solo mese sono arrivati oltre 370 mila pellegrini. Un evento che ha dato una spinta straordinaria ai flussi invernali e che si è inserito in un calendario più ampio di celebrazioni, eventi e iniziative. Ma Assisi sta intercettando anche una domanda che sembra più ampia del singolo evento. È la città di Francesco, di Chiara, delle grandi basiliche, dell'arte e della natura, ma anche oggi del santo più vicino all'immaginario dei ragazzi: Carlo Acutis, morto a 15 anni, sepolto ad Assisi e proclamato santo da Leone XIV il 7 settembre 2025. Il suo corpo riposa nel santuario della Spogliazione, nel cuore della città. È un dettaglio che forse dettaglio non è. Francesco appartiene alla memoria millenaria della Chiesa; Acutis alla memoria di una generazione che con quella Chiesa deve ancora costruire un rapporto. Il primo è il santo del saio, della povertà, della fraternità universale, della pace; il secondo è il ragazzo che ha portato la fede dentro il linguaggio digitale, trasformando internet in uno degli strumenti della sua testimonianza. Epoche diverse, una stessa città. E poi c'è la parola “pace”. In un'Europa attraversata dalla guerra e in un mondo nel quale i conflitti continuano a moltiplicare paura e instabilità, il messaggio francescano assume una forza particolare di attrazione. San Giovanni Rotondo continua ad avere un patrimonio devozionale potentissimo, ma il suo modello storico è fondato sulla concentrazione: una meta fortissima, un tempo di visita relativamente breve, un flusso spesso organizzato. Assisi sembra invece aver trasformato la devozione in un sistema: fede, arte, paesaggio, cultura, eventi, memoria, spiritualità e permanenza. È una distinzione decisiva anche per l'economia. Un pellegrino che resta due giorni produce una ricaduta diversa da chi costruisce attorno alla visita un itinerario di più giorni. E proprio qui entra in scena l'altro grande cambiamento del turismo religioso italiano: i cammini.
Nel 2025 almeno 300.046 persone hanno percorso i cammini religiosi italiani, il 56,7% in più rispetto alle 191.465 del 2024. La permanenza media è stata di 7,4 giorni, per oltre 2,47 milioni di pernottamenti e una spesa diretta stimata in 216,2 milioni di euro; l'impatto economico complessivo è valutato in almeno 336,4 milioni. È quasi l'opposto della corsa alla reliquia e del pellegrinaggio mordi e fuggi: non soltanto raggiungere il luogo sacro, ma attraversare un territorio. Non soltanto pregare davanti a una tomba, ma dormire in un borgo, in un convento, mangiare, camminare, incontrare comunità e paesaggi. Non è un caso che il nuovo “Cammino di Francesco – Il Cammino della Luce”, presentato nel luglio scorso, metta in rete 1.546 chilometri e sei regioni, da Assisi a Roma e attraverso i luoghi della vita del santo. Per San Giovanni Rotondo la sfida, dunque, non è semplicemente riportare nel futuro i numeri del passato. È capire se il pellegrino che cambia abitudini possa essere nuovamente conquistato, non più soltanto dalla forza di una destinazione, ma dalla capacità di trasformare quella destinazione in esperienza.
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