È fissata per il 2 novembre l’udienza preliminare all’esito della quale si deciderà sul rinvio a giudizio richiesto dal pubblico ministero Elena Cosentino, della Procura di Salerno, per Carmine Alfano ed altre cinque persone. Alfano fu messo sotto indagine mentre ricopriva il ruolo di professore ordinario presso il Dipartimento di Medicina, Chirurgia ed Odontoiatria “Scuola Medica Salernitana” e di coordinatore della Scuola di specializzazione di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica.
L’origine
La vicenda fece molto scalpore nel 2024 quando il medico era anche il candidato sindaco del centrodestra alle elezioni comunali di Torre Annunziata, poi ritiratosi dalla competizione. Tutto ebbe inizio con la denuncia degli studenti, divulgata attraverso l’Associazione liberi specializzandi, stanchi di subire minacce, vessazioni, demansionamenti, insulti omofobi e razzisti. Da qui la segnalazione dell’Ufficio legale e contenzioso dell’Unisa. Poi la questione fu approfondita e le accuse si estesero anche a presunti interventi di chirurgia estetica fatti passare per terapeutici e che, in realtà, sarebbero stati di pura natura estetica.
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Ora il teorema della Procura di Salerno dovrà passare al vaglio del giudice che deciderà se Alfano, una sua studentessa e quattro pazienti debbano affrontare il processo. Alfano è accusato di minacce nei confronti degli specializzandi, di concussione, falso e di truffa aggravata ai danni dello Stato. Di concussione, in concorso, risponde una studentessa (per una seconda si è proceduto separatamente) e, sempre in concorso col professore, le pazienti oggetto di interventi al seno dovranno rispondere alla contestazione di truffa. La Procura di Salerno, nella richiesta di rinvio a giudizio, parte dalla «posizione di supremazia» di Alfano nei confronti delle persone offese, una decina di studenti, oggetto di «reiterate minacce, condotte umilianti e demansionanti e offese e insulti sessisti, omofobi e razzisti».Specializzandi davanti ai quali, sostiene l’accusa, venivano sventolati gli spettri di bocciature all’esame, revoca della borsa di specializzazione, trasferimenti. E ai quali veniva chiesto, per esempio, di parcheggiare l’auto di Alfano, accompagnarne parenti ed amici o in altri reparti per visite. Così come di installare telecamere «presso la sua privata abitazione» e perfino fornire «ausilio nell’organizzazione della campagna per la sua elezione a sindaco». Chi non eseguiva veniva, sostiene ancora la pm, escluso dalla partecipazione alla sala operatoria e ai congressi, relegato «all’esclusivo svolgimento di attività di mera compilazione delle cartelle o di consulenza» fino a farli restare chiusi «anche per dieci ore in una stanza». E poi ci sarebbe anche chi è stato obbligato a inserire in pubblicazioni scientifiche il nome di due specializzande “care” ad Alfano senza che loro avessero «effettivamente partecipato alla stesura» ottenendo così benemerenze e prestigio. Il capitolo operazioni erogate attraverso il Servizio sanitario nazionale è per la Procura di Salerno di semplice lettura: interventi di chirurgia estetica venivano falsamente fatti passare per terapeutici. Quattro le pazienti coinvolte, tra cui una magistrata. Interventi effettuati tra novembre 2023 e marzo 2024.
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