Le dimissioni di Nigel Farage chiudono una crisi politica nel Regno Unito che, fino a pochi giorni fa, era rimasta nell'ombra. Ma rappresentano anche una scommessa ad alto rischio. Rinunciando al proprio seggio parlamentare e provocando un'elezione suppletiva nel collegio di Clacton-on-Sea, Farage ha deciso di giocarsi tutto in un'unica partita: se riuscirà a riconquistare il seggio, potrà uscirne persino rafforzato; se invece dovesse perdere, per Reform Uk si aprirebbe una crisi potenzialmente esistenziale.
Facciamo un passo indietro: cosa è successo
Mentre tutta l'attenzione era rivolta a Whitehall, dove andava in scena una riedizione moderna del Macbeth - intrighi, tradimenti e congiure culminati con le dimissioni del primo ministro Keir Starmer - dall'altra parte dell'emiciclo si consumava la crisi interna di Reform Uk. Una sequenza di vicende relative a Nigel Farage che, sommandosi una dopo l'altra, ha eroso la sua credibilità.
Niente di nuovo nella politica britannica post-Brexit, combattuta ormai quasi esclusivamente a colpi di scandali, manovre di palazzo e clamori mediatici.
Il caso dei 5 milioni in criptovalute di Harborne
Se durante il “regicidio” di Starmer, Farage era riuscito a sgattaiolare dietro le quinte, i 5 milioni di sterline, ricevuti nel 2024 dal magnate delle criptovalute Christopher Harborne, sono rimasti sospesi come una spada di Damocle sulla sua leadership.

Del resto, non è il denaro in sé a destare scandalo. Il magnate è da anni il principale finanziatore di Reform Uk: dopo aver sostenuto il Brexit Party nel 2019, ha continuato a riempire le casse del partito di Farage, arrivando a versare oltre 22 milioni di sterline in 7 anni. Solo tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026 ha fatto donazioni ufficiali per altri 12 milioni, tutte regolarmente dichiarate. Il nodo, dunque, non riguarda i finanziamenti, ma quei 5 milioni di sterline che Harborne avrebbe versato direttamente a Farage nella primavera del 2024, mai dichiarati, e - secondo i laburisti - utilizzati illecitamente durante la campagna elettorale per le elezioni del 4 luglio 2024.
Farage obietta che fossero un regalo personale e non una donazione politica, e come tale non doveva essere dichiarata. Secondo il codice dei Commons, però, i nuovi deputati devono dichiarare entro un mese gli interessi finanziari rilevanti ricevuti nei 12 mesi precedenti l’ingresso in Parlamento. In breve, la disputa è sul come va qualificato quel denaro: regalo personale o beneficio soggetto a registrazione.
L'indagine è affidata al Parliamentary Commissioner for Standards, Daniel Greenberg, e le possibili conseguenze spaziano dalla sanzione disciplinare fino alla sospensione dalla Camera dei Comuni, che avrebbe aperto un'elezione suppletiva a Clacton. Consapevole che quello scenario fosse ormai sempre più probabile, Farage ha scelto di anticipare gli eventi.
George Cottrell e le proprietà immobiliari
Ma la mossa, per quanto astuta, concede a Farage solo un margine minimo di controllo, perché i suoi guai non si fermano al seggio di Clacton (foto sotto).
Fiutato il sangue, i media devono aver pensato che ogni Macbeth che si rispetti abbia bisogno delle sue Tre Streghe. Così hanno iniziato a rimestare il calderone da cui è emerso George Cottrell.

Amico di lunga data e collaboratore di Nigel Farage, Cottrell è un personaggio scomodo a cui venire associati. Nel 2016 fu arrestato all'aeroporto O'Hare di Chicago mentre viaggiava proprio insieme a Farage. Le autorità statunitensi lo accusarono di aver offerto servizi di riciclaggio di denaro ad agenti sotto copertura che si fingevano narcotrafficanti. Delle 21 imputazioni iniziali, tra riciclaggio, frode, estorsione e ricatto, ne rimase una sola: Cottrell si dichiarò colpevole di frode telematica, ammettendo di aver tentato di truffare criminali operanti nel dark web, e scontò otto mesi di carcere.
A portarlo al centro della scena è stata un'inchiesta del Sunday Times, secondo cui proprio Cottrell avrebbe sostenuto economicamente Farage durante la campagna per le elezioni del 2024, finanziandone il personale, la sicurezza privata e mettendogli a disposizione una villa nei pressi di Buckingham Palace. Reform Uk insiste che si trattasse dell'aiuto di un "vecchio amico", privo di qualsiasi ruolo ufficiale nel partito, e che quei benefici fossero regali personali, non contributi politici. Ma la ricostruzione si intreccia inevitabilmente con quella dei 5 milioni di sterline di Christopher Harborne.
Il patrimonio: altri 4 milioni investiti nel mattone
Dulcis in fundo, mentre il calderone continuava a ribollire, la terza strega ha tirato fuori alcune domande sul patrimonio immobiliare di Nigel Farage e della compagna Laure Ferrari. Secondo diverse ricostruzioni, la coppia avrebbe costruito un piccolo impero immobiliare tra Sussex, Surrey e Kent, con proprietà per un valore complessivo superiore ai quattro milioni di sterline, acquistate in larga parte in contanti dopo il 2020.
Per un deputato britannico proprietà, benefici economici e interessi patrimoniali rilevanti devono essere dichiarati secondo le regole di Westminster. Se un immobile o un vantaggio economico rientra tra quelli soggetti all'obbligo di registrazione e viene omesso, la questione smette di riguardare il patrimonio personale e diventa un problema di trasparenza istituzionale. È proprio questo il filo rosso che unisce le tre vicende che oggi gravano su Farage: i 5 milioni ricevuti da Christopher Harborne, il sostegno logistico e finanziario fornito da George Cottrell e, ora, le proprietà immobiliari finite sotto i riflettori.
Farage in ebollizione: perché (non) è sicuro di vincere
Che Farage non fosse tranquillo, era aparso ovvio da uno scontro avuto giorni fa con un giornalista di Sky News. Un'immagine insolita per chi, fino a poche settimane fa, sembrava dominare la scena mediatica nella sua inossidabile postura da padrone dei giochi. Dimettendosi, Farage ha riportato la partita sul terreno che gli è più congeniale: quello del voto popolare, trasformando una crisi in un referendum sulla propria leadership.

La strategia, però, si è rivelata subito un boomerang. L'obiettivo era fin troppo evidente e nessuno dei partiti tradizionali ha deciso di prestarsi al gioco, lasciando il campo al candidato satirico Count Binface, che letteralmente significa Conte Faccia di bidone (nella foto sopra, durante un'intervista alla Bbc). La suppletiva rischia così di trasformarsi in un surreale duello tra il leader di Reform Uk e un bidone della spazzatura. Qualunque sia l'esito, Farage ne esce indebolito: una vittoria non lo metterebbe al riparo da future conseguenze parlamentari; una sconfitta, invece, si trasformerebbe in un'umiliazione politica senza precedenti.
In ogni caso, per le prossime cinque settimane sarà costretto a condividere la scena con Count Binface, già invitato come sfidante nei principali programmi della Bbc e di Lbc. Nel frattempo i social sono stati travolti da una valanga di meme, fotomontaggi e battute che hanno trasformato quella che Farage immaginava come una prova di forza con l'establishment nel più grande spettacolo satirico della politica britannica degli ultimi anni.
Dossier è la sezione di inchieste esclusive in abbonamento di Today.it. Se vuoi sostenere il nostro lavoro giornalistico e abbonarti, visita la nostra vetrina cliccando qui.
Leggi gli altri Dossier di Today.it5 minuti di lettura
>> Home