TREVISO - La rosa dei pretendenti al ruolo di candidato sindaco si sta riducendo, sia da una parte che dall'altra. Nel centrodestra cresce sempre più l'opzione Christian Schiavon, assessore leghista al Bilancio che sta raccogliendo un consenso crescente all'interno del Carroccio. Al momento è lui l'alternativa più valida ad Alessandro Manera, sostituto naturale del sindaco Mario Conte dopo cinque anni da assessore, cinque da vicesindaco e in mezzo un pieno di voti fatto sia alle scorse amministrative che alle ultime Europee. Ma la scelta del candidato sindaco tiene conto di tante cose e il successo elettorale è solo una delle componenti. E Schiavon, in questo momento, è un profilo che piace perché ritenuto in grado di tenere unito un centrodestra nervoso, come dimostrano le frequenti fibrillazioni tra Carroccio e Fratelli d'Italia. Ed è anche uno dei nomi più chiacchierati a Monigo, dove si è appena conclusa la festa Democratica e il tema del candidato sindaco ha tenuto banco nelle discussione a margine degli eventi con focus soprattutto sul nome del possibile avversario. E proprio nel centrosinistra invece i fari si stanno accendendo su Stefano Pelloni, capogruppo del Pd in consiglio comunale.
I profili
Pelloni, che alla fine di questa legislatura avrà mantenuto il ruolo di capogruppo Dem per dieci anni, è molto quotato. E pare aver superato la concorrenza di Stefano Zoccarato, avvocato che ieri alla festa democratica ha condotto il dibattito tra cittadini e la coalizione di centrosinistra al gran completo. A penalizzare il nome nuovo del Pd è però il fatto di essere ancora poco conosciuto, di non aver ricoperto incarichi pubblici. In una delle ultime riunioni Giovanni Manildo, ex sindaco e presidente del gruppo consigliare del Pd in Regione, avrebbe espresso qualche dubbio sulla candidatura Zoccarato, sottolineando proprio il suo essere un nome che ai trevigiani dice ancora poco. Indiscusse le sue capacità ma, anche in questo caso, per ambire alla candidature bisogna tener conto di tutte le variabili possibili. Quindi crescono le possibilità di Pelloni. La partita sarà ancora lunga ma più passa il tempo e più cresce la convinzione che il prossimo candidato sarà comunque espressione del Pd piuttosto che della parte civica della coalizione anche se, nei recenti sondaggi fatti in città, è stata anche testata la forza di Caterina Dozzo (Lista De Nardi), giovane e battagliera consigliera comunale.
Strategia
In ogni caso, la parola d'ordine resta "basso profilo". Ieri Schiavon, a Torino per seguire Juventus-Milan, non ha voluto commentare o dire nulla. Mentre Pelloni l'ha presa alla larga con un commento che, comunque, qualche contenuto politico lo contiene pure: «La coalizione sta lavorando unita mettendo al centro della riflessione non i nomi ma le idee per il rilancio della città - sottolinea - il traffico blocca la città e la viabilità non funziona, i cittadini non si sentono sicuri tornando a casa la sera o andando in centro il sabato pomeriggio e i quartieri sono dimenticati con erba alta e cestini pieni. C'è bisogno di un rilanciare l'azione amministrativa e noi stiamo ascoltando i cittadini per questo. Poi arriveranno i nomi». Tutti temi toccati anche ieri a Monigo nell'ultima giornata della festa Democratica. La coalizione al completo si è presentata ai residenti per un dibattito sui problemi del quartiere. E su un tema in particolare: il IV lotto, il tanto chiacchierato prolungamento della tangenziale destinato ad attraversare i campi di Monigo. Qui il centrosinistra si è compattato, Pelloni compreso: «Il tracciato previsto non ci piace - hanno detto tutti - il progetto così non va». Insomma: il centrosinistra resta contrario. Così come boccia la gestione dell'immigrazione in città, soprattutto dei richiedenti asilo senza un posto dove andare a dormire: nei quartieri vogliono risposte.
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