Ha richiamato oltre 3mila manifestanti a Colonia, contro i 400 annunciati, l’alleanza “Disarmare Rheinmetall”, che ha animato da martedì scorso fino a oggi un campo di protesta e organizzato sabato la partecipata protesta per chiedere la fine delle forniture di armi e delle missioni belliche, nonché l’abbandono dei questionari obbligatori per le selezioni di leva e la possibile reintroduzione di un servizio militare obbligatorio.
Il corteo è stato interrotto più volte dalle forze di sicurezza dopo che erano stati accesi dei fuochi pirotecnici. La polizia è stata anche attaccata da gruppi mascherati con lanci di biglie d’acciaio e aggressioni dirette – un dimostrante avrebbe cercato di sottrarre l’arma di servizio ad un agente – e come risposta ha impiegato idranti e manganelli. Già sulla via per la manifestazione gli agenti avevano isolare e identificato un gruppetto di partecipanti con fuochi, ha riportato la radio-tv Westdeutscher Rundfunk Köln. La polizia ha circondato circa trecento dimostranti, trattenendoli sul posto per diverse ore fino a sera tarda per identificarli. Altri sono rimasti nelle vicinanze per solidarietà, mentre il corteo è proseguito.
Il bilancio dei disordini è di diversi procedimenti penali per lesioni personali pericolose e grave turbamento dell’ordine pubblico. I manifestanti, tuttavia, hanno a loro volta accusato la polizia di aver fatto ricorso a violenza sproporzionata, con pura forza fisica e manganelli. Negli scontri almeno undici agenti sono stati feriti, uno dei quali non ha più potuto restare in servizio. Un’ottantina di manifestanti invece sarebbero stati trattati direttamente nella tendopoli del collettivo di protesta.
La polizia di Colonia si era preparata da settimane alle iniziative di protesta facendo affluire da altre città circa 1.000 agenti di supporto. Già giovedì circa cento membri del collettivo “Disarmare Rheinmetall”, la maggior parte col volto coperto, avevano impegnato le forze dell’ordine bloccando l’accesso della caserma della Bundeswehr a Colonia-Longerich fino al tardo pomeriggio. Il collettivo anche in questo caso ha successivamente accusato la polizia di eccessiva aggressività.
Il primo campo di protesta di “Disarmare Rheinmetall” risale all’agosto 2025. Anche allora i dimostranti si erano riuniti davanti a un edificio della Bundeswehr e nei pressi dell’abitazione privata dell’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, e si erano verificati scontri violenti il cui iter giudiziario non è ancora concluso, hanno riportato Estella Mazur e Oliver Köhler della Wdr.
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