Roma, 3 settembre 2026 – Non c’è luce in fondo all’anno degli eventi meteo estremi. Proprio in questi giorni tre cicloni tropicali stanno interessando in contemporanea l’Oceano Pacifico: Karina, Lowell e Marie. Un evento tanto insolito quanto affascinante, frutto di una serie di fattori ambientali concomitanti: la presenza di un’ampia porzione oceanica caratterizzata da acque particolarmente calde, un’abbondante umidità presente nei bassi strati dell’atmosfera e un contenuto wind shear (ovvero una ridotta variazione della velocità e della direzione del vento alle diverse quote). A contribuire è anche El Niño, l'ormai ben noto schema climatico naturale responsabile del riscaldamento delle acque del Pacifico tropicale.
Le due facce di El Niño tra Pacifico e Atlantico
Come spiegato da 3BMeteo, l'influenza de El Niño tende a stimolare una forte attività tropicale nelle porzioni orientale e centrale di questo oceano, incrementando i moti convettivi e creando l'ambiente ideale per la genesi e l'intensificazione delle tempeste. Al contrario, sul bacino Atlantico si registra una situazione di marcata calma: in quell'area, El Niño tende ad aumentare il wind shear verticale, disallineando le strutture temporalesche rispetto alla circolazione al suolo e rendendo estremamente complessa la formazione o l'ulteriore sviluppo di uragani.
El Niño e tutti gli insoliti fenomeni ad esso connessi dovrebbero accompagnarci almeno fino a febbraio 2027, secondo quanto riportato da Radio France International che cita fonti dell’Organizzazione mondiale della meteorologia. La segretaria dell’Omm, Celeste Saulo, ha avvertito che l'evento potrebbe rivelarsi il più forte da quando sono iniziate le rilevazioni moderne, superando i parametri utilizzati negli ultimi quattro decenni.
Un avvertimento a cui fa eco il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, che ha sottolineato come El Niño si stia espandendo a dismisura, causando mari caldi come non mai.

Texas, le conseguenze della tempesta tropicale Edouard, foto dell'1 settembre (Ansa)
Lowell va verso ovest, Karina si indebolisce. Marie prende vigore
Dando uno sguardo più da vicino ai singoli sistemi tempestosi, Lowell e Karina si mantengono sulla categoria 4 della scala Saffir-Simpson. Il primo dei due si trova a diverse centinaia di chilometri a sud di Hilo, alle Hawaii, e registra venti sostenuti fino a 250 km/h, muovendosi verso ovest. Karina, posizionata più ad est, mantiene venti attorno ai 210 km/h pur mostrando i primi segni di un graduale indebolimento. Nel frattempo, la tempesta tropicale Marie si è ufficialmente rafforzata trasformandosi in uragano al largo della Baja California, muovendosi verso ovest-nord-ovest e raggiungendo venti sostenuti di circa 130 chilometri orari.

La tempesta tropicale Edouard sopra Beaumont (Afp)
Allerta elevata dalle Hawaii alla California del sud
Secondo Newsweek, sebbene i tre sistemi non minaccino le zone continentali come altri cicloni tropicali del passato, permangono comunque rischi non indifferenti per le popolazioni costiere e i bagnanti. L’allerta resta elevata specie per il weekend, che negli Stati Uniti anticipa il Labour Day, occasione nella quale in molti si recano al mare per godere delle ultime giornate d’estate. In particolare, le onde prodotte da Lowell e Marie rischiano di provocare forti risacche e correnti di risacca, anche potenzialmente letali, lungo le coste delle isole Hawaii, della penisola della Baja California e delle aree costiere del Messico sud-occidentale, estendendosi progressivamente verso nord fino a raggiungere le spiagge della California meridionale.
La coesistenza di tre uragani nello stesso momento è un evento decisamente insolito ma non privo di precedenti storici: già nel 2015, infatti, i cicloni Kilo, Ignacio e Jimena raggiunsero simultaneamente la categoria 4.
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