«Non mi accontenterei di un pagamento a forfait… avete in mano una specie di golden share che vale più di un milione... diciamo che quella è la tariffa base e poi ci sono le spese, i bonus, il premio di produzione, le stock options». Francesca Airoldi (ma non è il suo vero nome e nemmeno quelli dei due altri soci dell’impresa criminale, ovvero l’Uomo con la cravatta e il Biondo), è chiara e diretta. E come sempre punta al massimo profitto.
Nel nuovo romanzo “Omicidi srl” (Sellerio, 400 pp. 17 €) Alessandro Robecchi rimette in pista il trio di sicari presenti anche in “Il tallone da killer” (Sellerio 2025), con la pistola in pugno e il colpo in canna. Il risultato è uno sfrenato can can con spaccate da brivido e un’ironia vorticosa che congiunge il bello e il brutto della vita in una sorta di carosello sempre più frenetico in cui prede e predatori affrontano gli stessi rischi.
Robecchi, si parte con un grosso incarico: un vecchio, estroso gallerista, vuole eliminare il nipote orfano che alla maggiore età è destinato a ereditare un patrimonio milionario che comprende anche le gallerie gestite dal nonno che non vuole rinunciarvi. Unico movente?
«Non è il solo movente. L’anziano, imbroglione patentato che commercia anche in quadri falsi e molti li fa realizzare da un imbrattatele, chiede ai sicari di eliminare anche un secondo personaggio e le cose per i due della Omicidi Srl si complicano. Arriva nuovamente in loro soccorso una collega molto abile, la Airoldi e, quando durante una trasferta sul lago di Como in incognito, al seguito del nipote da eliminare che ha affittato una villa per festeggiare il compleanno della sua ragazza, un imprevisto cambia le carte in tavola».
L’arrivo della donna migliora i risultati: è la conferma che il sistema cognitivo femminile è superiore a quello maschile?
«Questa è una cosa di cui sono convintissimo al di là della storia dei gialli. Con questi due sicari da commedia serviva anche qualcuno che ci sta con la testa. Nel primo libro l’Airoldi era una specie di stagista, ma in questo convince i due e diventa socia a tutti gli effetti della società. La capacità della donna aiuta i miei killer a vedere le cose anche da un’altra angolazione che arricchisce il punto di vista».
I sicari a pagamento, metafora del nostro tempo?
«Certo. Ammazzare la gente per soldi è una metafora del nostro sistema dove sopravvive il più forte. Nei romanzi gialli uccidere la gente sembra una cosa facile, ma giocando con la commedia, la realtà è molto più difficile. Il piano A fallisce e allora ci vuole un piano B o C, e nonostante i diversi contrattempi, i tre hanno una loro professionalità operativa: conoscono un po’ di trucchi e li usano, e mi piaceva con i miei killer fare satira sull’azienda, sull’economia, sul capitalismo».
Le tematiche reali sempre presenti nei suoi romanzi, indispensabile sottofondo?
«Dovendo inventare una storia qui, in questi anni, è chiaro che i problemi e le tematiche reali ci sono e fanno parte del paesaggio. Le mie storie sono immerse nel nostro tempo che non è un gran tempo, e sono molto preoccupato non per me ma per i miei figli. Non mi piace che i prepotenti governino il mondo. Vorrei un mondo governato da gente meno arrogante, meno stupida e meno violenta».
Epicentro della vicenda Milano, che lei descrive sempre con un certo distacco se non fastidio.
«Premetto che io amo molto Milano perché è la mia città, così posso permettermi di odiarla in modo cristallino. Con le ultime evoluzioni è diventata un posto per ricchi, un po’ perché arrivano i milionari attratti dal fatto che siamo un paradiso fiscale, e un po’ perché è, come dice il sindaco, una città attrattiva. Sta cambiando molto pelle, è diventata molto cara, e questo me la rende un po’ antipatica. Pur restando una città di grande inclusione, in questo momento include solo i milionari. Per questo il ceto medio impoverito è comprensibilmente spaventato, e ha una sua rabbia interna trattenuta: ora, secondo me, Milano non è una città felice».
Il ritmo vertiginoso e appassionante di questo romanzo nuova tecnica nei suoi noir?
«Il ritmo vorticoso è dato dal fatto che volevo unire il giallo e la commedia, e in una commedia ci vuole un po’ di ritmo da ottovolante, delle cose che non t’aspetti. Mi sono un po’ rifatto ai vecchi film con Walter Matthau e Jack Lemmon per giocare con il genere giallo che ha canoni nobilissimi, ma ogni tanto è bello entrare e uscire dalla tradizione sconvolgendo un po’ le regole. Tutti siamo preda e predatori, ma c’è sempre qualcuno che è preda quando crede di essere predatore sopra e sotto di te: è una visione un po’ darwinista della società che non mi piace, però è così».
Carlo Monterossi il personaggio di tanti altri suoi gialli, qui è solo nominato, e così Flora De Pisis la divina di “Crazy Love”: a quando il loro ritorno?
«Ci sto pensando. Monterossi è vivo, lotta insieme a noi, non è scomparso. Ho bisogno di una storia a cui servano gli occhi del Monterossi che ha un modo tutto suo di guardare le cose che gli succedono, e soprattutto la società che lo circonda analizzata dal suo punto di vista».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

