Tragedia nella laguna di Venezia: «Barchini troppo potenti e taxisti spericolati». La polizia locale: «Più clienti portano, più guadagnano. E di conseguenza, si accelera»

2026/09/14

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VENEZIA - Un'autostrada sull'acqua, un luogo poco presidiato, di competenza del nuovo magistrato alle acque. Il barchino di Sean Michieli è stato travolto da un taxi che correva in uno dei tratti più pericolosi della laguna, quello che conduce dritti verso l'aeroporto. Non sarebbe stata la mancanza di luce a causare l'incidente e nemmeno una piccola distrazione. Per ridurre un cofano nelle condizioni in cui era quando i vigili del fuoco l'hanno ripescato, completamente distrutto, è servito molto di più: una velocità di percorrenza di molto superiore ai limiti di legge da parte del mezzo di trasporto privato che portava i clienti in aeroporto.

Il tassista viaggiava ad almeno quaranta all'ora

Durante le settimane della Mostra gli agenti della polizia locale hanno lavorato assiduamente per garantire la sicurezza nelle aree di loro competenza. Dai primi riscontri ci sarebbe una conferma del problema: in laguna, soprattutto in questo periodo dell'anno, si corre sempre di più.

Velocità oltre i limiti in laguna


«L'effetto deterrente pare essersi un po' affievolito - spiega il comandante della polizia locale Marco Agostini - Ma i controlli, di conseguenza, stanno aumentando. La questione riguarda i taxi. Si tratta di mezzi che non badano alla velocità quando si tratta di guadagno. Più clienti portano, più guadagnano. E di conseguenza, si accelera. Lo confermano loro stessi, il gasolio costa e quindi bisogna fare in fretta. Stiamo attendendo che le regole cambino, che vi siano delle modifiche che permettano di essere più severi. Dall'altro lato, ci sono i barchini prosegue Agostini E anche questo è un tema. In questo caso si tratta di ragazzini che si mettono alla guida di mezzi forse troppo potenti per le loro abilità di guida. Di per sé, nessun mezzo però sarebbe realmente pericoloso. La pericolosità entra in gioco quando si decide di accelerare, di non rispettare le regole. Se tutti rispettassero i limiti di velocità, questi fatti non capiterebbero continua il comandante della polizia locale Se le persone prendono sottogamba i controlli, noi li intensifichiamo. Lo stiamo già facendo, ma è ovvio che dietro ad ogni singola barca non può sempre esserci un vigile che presidia».

Il precedente il 23 luglio scorso: morì Jonny Vido


Un altro incidente simile era capitato il 23 luglio scorso. Nello schianto, che aveva coinvolto anche in quel caso un barchino, era morto Jonny Vido. Il pescatore quarantatreenne, originario di Pellestrina, era finito contro la diga di Ca' Roman, mentre, insieme al cugino Maicol Gavagnin, stava rientrando dopo una serata a Chioggia. Quella sera infatti a bordo del cofano erano in due, Vido e il cugino. Vido era morto sul colpo, sbalzato per metri, e l'altro il cugino invece era riuscito a scendere dalla barca e aveva vagato per qualche metro in stato di choc. A ritrovare Vido erano stati, ore dopo lo schianto, i sommozzatori. L'uomo era finito in acqua dopo l'impatto e aveva perso la vita così. A causare lo scontro che era stato fatale per uno dei due, non era stata la velocità. I due avevano incontrato un ostacolo nel buio. Dopo l'urto, il piccolo cofano era affondato.

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