Tra finanza e sostenibilità, rebus e occasioni

2026/08/01

Categories: world-news

Eppur si muove. In anni di immobilismo urbanistico, dove la parola “costruire” è stata spesso un tabù, anche solo la discussione finale sulla creazione di un nuovo stadio è già qualcosa. Non è solo un tema bolognese, ma un’autoanalisi decisamente più ampia. Non ci interrogheremo qui sui luoghi dell’operazione (che di sicuro può suonare come una pietra tombale sulla vicina ex Gardaland del cibo Fico) né sul valore per l’economia regionale di un’operazione simile con tutto ciò – anche in termini di controlli e vigilanza – che ne consegue. Ciò che davvero merita una riflessione è il senso finanziario e, specularmente, di sostenibilità dell’intera vicenda. Intanto è difficile pensare che il privato (anche se è un privato come Joey Saputo con il Bologna FC) possa attestarsi da solo l’intera operazione.

È difficile anche ripensare all’emissione di denari comunali, come avvenne per i primigenio progetto del ‘Dall’Ara-ter’. Resta pertanto una forte necessità di partner privati (e c’è da augurarsi che non siano solo i soliti noti) e di finanza pubblica/italiana, quest’ultima inevitabile se l’orizzonte è quello degli Europei di calcio del 2032: su questo si gioca davvero la partita. C’è poi un tema cittadino, che è quello di rendere sostenibile non solo la vita del nuovo stadio (l’esempio tragico di Campovolo nel Reggiano o le mille vite dell’autodromo di Imola insegnano che la polifunzionalità va abbinata alla perizia nel redigere i conti), ma anche di quello vecchio. Sullo stadio Renato Dall’Ara si gioca una partita identitaria. La costruzione del possibile nuovo impianto in Fiera coinciderà poi temporalmente anche con la realizzazione del Passante di Bologna e, dunque, con la necessaria revisione stradale e di accesso di tutta l’area. Non è detto che un nuovo stadio aiuti a vincere (e magari spingesse ancora di più un sogno), ma di sicuro può essere una occasione per tutto il territorio.

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