Un progetto politico coltivato per mesi, forse anni, e mai apertamente respinto dal diretto interessato. È quanto emerge dall'ordinanza con cui il gip di Roma ha disposto l'arresto di Valter Lavitola, ritenuto il mandante dell'azione intimidatoria ai danni di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report.
L'idea di Ranucci in politica
Secondo quanto ricostruito dal giudice, già nel 2024 Lavitola scriveva al giornalista «tra 2 anni fai il Presidente», alludendo alle elezioni politiche e al fatto che Ranucci, in quel periodo, si sentiva sotto pressione per il proprio ruolo in Rai.
Lavitola fa riferimento alle elezioni politiche aggiungendo che nel caso in cui Ranucci venisse mandato via dalla Rai «farebbe bingo». Nell'ordinanza il giudice aggiunge che «è di tutta evidenza che il sostegno costante offerto dall'indagato alla persona offesa non possa non essere correlato all'obiettivo che pare ben presente nei progetti di Lativola sin dal 2024, allorquando aveva iniziato a proporre a Ranucci il tema della sua candidatura alle prossime elezioni politiche, ritenendolo l'uomo che poteva rappresentare la novità, capace di sparigliare le carte e battere gli altri candidati».
«Ranucci curioso del progetto»
«Lavitola nel tempo coltiva la sua intuizione e continua a riproporla costantemente al giornalista - prosegue il gip - che, se da un lato non pare mai condividere formalmente il progetto dell'indagato, col tempo, si comprende, dal tenore dei messaggi e dal suo comportamento, che assuma un atteggiamento di apertura o quantomeno di curiosità rispetto al progetto, che via via diviene sempre più concreto».
E in effetti Lavitola «proprio successivamente all'esecuzione dell'atto intimidatorio, inizia a tradurre quell'intuizione in fatti concreti, tanto da arrivare a commissionare un sondaggio, investendo in tale progetto tempo e denaro».
Anche dopo le perquisizioni, l'imprenditore intercettato parla del suo progetto che «avrebbe sicuramente portato il giornalista a essere eletto Presidente del Consiglio e che lui stesso avrebbe potuto raccogliere il 30% dei voti senza nessun partito politico».«Fratello - dice al suo interlocutore l'imprenditore intercettato - questo non sarebbe una pre-candidatura, sarebbe presidente garantito al centodieci per cento. Io da solo prenderei il trenta per cento, senza partito, senza nulla».
Nessuna prova di accordo con Ranucci
Il gip evidenzia però un punto cruciale: più volte Lavitola avrebbe detto che, se fosse stato lui il mandante dell'attentato, ciò avrebbe implicato un accordo anche con Ranucci. Al momento, tuttavia, non è emerso alcun elemento che colleghi il giornalista alla vicenda.
Nell'ordinanza il giudice descrive Ranucci come vittima di una manipolazione orchestrata da Lavitola, frutto tanto dell'astuzia dell'indagato quanto del legame di fiducia costruito nel tempo tra i due, al punto da spiegare la reazione di stupore e incredulità del conduttore alla notizia dell'incriminazione dell'amico. Dalle intercettazioni emergerebbe inoltre che Lavitola avrebbe continuato a insistere con Ranucci sull'inverosimiglianza della tesi degli inquirenti, nella convinzione che il sostegno della vittima del reato avrebbe rafforzato la propria posizione processuale.
Ultimo aggiornamento: lunedì 10 agosto 2026, 18:30
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