C'era una volta il calcio, quello dei numeri dall' 1 all' 11, delle maglie di lana in inverno, dell'odore di olio di canfora negli spogliatoi, dei palloni duri come pietre e dei giocatori a cui ti potevi affezionare. Ok, lo so, quel calcio non esiste più e questo non è un pezzo nostalgico, al contrario, è talmente attuale che, inevitabilmente, non può che riportarci a rimpiangere una dimensione in cui, forse, è vero, non si stava meglio di oggi, ma almeno ogni cosa aveva un senso ed uno scopo preciso.
Parliamo di ritiri estivi. Fino agli anni Novanta, le squadre partivano a inizio o metà luglio per andare in località montane essenzialmente per due cose: mettere benzina nelle gambe per la stagione a venire, fare gruppo e assimilare i dettami tattici dei propri allenatori considerando che il 90% della rose erano già definite e composte al momento della partenza. Cose semplici, appunto, ma profondamente efficaci. 2026: il Torino fa quindici giorni scarsi a Pinzolo e di quel ritiro resta la sensazione chiara ed inequivocabile di una grande occasione sprecata.
Allenatore nuovo e rosa largamente incompleta, oltreché raffazzonata, sono i pilastri divergenti di un ritiro che, a conti fatti, non è servito a molto, per non dire a niente. Se Abate aveva bisogno di trasmettere il suo verbo a quelli che scenderanno in campo durante la stagione, purtroppo a Pinzolo non ha avuto la platea che gli serviva e che probabilmente si aspettava. Il giovane mister ex Juve Stabia è stato apprezzato dai tifosi e dai giornalisti presenti, ma quanto è penetrato il suo credo nel gruppo visto che ha potuto lavorare con giocatori che nella maggior parte dei casi o non saranno più in maglia granata da qui al primo di settembre (ultimo giorno di mercato) o non saranno affatto protagonisti?
Tra giocatori assenti perché reduci dal Mondiale o perché in fase di rientro da infortunio o perché infortunati, tra giocatori primavera ed ex Primavera il cui futuro sarà comunque lontano dalla Prima Squadra e tra giocatori mancanti perché ancora non acquistati sul mercato, Abate si è ritrovato un'armata Brancaleone che ha svuotato di senso quasi totalmente le due settimane trascorse in Trentino. Il miglior portiere nelle prime amichevoli è stato Paleari destinato però ad essere il terzo oppure a trasferisi alla Samp, in difesa sono stati bocciati tutti i ritorni dai prestiti (Balcot, Dembelè e, soprattutto, Dellavalle) e addirittura si è adattato Biraghi (uno che ha passato tutto l'anno scorso da separato in casa) a braccetto di sinistra nella difesa a tre in un disperato tentativo di renderlo utile alla causa.
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A centrocampo ha brillato Luongo, un ragazzo che io personalmente seguo dall'Under 15 e che ritengo da sempre uno che ce la può fare, ma che non penso sia ancora così pronto per una titolarità in A (anche se mi piacerebbe che questa favola finisse così!). Gli altri centrocampisti hanno deluso tutti: Ilic ha fatto durare il suo ennesimo tentativo di rilancio meno di una settimana, Gineitis, che deve sempre affermarsi definitivamente, è sembrato il più in difficoltà lì in mezzo, Ilkhan e Anjorin non pervenuti per problemi fisici, Casadei è il solito mistero perché a parte fare gol, che per la carità per giocare a pallone è tanta roba, per il resto non fa nulla di ciò che un centrocampista dovrebbe fare ed allora è stato provato anche trequartista.
Sulle fasce a parte il predestinato Cacciamani e il miracolato Pedersen, sperando che l'exploit di finale di stagione scorso e dei Mondiali sia il segnale di un vero salto di qualità nella carriera del norvegese, c'è il vuoto cosmico, con Abloukhal, soprattutto, che pare l'ennesimo bidone che il Toro è bravissimo a collezionare, mentre in attacco, aspettando il vero Simeone e quel che resta del vero Zapata, Adams, Kulenovic e Gabellini sembrano più di contorno o addirittura con le valigie in mano verso altri lidi.
Allora mi chiedo: ha ancora senso fare il ritiro estivo? Perché al di là dell'aspetto meramente climatico vista le estati torride che stiamo vivendo in questi ultimi anni, che differenza ci sarebbe stata se la truppa granata fosse rimasta a fare queste due settimane di preparazione al Filadelfia? Si è parlato dell'affetto della gente granata salita a Pinzolo, ma lo stesso affetto non ci sarebbe stato anche qua a Torino con il Fila aperto tutti i giorni e i calciatori a fare le foto e gli autografi con i tifosi nel cortile dopo ogni sessione di allenamento? I tre colpi di mercato di Petrachi degli ultimi giorni (e ne serviranno altri, eccome se ne serviranno altri...) i rientri di Vlasic e Pedersen, il recupero di chi lavorava a parte danno finalmente ad Abate in questa seconda fase di preparazione l'opportunità di lavorare più in profondità sul modo di stare in campo con chi in campo ci starà poi veramente durante la stagione. Allora torno a chiedermi e a chiedervi: ha ancora senso ai giorni nostri il ritiro estivo? Forse per vendere due magliette in più di merchandising ufficiale e scrivere qualche pezzo di folclore sul contorno, ma per il resto? Il Fila aperto sempre con magari un punto di ristoro e uno store di materiale ufficiale attirerebbe più gente e creerebbe più quotidianità con la propria tifoseria di un qualunque ritiro a 500 km da Torino. Ma forse io ragiono con la testa proiettata all'indietro verso un altro calcio e, quasi certamente, verso un altro Toro.
ALESSANDRO COSTANTINO - Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.
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