Tonnellate d’acciaio sfregiano la sughereta  - L’Unione Sarda.it

2026/08/23

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Il Comitato “Sa Bardiania de sa Nurra”: «Stanno distruggendo casa nostra»

24 agosto 2026 alle 00:32

Tra Ittiri e Villanova Monteleone un parco eolico sta cambiando irreversibilmente ambiente e paesaggio 

Tonnellate di acciaio, con la forma dei piloni che sosterranno le turbine. Una geometria della devastazione. Terra violata e rivoltata in nome dell’energia verde. Quella pulita, la chiamano, che si fa spazio sradicando sugherete secolari. Ittiri e Villanova Monteleone. Provincia di Sassari. Nord-ovest della Sardegna. Adesso tocca a loro. Lì sta prendendo forma il progetto Alas, con la benedizione della Regione: otto aerogeneratori nel primo Comune, due nel secondo, per 66 megawatt. Fotostoria da brividi.

Gli scatti

Sono gli attivisti di Sa Bardiania de sa Nurra pro sa Sardinnia a testimoniare gli effetti del cantiere. Sulla pagina Facebook del gruppo, il racconto è poesia del dolore. «Monte Unturzu», i 634 metri sul livello del mare, a cavallo tra i due municipi, «ha una bellezza che ci rapisce ogni volta. Ne sentiamo l'energia, la sacralità e ora il suo grido lacerante». Questa è «terra di grifoni e sughere secolari, di domus de janas e nuraghi». Ma a nessun ente che ha dato il via libera ai lavori, è venuto in mente che quella protesta contro l’impianto passasse dalla storia. Dall’identità. Dalla cultura di un pezzo di Sardegna.

I lavori

Si scava sopra e ai lati per fare spazio alle pale che verranno. «Acciaio e calcestruzzo – continuano da Sa Bardiania de sa Nurra – stanno sostituendo rapidamente aree boschive e radure». Il passaggio sulle sugherete sembra andare molto oltre la scelta ecologica. Un conto sarebbe allineare un parco eolico in una zona industriale. Altra cosa sono «gli alberi seppelliti vivi», ricoperti «con la terra da riporto che solleva il livello del suolo». Ogni pezzetto di narrazione fa chiudere gli occhi. «La roccia è sgretolata. Intorno alle fondazioni delle dieci turbine previste, il terreno è completamente ricoperto da una polvere sottile». Che sta avvolgendo tutto. Per gli attivisti è casa loro. Ogni gesto sarebbe quotidianità. Invece, «per riconoscere la lavanda ci affidiamo al suo profumo». La pianta aromatica «ha perso ogni colore. La sentiamo ancora in bocca, quella polvere».

La segnalazione

Il cantiere è aperto. La sensazione è che si corra. A maggior ragione da quando il ministero della Cultura, attraverso la Direzione generale per l’Archeologia, le Belle arti e il Paesaggio ha scritto proprio al Comitato, in risposta alla pec in cui Sa Bardiania de sa Nurra segnalava che la pala indicata con la sigla alfanumerica Wtg9 «è prevista a una distanza di cinquencento metri dalle domus de janas». Il tesoro da difendere è quello di Pubusattile, a Villanova Monteleone. Tradizione funeraria sarda, di epoca prenuragica, minacciata dalla Transizione 5.0. Il ministero, a sua volta, ha inviato una nota alla Soprintendenza di Sassari e Nuoro, uno degli enti da cui è passato il processo autorizzativo del progetto Alas. Pubusattile è nella Tentative list Unesco, quella presentato all’Agenzia dell’Onu per ottenere il riconoscimento come patrimonio dell’umanità. Invece le ruspe sono a un passo.

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