Potrebbe aprire nuove e importanti prospettive il caso di Theo, il bambino britannico sottoposto negli Stati Uniti a un intervento chirurgico pionieristico, per correggere una malformazione congenita, mentre si trovava ancora nell'utero materno.
Il neonato, che oggi ha cinque mesi e gode di ottima salute, soffriva di gastroschisi, una malformazione per cui la parete addominale non si sviluppa correttamente, causando la fuoriuscita dell'intestino. La madre, Maisie, originaria di Londra, è stata operata alla 26esima settimana di gravidanza.
Si tratta del terzo bambino al mondo a beneficiare di questa sperimentazione clinica, la prima nel suo genere.
«È un piccolo miracolo, vero?», ha detto mamma Maisie, 29 anni, intervistata insieme al papà di Theo, Josh French, 36 anni da BBC News. Entrambi insegnanti, i due genitori si sono detti incredibilmente sollevati per la riuscita dell'intervento pionieristico, poiché consapevoli che le cose sarebbero potute andare molto diversamente.
Gastroschisi, di cosa si tratta
La gastroschisi è un difetto di chiusura della parete addominale localizzato in sede paramediana, di solito a destra dell’ombelico, con conseguente uscita delle viscere addominali (prevalentemente anse intestinali, più raramente stomaco e strutture dell’apparato urinario). Questa grave malformazione congenita ha un'incidenza, in Italia, di 2-5 neonati su 10.000 nati vivi, senza differenze significative tra i due sessi. In linea di massima, la diagnosi ecografica è possibile già nel I trimestre di gravidanza.
Grazie ai progressi della chirurgia pediatrica e della terapia intensiva neonatale nei centri specializzati italiani, il tasso di sopravvivenza per i neonati colpiti da gastroschisi si avvicina ormai al 90%. Nei casi meno gravi, i bambini possono richiedere settimane di terapia intensiva dopo la nascita, nutrizione artificiale e interventi chirurgici correttivi.
Per i casi più complessi, come quello di Theo, le conseguenze sono molto più gravi: fino a sei mesi in terapia intensiva neonatale, molteplici interventi chirurgici, nutrizione endovenosa per un periodo fino a due anni ed eventuale trapianto di intestino.
L'esperienza dei genitori di Theo
Inizialmente, i genitori di Theo non avevano idea che qualcosa non andasse nel loro bambino. Il padre Josh ha descritto la scoperta della gastroschisi di Theo, avvenuta alla ventesima settimana di gravidanza, come uno shock e un'esperienza «estremamente spaventosa». Verso la ventiquattresima settimana di gravidanza, quando gli specialisti del Great Ormond Street Hospital di Londra stavano iniziando a preparare i futuri genitori a ciò che avrebbero comportato i primi sei mesi di vita di Theo, hanno scoperto che il bambino soffriva di una forma più grave, la gastroschisi complessa, e hanno pertanto iniziato a valutare il trasferimento al Texas Children's Hospital di Houston.
L'avanguardia della chirurgia fetale a Houston
A Houston, un'équipe di chirurghi fetali e pediatrici, guidata dal dottor Michael Belfort, stava già conducendo infatti una sperimentazione clinica senza precedenti per correggere la gastroschisi complessa prima della nascita.
Belfort, ostetrico e primario di ginecologia presso il Texas Children's Hospital, nonché responsabile clinico della sperimentazione, aveva già messo a punto una procedura chirurgica simile, eseguita in utero, su feti colpiti da spina bifida.
La decisione di Maisie, di trascorrere negli Stati Uniti il resto della gravidanza, non si è fatta attendere. Per
procedere alla sperimentazione, la donna si è recata dapprima all'ospedale di Lovanio, in Belgio, dove alcuni specialisti le hanno somministrato una dose di tossina botulinica: il farmaco doveva raggiungere la parete addominale di Theo passando attraverso l'utero materno, con lo scopo di rilassarne i muscoli e facilitare così l'intervento di riparazione.
Successivamente, la coppia è volata in Texas, dove l'operazione è stata eseguita alla ventiseiesima settimana di gravidanza.
Come è stato eseguito l'intervento
L'utero di Maisie è stato parzialmente esposto per posizionare correttamente l'organo e il bambino; il liquido amniotico è stato drenato e sostituito con anidride carbonica (CO2) per ampliare lo spazio operativo. Attraverso una tecnica mininvasiva, gli organi di Theo sono stati quindi delicatamente ricollocati all'interno dell'addome, che è stato poi suturato.
A Maisie è rimasta una cicatrice grande il doppio di quella di un parto cesareo, ma a differenza delle altre donne che affrontano la convalescenza dopo un cesareo, lei ha portato in grembo il bambino per altre 14 settimane: «È stata una convalescenza difficile, ma ne è valsa la pena», ha detto, spiegando che Theo scalciava spesso, colpendo la cicatrice e provocandole dolore.
Una nuova era per la chirurgia fetale
L'intervento è riuscito perfettamente, la gravidanza è stata portata a termine e Theo è nato con parto vaginale. «La madre, il bambino, l'intervento, le tempistiche dell'operazione, il fatto che non ci siano state complicazioni né durante né dopo la chirurgia fetale: è stato tutto davvero straordinario», ha dichiarato il professor Belfort, esprimendo tutta la soddisfazione del team medicale.
Lo specialista sta già guardando al futuro, pensando ai prossimi passi: «L'interno dell'utero rappresenta ormai un nuovo ambito chirurgico per l'innovazione», ha sottolineato. «La spina bifida e la gastroschisi sono solo due esempi, ma credo che si possano effettivamente eseguire certi interventi cardiaci in utero, e ritengo possibile effettuare anche alcuni interventi polmonari prima della nascita». La sperimentazione chirurgica continua.
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