The Shards, recensione della nuova serie di Ryan Murphy

2026/08/25

Categories: entertainment

Di Rebecca Fulgosi

The Shards, recensione della nuova serie di Ryan Murphy

Disponibile su Disney+ con un episodio rilasciato a cadenza settimanale, per un totale di 9 episodi, The Shards è la nuova serie tv ideata da Ryan Murphy. Tratta dall’omonimo libro scritto da Bret Easton Ellis, che insieme a Murphy è anche ideatore della serie, The Shards vanta un cast composto da Igby Rigney, Kaia Gerber, Homer Gere, Hayes Warner, Graham Campbell, Evan Rachel Wood e Wes Bentley.

Ambientata nella Los Angeles del 1981, The Shards segue la storia di Bret (Igby Rigney), un diciassettenne che frequenta un’esclusiva scuola privata insieme al suo gruppo di amici, altrettanto privilegiati, composto da Susan (Kaia Gerber), Debbie (Hayes Warner) e Thom (Graham Campbell). La loro vita viene sconvolta dall’arrivo a scuola di un nuovo ragazzo, il misterioso e affascinante Robert Mallory (Homer Gere), la cui entrata in scena corrisponde con l’inizio di una serie di omicidi che sconvolge la città. La domanda che accompagna l’intera storia è una sola: conosci davvero chi hai davanti?

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Adattare per il piccolo schermo un romanzo di successo non è un’impresa facile, e questo Ryan Murphy lo sa bene. Il rischio principale, soprattutto quando si parte da un romanzo così ricco di sfaccettature e stratificato, è quello di appiattire le numerose sfumature, trasformando un racconto fatto di ambiguità, ossessioni e tensioni celate in un prodotto più patinato che disturbante. The Shards, infatti, non è solo una storia di mistero e omicidi: è prima di tutto il ritratto di un’età fragile e di un gruppo di adolescenti che, per la prima volta nella vita, si trova a dover fare i conti con la vita vera, abbandonando il proprio privilegio. Chi si cela davvero dietro al lusso e alle apparenze?

Homer James Jigme Gere In The Shards Credits Fx
Homer James Jigme Gere In The Shards Credits Fx

Estetica anni Ottanta

Composta da un totale di 9 episodi, The Shards prova con tutte le sue forze a restituire sul piccolo schermo quell’atmosfera sospesa tra fascino e inquietudine tipica del romanzo, ma è proprio qui che risiede l’errore principale. Ryan Murphy preferisce puntare molto sull’estetica anni Ottanta, sui corpi dei protagonisti, sui loro vizi e sull’eccesso, piuttosto che scavare a fondo nella psicologia contorta dei suoi personaggi. Il risultato finale è l’ennesima serie tv che, invece di catturare la vera anima del romanzo di Ellis, finisce per perdersi nella consueta formula dei prodotti di Murphy degli ultimi anni, basta pensare alle ultime stagioni di American Horror Story, fatta di eccessi visivi, glamour e provocazione, talvolta fuori luogo.

Ecco, quindi, che la tensione psicologica tipica del romanzo viene solo accennata e ogni rapporto ambiguo, ogni mossa sospetta e ogni dettaglio minaccioso faticano a imporsi con la medesima forza sul piccolo schermo. Il problema principale è che The Shards aveva tutte le carte in regola per costruire un racconto disturbante: un gruppo di ragazzi privilegiati alla ricerca della propria identità, una Los Angeles piegata da una serie di disgrazie e un serial killer minaccioso e molto cruento che agisce sullo sfondo, ma rimane una presenza costante. Questi elementi, purtroppo, rimangono però solo in superficie.

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Un altro elemento che viene soffocato da apparenza e superficialità è, purtroppo, la caratterizzazione dei protagonisti. Bret, protagonista della serie interpretato da un ottimo Igby Rigney, è sicuramente quello che ne risente di più. Fulcro emotivo e narrativo della storia, qui perde tutto il suo potenziale con quella brama di desiderio, paranoia e ossessione tipica del romanzo, dimenticate in favore di una complessità meno incisiva. Ecco, quindi, che lo spettatore fatica a essere trascinato a fondo nella sua inquietudine, fermandosi molto spesso alla semplice apparenza.

La stessa sorte accade anche per gli altri personaggi, raramente indagati con la profondità che meriterebbero. Robert Mallory, che nella serie ha il volto di Homer Gere, è colui che avrebbe dovuto rappresentare la prima frattura della storia: un personaggio misterioso e ambiguo, dalla presenza però magnetica e affascinante. La serie, però, decide di non indagare a fondo sulla sua identità e si accontenta del suo fascino, perdendo così l’occasione di dare realmente vita a uno dei personaggi più interessanti del romanzo.

Anche il disagio degli altri personaggi rimane superficiale. Susan, Debbie e Thom sembrano portarsi sulle spalle fragilità e incomprensioni, dubbi e insicurezze che, se indagati a fondo, avrebbero potuto arricchire il racconto, evidenziando quanto il privilegio non basti a proteggere una persona. Il risultato è una serie che intende parlare di fragilità e identità spezzate, di desideri e apparenze, ma che non riesce a far sentire davvero il peso di tutto questo.

Che cos’è, quindi, The Shards? Sicuramente un prodotto riuscito a metà. Una serie che riesce a restituire perfettamente l’estetica anni Ottanta, con le sue atmosfere patinate e i suoi vizi, ma che preferisce rimanere superficiale per quanto riguarda la storia, la componente più orrorifica e, soprattutto, i suoi personaggi, che rimangono macchie piuttosto che identità realmente spezzate.

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