Tetto alunni stranieri a scuola: ecco come funziona negli altri Paesi

2026/09/21

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Il governo italiano vuole porre un tetto del 30% agli stranieri nelle aule. Nel resto del mondo, invece, spesso vengono adottati criteri linguistici per la formazione delle classi

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Il governo italiano vuole di porre un tetto del 30% agli alunni stranieri nelle classi, rendendo operativa una circolare del 2010 della ministra Gelmini. Ma come funzionano le cose nel resto del mondo? Quali sono le strategie degli altri Paesi per la gestione dell’integrazione nelle aule di scuola?

La Francia adotta classi di preparazione linguistica

In Francia non esiste un tetto alla percentuale di stranieri nelle classi, ma la composizione degli alunni avviene attraverso dei criteri linguistici. L’inserimento degli studenti neoarrivati che non parlano il francese, infatti, avviene tramite le UPE2A (Unité pédagogique pour élèves allophones nouvellement arrivés). Si tratta di classi di accoglienza ad alto supporto linguistico dove gli studenti seguono corsi intensivi di francese, integrandosi gradualmente nelle classi ordinarie per le materie non verbali come matematica, arte o educazione fisica. Man mano che la padronanza del francese aumenta, l’orario trascorso nella classe ordinaria si estende alle materie umanistiche e scientifiche. Il percorso nelle UPE2A ha comunque una durata limitata di un anno scolastico.

Le Willkommensklassen tedesche

In Germania la gestione della scuola spetta ai singoli Stati federali, i lander e non c’è una norma nazionale. Come in Francia, tuttavia, non esistono tetti percentuali nazionali. Prima dell’iscrizione nelle scuole, i bambini sostengono test di livello linguistico (i cosiddetti Sprachstandsfeststellung). Se il livello di tedesco è insufficiente, vengono inseriti in classi preparatorie temporanee, chiamate Willkommensklassen o Vorbereitungsklassen, con l’obiettivo di portare l’alunno alla padronanza della lingua tedesca prima dell’inserimento a pieno regime nella classe ordinaria. A differenza del modello francese, l’alunno trascorre gran parte della giornata scolastica all’interno della classe preparatoria con un gruppo omogeneo per livello linguistico, condividendo con la classe di riferimento solo le attività sportive, artistiche o ricreative.

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Il sistema distributivo spagnolo

In Spagna le Comunità Autonome regolano la distribuzione degli alunni con “necessità specifiche di sostegno educativo”, ossia i minori stranieri giunti di recente nel Paese. Anziché fissare quote per classe, la legge stabilisce una riserva di posti e tetti massimo di iscrizione per istituto, suddividendo gli studenti tra scuole pubbliche e paritarie, le concertadas, per evitare la concentrazione e la formazione di “scuole ghetto”.

Danimarca, il modello di Aarhus

La Danimarca, invece, è tra i Paesi che hanno sperimentato interventi più diretti sul piano della composizione sociale e linguistica nelle scuole. In diversi comuni, come in quello noto di Aarhus e nella scuola secondaria, si utilizzano criteri di ripartizione geografica e socio-economica affinché la presenza di studenti bilingui che necessitano di supporto linguistico non superi soglie critiche, attorno al 20-30% per plesso. Tutti i bambini sostengono un test linguistico prima dell’iscrizione alla scuola primaria. Se l’alunno supera il test, dimostrando un danese adeguato, la famiglia ha piena libertà di iscriverlo nella scuola di quartiere. Se, invece, lo studente non supera il test, e nell’istituto non c’è un numero troppo alto di studenti con situazioni critiche, non gli viene garantita l’iscrizione automatica.

In Olanda le scuole con molti stranieri ottengono fondi statali

Infine, c’è il caso dei Paesi Bassi che non impongono tetti agli stranieri, ma applicano il modello del peso finanziario, il Gewichtenregeling. Le scuole che accolgono percentuali elevate di alunni provenienti da contesti svantaggiati o non madrelingua ricevono così fondi statali maggiorati. Questi moduli economici consentono di ridurre il numero complessivo di studenti per classe e di assumere docenti di sostegno specializzati.

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