Tetto agli stranieri in classe, la voce di Anina, ex alunna albanese: “Investiamo piuttosto nella scuola per non perdere talenti”

2026/09/27

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Brescia, l’operatrice Anolf ricorda la gioia quando gli insegnanti le chiedevano di parlare del suo Paese. “Oggi, spesso i bambini che non sanno l’italiano rimangono indietro perché non vengono seguiti bene”

Il tema del tetto alla presenza degli alunni stranieri sta generando un grande dibattito

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Brescia, 27 settembre 2026 – Cosa significa essere una bambina straniera in una scuola italiana? Lo racconta Anina Baleta, originaria dell’Albania, molto critica verso il provvedimento del 30% agli alunni di origine straniera. Anina ha una laurea in Studi internazionali ed oggi è operatrice di Anolf Brescia, oltre che parte dell’Ufficio di presidenza della Consulta per la pace del Comune di Brescia. “Ricordo il mio primo giorno di scuola, accompagnata da mia mamma che all’epoca l’italiano lo parlava molto poco. Venni accolta dal sorriso delle mie maestre in un’aula piena di altri bambini. Il mio percorso – racconta – scolastico è incominciato così: una bambina, come tante altre”. 

Anina, origini albanesi, ha vissuto sulla propria pelle la questione dell'integrazione

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Anina ricorda la gioia quando gli insegnanti le chiedevano di parlare del suo Paese ed i compagni la ascoltavano con curiosità ed interesse. “Ricordo anche quando, ad un commento di un mio compagno di classe che ridendo ha detto “Anina puzza da albanese“, la maestra Lucia ha fatto fare un giro di “annusamento“ generale. Dopo che tutti avevano annusato tutti, la sua domanda è stata se Anina avesse un odore diverso dal quello di altri compagni.

Tutti in coro, compreso anche il bambino che aveva dato inizio al tutto, hanno risposto di no. Questa è stata per me la scuola, un luogo in cui le miei origini non sono mai state un problema ma una fonte di arricchimento, un posto in cui si costruiscono legami. Quando oggi sento parlare del tetto massimo del 30% di cittadini stranieri nelle classi, mi chiedo in che categoria sarei rientrata se fossi arrivata oggi: sarei stata un numero in eccesso?”. 

Il decreto legge del Governo prevede il tetto del 30% agli stranieri nelle prime classi e il divieto di indossare il burqa

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Ventisei anni fa 

All’epoca, era il 2000, Anina era l’unica bambina non italiana in classe, dalla primaria alle superiori. Oggi il quadro è diverso: a Brescia ci sono scuole che superano il 70% di minori non italiani (anche se almeno la metà è nata a Brescia). “Un bambino o una bambina che arriva oggi in Italia vengono inseriti nella classe precedente rispetto a quella di provenienza, per avere più tempo per imparare l’italiano. Ma poi i percorsi di alfabetizzazione non sono previsti, gli insegnanti di sostegno devono seguire più bambini contemporaneamente, e così i neo arrivati vengono lasciati indietro. Forse sarebbe opportuno porre l’attenzione su questo tipo di problematiche, sulle risorse e i talenti che si perdono”.

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