Vendite record, ma i profitti crollano del 57% e il flusso di cassa torna in profondo rosso. E mentre la trimestrale affonda, Elon Musk prova a salvare la situazione riciclando le solite promesse su Robotaxi e robot umanoidi. Ma Wall Street non abbocca più: il titolo perde oltre il 12% in un solo giorno. L'era del "sulla fiducia" è finita.
3 agosto 2026
C'è stato un tempo in cui bastava una suggestione sul futuro, un tweet o la promessa di un robot fantascientifico per far schizzare le azioni di Tesla alle stelle, coprendo qualsiasi pecca nei bilanci reali. Quel tempo, a giudicare dall'ultima trimestrale (Q2 2026), è definitivamente tramontato.
Il titolo Tesla (TSLA) è sprofondato di oltre il 12%, polverizzando più di 140 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato in poche ore. Il motivo? Una trimestrale che ha mancato clamorosamente le aspettative su profitti e flusso di cassa, aggravata da una conferenza con gli investitori in cui Elon Musk ha suonato un disco ormai rotto.
I conti che non tornano: un record "comprato" a caro prezzo
A una prima lettura superficiale, qualcuno potrebbe gridare al miracolo: Tesla ha registrato ricavi record per 28,24 miliardi di dollari (+26% su base annua) e un picco storico di 480.126 consegne. Ma è l'unica buona notizia in un mare di numeri in caduta libera.
Come sono state ottenute queste vendite record? Drogando il mercato con incentivi e finanziamenti a tasso agevolato, che hanno letteralmente divorato i margini automobilistici. In sintesi: Tesla ha comprato i propri record di vendite sacrificando la redditività.
I risultati sono impietosi:
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L'utile operativo è crollato del 57% (a 398 milioni di dollari).
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Il margine operativo è collassato all'1,4%, contro il 4,1% di un anno fa.
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Gli utili per azione (aggiustati) si sono fermati a 0,33 dollari, ben lontani dai 0,53 dollari attesi da Wall Street.
Ma il campanello d'allarme più rumoroso è un altro: per la prima volta da anni, il flusso di cassa libero (Free Cash Flow) è tornato negativo per 1,09 miliardi di dollari, mentre le spese in conto capitale sono esplose del 142% (5,79 miliardi). Anche i "trucchi" contabili del passato stanno esaurendo la loro magia: i ricavi dai crediti normativi (che per anni hanno garantito profitti facili a Tesla vendendo quote green ad altre case auto) sono crollati del 67%.
La fiera delle promesse riciclate
Il crollo in borsa era già iniziato con la pubblicazione dei dati, ma è peggiorato quando Musk ha preso la parola durante l'earnings call. Invece di rassicurare gli investitori sui fondamentali dell'azienda, il CEO ha ritirato fuori dal cilindro il progetto Optimus (il robot umanoide) e i Robotaxi.
Su Optimus, Musk ha dichiarato: "Oggi nessun robot umanoide può svolgere compiti generalizzati senza programmazione, ma Optimus sarà il primo a farlo". Una frase ad effetto, se non fosse che è esattamente lo stesso obiettivo che ogni singola azienda di robotica umanoide al mondo sta inseguendo. Tutti scommettono sull'Intelligenza Artificiale fisica e sull'apprendimento generalizzato. Dai dati di questo trimestre, però, non emerge alcuno straccio di prova che Tesla sia effettivamente in vantaggio sulla concorrenza. La produzione di massa? Un miraggio ancora lontano.
Autopilot e Robotaxi: l'elefante (fermo) nella stanza
Il vero disastro comunicativo, tuttavia, è arrivato sui dati della guida autonoma. Tesla si è vantata di aver percorso "più di 380.000 miglia senza supervisione" in sei città con "zero incidenti di rilievo" (e ricordiamo che è Tesla a decidere cosa definire "di rilievo"). Un numero apparentemente grandioso, finché non si fa un paragone con la realtà: Waymo accumula lo stesso numero di miglia autonome in circa un giorno. A Tesla ci sono voluti sei mesi.
La crescita del servizio è letteralmente in stallo. I grafici della stessa azienda mostrano che le miglia a pagamento per i Robotaxi sono rimaste piatte (ferme a circa 900.000 su base trimestrale), mentre la flotta attiva senza supervisione si è addirittura ridotta a circa 21 veicoli in tutto.
Pochi giorni prima della trimestrale, l'azienda aveva annunciato in pompa magna l'apertura del servizio a Orlando e Tampa. Un trucco di prestigio: espandere la mappa per fingere che il sistema stia scalando, ma spalmare quegli stessi 21 veicoli su più aree metropolitane non equivale affatto a una crescita reale del servizio o dei passeggeri.
Musk ha dovuto ammettere, ancora una volta, che la sicurezza rimane il limite principale, parlando della complessa "marcia dei nove" per gestire i casi limite. Un'ammissione che rende il record delle 380.000 miglia decisamente meno impressionante: i veicoli girano a velocità limitate in piccole aree geograficamente recintate (geofenced). Evitare incidenti in quelle condizioni iper-controllate è esattamente lo scopo di avere un recinto.
Il verdetto di Wall Street è chiaro. Mentre i profitti reali si assottigliano e i competitor macinano chilometri, la narrazione salvifica dei robotaxi e degli umanoidi sta perdendo aderenza. Il "fidatevi di me", da solo, oggi vale 140 miliardi in meno.
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